Non la teoria della legalità, ma la sua pratica quotidiana. È questo il messaggio lasciato dal convegno “La normalità dell’onestà: Orientare alla legalità”, promosso dall’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Trapani, che continua a far parlare per la forza delle testimonianze portate davanti a centinaia di studenti.
Al centro dell’incontro, più ancora delle parole, sono rimaste le storie. Quelle vere. Quelle che raccontano cosa significhi scegliere ogni giorno da che parte stare.
Tra gli interventi che hanno colpito maggiormente il pubblico c’è stato quello di Nino Spezia, presidente della cooperativa Terre di Giafar, realtà nata all’interno di un bene confiscato alla mafia e diventata negli anni un simbolo concreto di riutilizzo sociale e produttivo dei patrimoni sottratti alla criminalità.
Spezia ha raccontato quasi vent’anni di gestione di un bene definito “difficile”, trasformato però in lavoro, agricoltura, trasparenza e sviluppo per il territorio. Una testimonianza che ha riportato il tema della legalità fuori dalla retorica e dentro la quotidianità fatta di scelte, responsabilità e resistenza.
Terre di Giafar, nel tempo, è diventata infatti un esempio di come un bene confiscato possa essere restituito alla collettività non soltanto simbolicamente ma anche economicamente e socialmente, creando occupazione e attività produttive legate al territorio.
Fortissimo anche il momento dedicato ad Antonino Bartuccio, ex sindaco e testimone di giustizia che vive sotto scorta dal 2014. Gli studenti dell’Istituto Rosina Salvo hanno portato in scena una rappresentazione teatrale ispirata alla sua storia, trasformando il palco in un racconto intenso di coraggio, isolamento e dignità.
La performance, curata dalle professoresse Maria Luisa Curatolo e Rosaria Bonfiglio con il supporto del regista Ben Donateo, ha coinvolto studenti del liceo delle Scienze Umane, del Linguistico e del LES. Un lavoro teatrale che ha emozionato il pubblico e mostrato come la scuola possa diventare uno spazio reale di educazione civile.
Alla fine della giornata il messaggio emerso è stato chiaro: la legalità non può essere considerata un gesto straordinario riservato a pochi eroi, ma deve diventare normalità quotidiana. E quando giovani, scuola, associazioni e testimonianze vere si incontrano, il contrasto alla cultura mafiosa smette di essere soltanto uno slogan.