“Tante persone hanno coperto la latitanza di Matteo Messina Denaro e tante persone proteggono ancora gli appartenenti a Cosa Nostra. Lo hanno fatto in passato e probabilmente continuano a farlo ancora oggi”. È uno dei passaggi più forti dell’intervento del procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, durante il 34° anniversario della strage di Capaci, al Museo del Presente di Palermo.
Il magistrato ha ricordato il lavoro investigativo portato avanti dopo l’arresto del boss di Castelvetrano, sottolineando che sono già 18 le persone processate e condannate per avere favorito la lunga latitanza di Matteo Messina Denaro.
“Non ci fermiamo – ha aggiunto De Lucia – perché abbiamo il dovere di ricostruire tutto quello che è successo in questi 30 anni e di trovare tutti i responsabili”.
Parole che arrivano mentre la Procura di Palermo, guidata dallo stesso De Lucia, ha recentemente chiesto l’arresto delle sorelle dell’ex superlatitante.
Nel suo intervento, il procuratore ha anche spiegato l’evoluzione delle organizzazioni mafiose negli ultimi anni: “In certe fasi la mafia deve rinunciare ad avere un vertice perché l’azione di contrasto dello Stato glielo impedisce. La mafia conserva la sua forza e la struttura reticolare con i mandamenti, ma le manca la capacità di avere una struttura centrale, una regia che poi è quella che ha attaccato lo Stato con le stragi del 1992”.
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