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25/05/2026 14:30:00

Ben-Gvir e la Cisgiordania dimenticata: la pace tradita tra colonie, violenze e silenzi

Le immagini del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir che derideva gli attivisti della Global Sumud Flotilla — tra loro anche cittadini italiani — sequestrati in acque internazionali con le mani legate dietro la schiena da fascette e costretti a inginocchiarsi nell’hangar del porto di Ashdod, dove erano stati condotti, hanno fatto il giro del mondo. Tanto da provocare, oltre all’intervento del Presidente della Repubblica, anche quello del Consiglio dei ministri e la convocazione, da parte di Antonio Tajani alla Farnesina, dell’ambasciatore israeliano.

 

Tutti gli attivisti italiani sono rientrati e la Procura di Roma sta indagando sui fatti e sulle eventuali responsabilità, che riguarderebbero anche altri esponenti del governo Netanyahu, il quale ha preso le distanze da Ben-Gvir.

L’azione politica della Flotilla ha riacceso i riflettori su Gaza e sulla fragilissima tregua. Ma esiste anche una Cisgiordania dimenticata, che continua a subire le violenze dei coloni israeliani, iniziate dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e proseguite nonostante la firma degli Accordi di Oslo del 1993 tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, con la mediazione di Bill Clinton.

 

7Che il processo di pace non fosse gradito alla destra israeliana — e non solo — lo confermò l’assassinio di Rabin nel 1995.

La West Bank era stata suddivisa in tre aree: A, B e C. Quest’ultima rappresenta circa il 60% del territorio e, secondo gli Accordi di Oslo, il controllo avrebbe dovuto essere progressivamente trasferito all’ANP. Invece Israele mantiene ancora il controllo totale su sicurezza, pianificazione urbanistica e costruzioni. Quel trasferimento non è mai avvenuto.

 

Oggi si contano oltre 700 mila coloni residenti in aree soggette a diversi livelli di controllo militare e amministrativo israeliano. Molti di loro — definiti ultranazionalisti — considerano la Cisgiordania, chiamata con i termini biblici di Giudea e Samaria, parte integrante della terra ancestrale ebraica.

Secondo i dati diffusi lo scorso anno dall’ONG israeliana Peace Now, esistono 141 insediamenti ufficialmente riconosciuti dal governo israeliano in Cisgiordania, esclusa Gerusalemme Est. A questi si aggiungono altri 224 insediamenti illegali, definiti “avamposti”.

La comunità internazionale, inclusa l’Unione Europea, considera illegali, rispetto al diritto internazionale, tutti gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

La Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, è parte integrante dello Stato di Palestina. E non va dimenticata.

 

Vittorio Alfieri