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27/05/2026 10:52:00

Trapani, Gaza e la Flotilla: due eventi contro guerra e indifferenza 

"Ci è stato dato in sorte questo tempo". Un tempo in cui le guerre non appartengono più soltanto ai libri di storia ma entrano ogni giorno nei telefoni, nelle case, nelle coscienze. Un tempo in cui il dolore umano rischia di diventare rumore di fondo, immagine ripetuta, abitudine. E forse il pericolo più grande non è soltanto la violenza, ma l’assuefazione alla violenza. L’incapacità di indignarsi.

 

Dentro questo tempo si consuma anche uno dei paradossi storici e morali più drammatici della contemporaneità. 

Il popolo che nel Novecento ha conosciuto l’abisso assoluto della persecuzione e del genocidio, vede oggi il proprio Stato essere responsabile  di occupazione, assedio e devastazione umanitaria contro il popolo palestinese. Un nodo doloroso e complesso che impone lucidità morale e precisione politica.

 

Perché una distinzione resta decisiva: quella tra il governo israeliano, il popolo ebraico ed il sionismo. Confondere questi piani significa alimentare un cortocircuito pericoloso. Criticare le scelte del governo Netanyahu, denunciare le violazioni del diritto internazionale e umanitario o contestare l’occupazione dei territori palestinesi, non può e non deve trasformarsi in antisemitismo. Allo stesso modo, usare la tragedia storica dell’antisemitismo per neutralizzare ogni critica politica a Israele produce altra radicalizzazione e rende impossibile qualsiasi prospettiva di pace.

 

L’odio non ha mai costruito convivenza. Ha prodotto soltanto nuove macerie.

Mentre la guerra continua, Gaza resta il simbolo più estremo di questa frattura morale globale. Ospedali distrutti, campi profughi bombardati, civili intrappolati, migliaia di bambini uccisi o feriti, intere famiglie cancellate. Le principali organizzazioni umanitarie parlano ormai apertamente di catastrofe umanitaria aggravata dall’assedio e dalla difficoltà di far entrare aiuti, medicinali e viveri nella Striscia. 

 

Ed è dentro questo scenario che stanno nascendo nuove forme di mobilitazione civile internazionale. Non soltanto manifestazioni, ma reti di cittadini, medici, giornalisti, volontari e attivisti che tentano di rompere il muro dell’indifferenza e riportare al centro una domanda radicale: fino a che punto una società può assistere alla sofferenza senza reagire?

 

Le navi della Freedom Flotilla e della Global Sumud Flotilla attraversano il Mediterraneo con questo significato. Non soltanto imbarcazioni cariche di aiuti umanitari, ma gesti morali. Tentativi concreti di rompere non solo un blocco geografico, ma anche il silenzio internazionale attorno alla tragedia palestinese.

Negli ultimi mesi nuove missioni civili sono partite da diversi porti del Mediterraneo coinvolgendo centinaia di attivisti provenienti da decine di Paesi. L'ultima spedizione della Global Sumud Flotilla, salpata dalla Turchia e diretta verso Gaza, è stata intercettate dalla marina israeliana in acque internazionali il 19 maggio scorso, con decine di attivisti fermati, tra cui 29 italiani. 

Secondo i racconti dei partecipanti, durante la detenzione - in quello che è stato definito "un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo"-sarebbero stati utilizzati taser, proiettili a pallini e cannoni ad acqua caricati con liquidi irritanti. Gli attivisti parlano di violenze, umiliazioni e condizioni di detenzione pesanti durante il trasferimento e il fermo. 

Versioni che alimentano nuove accuse sulla gestione dell’intervento israeliano e sul rispetto del diritto internazionale marittimo e che smentiscono la "fatwa" lanciata dal governo italiano contro gli attivisti. 

 

Ma la forza simbolica della Flotilla va oltre la cronaca geopolitica. Sta nella scelta radicalmente civile di persone comuni che decidono di esporsi personalmente per testimoniare che esiste ancora una responsabilità collettiva verso i civili intrappolati nella guerra.

In un’epoca dominata dalla logica militare e dagli interessi strategici, queste iniziative riportano al centro la coscienza individuale. 

Una forma di disobbedienza civile non violenta che richiama altre stagioni della storia contemporanea, quando la società civile interveniva laddove le istituzioni sembravano paralizzate.

 

Da questa idea nasce anche la campagna nazionale “100 Porti 100 Città”, promossa da Freedom Flotilla Italia. Un percorso di mobilitazione che attraverserà il Paese con incontri, testimonianze, dibattiti e iniziative pubbliche per costruire una rete permanente di solidarietà e controinformazione sulla Palestina.

Il progetto punta a trasformare porti e città in luoghi di partecipazione attiva, opposizione al riarmo e riflessione critica sui conflitti contemporanei. Non soltanto solidarietà umanitaria, ma anche pressione politica dal basso, sostegno alle strutture sanitarie di Gaza e campagne contro la logistica della guerra.

 

Dentro questo orizzonte si colloca anche il lavoro di Mediterranea Saving Humans, la piattaforma civile nata per il soccorso in mare e divenuta, negli anni, uno dei principali soggetti italiani impegnati sui temi dei diritti umani, delle migrazioni e della solidarietà internazionale.

Ed è in questo clima che Trapani - città simbolo di accoglienza, ma anche scenario di sbarchi e fermi amministrativi per le navi ong - ospiterà nei prossimi giorni due appuntamenti che intrecciano testimonianza, informazione e mobilitazione civile.

 

Giovedì 28 maggio, alle 18.30, l’enoteca "Ostinati" ospiterà Antonio Musella, giornalista di Fanpage.it e autore del libro “La barbarie e noi”. Musella ha raccontato negli ultimi anni guerre, crisi umanitarie e migrazioni, realizzando reportage dai territori attraversati dai conflitti contemporanei. Il volume attraversa proprio il tema della progressiva normalizzazione della violenza globale e delle forme possibili di resistenza civile. A dialogare con lui sarà Giacomo Pilati. L'evento è organizzato dall'equipaggio di terra di "Mediterranea" e sarà occasione anche per conoscere e sostenere l'associazione. 

 

Sabato 30 maggio, alle ore 17, il Complesso San Domenico ospiterà invece “Luci su Gaza”, incontro pubblico dedicato alla solidarietà con il popolo palestinese e alle missioni della Freedom Flotilla Coalition.

Interverranno attivisti che hanno partecipato alla missione della nave “Conscience” nell’ottobre 2025, insieme ai rappresentanti di Freedom Flotilla Italia, Mediterranea Saving Humans, BDS Palermo e del movimento No F-35 Trapani. A moderare il confronto sarà il giornalista Gianluca Fiusco.

 

 

Eventi necessari per conoscere, sensibilizzare e decidere da che parte della storia si vuole stare. 

Perché forse la questione, oggi, non riguarda soltanto Gaza. 

Riguarda la capacità delle società democratiche di restare umane dentro la barbarie del presente. Riguarda il coraggio di distinguere, comprendere, criticare senza odiare. E di impedire che il dolore di un popolo venga usato per giustificare quello di un altro.

In questo tempo che ci è stato dato in sorte, perfino una nave che salpa, una sala che si riempie o una voce che testimonia possono diventare un argine contro l’indifferenza.

 

Valentina Colli