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28/05/2026 09:06:00

Corse clandestine e zoomafie in Sicilia: chieste più tutele per Enrico Rizzi

Non soltanto la denuncia delle corse clandestine di cavalli, ma anche la necessità di garantire maggiore protezione a chi combatte quotidianamente contro la zoomafia. È questo il cuore dell’intervento politico e istituzionale che nelle ultime ore ha riportato al centro dell’attenzione il caso di Enrico Rizzi, l’animalista siciliano da anni impegnato nella denuncia di corse abusive, combattimenti tra cani e traffici illegali legati agli animali.

 

Dopo gli ultimi episodi intimidatori subiti dall’attivista, culminati con il tentativo di aggressione avventa recentemente all’interno di una pizzeria del Trapanese da parte di un pluripregiudicato, è stata formalmente avanzata una richiesta di rafforzamento delle misure di tutela nei suoi confronti.

 

La vicenda è arrivata anche all’attenzione nazionale. Nel corso del suo intervento di fine seduta alla Camera dei Deputati, il parlamentare Francesco Emilio Borrelli (AVS) ha denunciato il clima di impunità che ruota attorno alle corse clandestine di cavalli in Sicilia, sottolineando come gli organizzatori agiscano ormai apertamente, perfino in diretta social e spesso a volto scoperto. Un fenomeno che, secondo il deputato, rappresenta “una sfida aperta allo Stato”.

   

Ma il punto centrale resta la sicurezza di chi queste attività criminali le denuncia. 

Rizzi, presidente nazionale del NOITA, da anni pubblica video, documenta gare abusive e segnala alle autorità episodi legati alla cosiddetta zoomafia. Proprio la sua attività investigativa e mediatica lo avrebbe esposto a minacce e tensioni sempre più frequenti.

 

Nei giorni scorsi il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocato dal prefetto di Trapani Leopoldo Falco, ha disposto un innalzamento delle misure di sicurezza già attive nei confronti dell’attivista. Una decisione maturata dopo l’ultimo episodio intimidatorio e alla luce del livello di esposizione cui Rizzi sarebbe sottoposto per via delle sue denunce.

 

Ma il caso Rizzi è soltanto l’ultimo tassello, in ordine di tempo, di un fenomeno che in Sicilia continua a manifestarsi con modalità sempre più aggressive e pubbliche.

Dietro le gare abusive organizzate all’alba sulle strade siciliane non ci sarebbe infatti soltanto il maltrattamento degli animali, ma un vero sistema criminale fatto di scommesse illegali, traffici, doping, intimidazioni e controllo del territorio. Un universo sommerso che da anni magistratura, forze dell’ordine e associazioni animaliste collegano agli ambienti della criminalità organizzata.

 

Nelle ultime settimane sono tornati a circolare online video di corse clandestine organizzate tra le province di Catania e Siracusa: cavalli lanciati al galoppo su strade provinciali e superstrade, motociclisti che fanno da staffetta, scommesse, clacson e perfino colpi di pistola esplosi durante le gare. In alcune immagini i partecipanti si mostrano persino a volto scoperto, quasi a voler ostentare impunità.

 

Le inchieste giudiziarie degli ultimi mesi sembrano confermare l’esistenza di strutture organizzate. Nel Trapanese, tra Castelvetrano e Triscina, la Procura di Marsala ha ipotizzato un’associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione di corse clandestine. Cinque persone sono state raggiunte da misure cautelari, mentre altre sette risultano indagate. In alcune ricostruzioni proprio di Enrico Rizzi, si parla di puntate da migliaia di euro e di un fenomeno radicato da decenni nel territorio di Gallitello.

 

Secondo gli investigatori, le gare venivano pianificate tramite chat, con cavalli dopati e competizioni organizzate all’interno di fondi agricoli trasformati in piste abusive. Le indagini, avviate nel 2024 dopo una segnalazione ambientalista, hanno documentato anche episodi di maltrattamento animale. In almeno un caso un cavallo avrebbe riportato la frattura di una gamba durante una corsa.

 

Il termine “zoomafia”, coniato ormai da anni nei rapporti delle associazioni animaliste e ambientaliste, indica proprio questo intreccio tra criminalità e sfruttamento degli animali. Non soltanto corse clandestine di cavalli, ma anche combattimenti tra cani, traffico illecito di cuccioli, macellazioni abusive, scommesse illegali e gestione criminale degli allevamenti.

 

Secondo diverse relazioni investigative e rapporti di associazioni impegnate sul fronte della tutela animale, le corse clandestine rappresentano uno dei settori economicamente più redditizi del fenomeno. Attorno alle gare si muoverebbero migliaia di euro in scommesse, con una rete che coinvolge fantini, allevatori, staffette motociclistiche, veterinari compiacenti e organizzatori.

Proprio il doping degli animali costituisce uno degli aspetti più inquietanti. 

In numerose operazioni sono stati sequestrati farmaci vietati utilizzati per aumentare artificialmente le prestazioni dei cavalli, spesso sottoposti a condizioni estreme e a violenze sistematiche. Non di rado gli animali, una volta infortunati o non più competitivi, vengono abbandonati o destinati illegalmente alla macellazione.

 

In Sicilia il fenomeno assume inoltre una forte dimensione simbolica e territoriale, legata proprio al fenomeno mafioso. 

Le corse abusive vengono spesso organizzate all’alba su strade pubbliche, con blocchi improvvisati e vere e proprie “staffette” incaricate di controllare l’arrivo delle forze dell’ordine. Una modalità che, secondo gli investigatori, serve anche a dimostrare il controllo criminale del territorio.

Per questo magistrati e associazioni chiedono da tempo strumenti normativi più incisivi. 

Il procuratore di Catania, Francesco Curcio, ha più volte invocato modifiche legislative che consentano misure cautelari più severe contro gli organizzatori delle corse clandestine.

 

Ed è in questo clima che la richiesta di rafforzare la tutela per Enrico Rizzi assume un significato che va oltre il singolo caso personale: proteggere chi denuncia un sistema criminale che continua a prosperare tra intimidazioni, omertà e violenza.

 

Rizzi ha più volte denunciato come dietro questi eventi si muova un sistema organizzato, alimentato da scommesse illegali e collegamenti con ambienti criminali. 

In questo quadro, la richiesta di rafforzare la tutela nei suoi confronti  assume anche un valore simbolico: proteggere chi denuncia, in un territorio dove le corse clandestine continuano a rappresentare non soltanto un caso di maltrattamento animale, ma un fenomeno criminale radicato, coperto dall'omertà e ancora largamente diffuso.

 

 

 



Cronaca | 2026-05-28 09:22:00
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