Ecco i progetti definitivi dei termovalorizzatori di Palermo e Catania. Legambiente li boccia
La Regione Siciliana accelera sulla chiusura del ciclo dei rifiuti e presenta ufficialmente i progetti definitivi dei due nuovi termovalorizzatori di Palermo e Catania. Due impianti che il governo guidato da Renato Schifani definisce strategici per superare definitivamente il sistema delle discariche, ridurre i trasferimenti dei rifiuti fuori dall’Isola e abbassare nel tempo il costo della Tari per cittadini e imprese. La presentazione è avvenuta a Palazzo d’Orléans, a Palermo, alla presenza dello stesso Schifani, del responsabile unico del procedimento Salvo Cocina, dell’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini e dei progettisti incaricati della realizzazione, ai due ingegneri della squadra che ha curato il progetto, Marco Cremonesi della società Crew (Fsi) e Francesco Martino della Martino e associati, e all'architetto Claudio Turrini, anche lui di Crew.
Secondo il cronoprogramma annunciato dalla Regione, i lavori dovrebbero essere affidati nella primavera del 2027, mentre l’entrata in funzione degli impianti è prevista entro il 2028. «Oggi tagliamo il traguardo di una tappa strategica nel percorso per la realizzazione di due termovalorizzatori che segneranno una svolta storica nella gestione dei rifiuti in Sicilia», ha dichiarato Schifani, sottolineando come la Regione abbia ottenuto il via libera della Commissione europea e lavorato “con il supporto di Invitalia e sotto il controllo dell’Anac”.
Due impianti da 600 mila tonnellate: come funzioneranno
I due termovalorizzatori sorgeranno a Bellolampo, a Palermo, e nell’area industriale di Pantano d’Arci, a Catania. Entrambi avranno una capacità di trattamento pari a 600 mila tonnellate di rifiuti all’anno e saranno destinati esclusivamente alla frazione non riciclabile.
La Regione insiste molto su questo punto: i termovalorizzatori dovrebbero intervenire solo nella fase finale del ciclo dei rifiuti, dopo raccolta differenziata e recupero di materia.
Secondo i progettisti, gli impianti produrranno complessivamente circa 469,6 GWh di energia elettrica all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico di circa 174 mila famiglie siciliane. Il 90% dell’energia generata sarà immesso nella rete elettrica nazionale, mentre il restante 10% servirà ad alimentare gli stessi impianti.
Dal punto di vista tecnico, ogni struttura sarà dotata di due linee di combustione indipendenti collegate a un unico turboalternatore. Una configurazione che, secondo i progettisti, consentirà di mantenere operativo l’impianto anche durante eventuali manutenzioni.
“Tra i più puliti d’Europa”: il nodo delle emissioni
Uno degli aspetti su cui la Regione ha costruito gran parte della propria comunicazione riguarda le emissioni. Gli ingegneri incaricati della progettazione sostengono infatti che gli impianti siciliani saranno tra i più avanzati e meno impattanti d’Europa.
L’ingegnere Francesco Martino ha spiegato che i nuovi termovalorizzatori emetteranno “il 96% in meno di diossine rispetto all’impianto di Copenaghen e il 97% in meno rispetto a quello di Bolzano”.
Secondo i dati diffusi dalla Regione, gli impianti di Palermo e Catania emetterebbero in un anno la stessa quantità di diossine che il termovalorizzatore di Bolzano produce in appena nove giorni. I progettisti parlano inoltre di un sistema praticamente autosufficiente sul piano idrico: l’acqua necessaria ai processi industriali verrà recuperata da reflui trattati, acque meteoriche e riciclo interno, senza attingere a falde o acquedotti pubblici.
Addio alle discariche? La strategia regionale
Il progetto dei due termovalorizzatori si inserisce nel nuovo Piano regionale dei rifiuti approvato dalla Commissione europea.
Il piano prevede: 9 impianti di selezione e recupero; 7 piattaforme per la raccolta differenziata; 2 piattaforme per il trattamento dei pannolini; 2 biodigestori;
ampliamenti di discariche esistenti.
L’obiettivo dichiarato è raggiungere il 65% di recupero di materia e ridurre al 10% il conferimento in discarica entro il 2030.
Attualmente una parte consistente dei rifiuti siciliani viene trasferita al Nord Italia o all’estero per essere smaltita, con costi che la Regione stima in circa 380 euro a tonnellata. Una situazione che pesa in maniera significativa sui bilanci comunali e, di conseguenza, sulla Tari pagata dai cittadini.
Secondo il governo regionale, la chiusura del ciclo dei rifiuti in Sicilia consentirebbe un risparmio stimato di circa 100 milioni di euro l’anno.
Investimento da 881 milioni di euro. Legambiente boccia il progetto
Il costo complessivo dei due impianti è fissato in 881 milioni di euro a base d’asta e sarà coperto attraverso le risorse del Fondo sviluppo e coesione (Fsc).
Ma proprio sui costi si concentra una delle principali critiche mosse dalle associazioni ambientaliste.
Legambiente Sicilia ha bocciato duramente il progetto, accusando la Regione di puntare su una tecnologia “vecchia” e incompatibile con una reale economia circolare.
Il presidente regionale di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo, parla apertamente di “bluff politico e amministrativo”.
«Con una raccolta differenziata inchiodata al 55% e con il concreto rischio di perdere centinaia di milioni di euro di finanziamenti del Pnrr destinati alla realizzazione degli impianti per l’economia circolare, il governo regionale continua a proporci i rendering di due inceneritori che bruceranno rifiuti che, al contrario, dovrebbero essere riciclati, come prevedono le direttive europee e nazionali», afferma Castronovo.
Secondo Legambiente, inoltre, i costi di gestione rischiano di essere molto più elevati rispetto a quanto sostenuto dalla Regione.
«Si sceglie un clamoroso tuffo nel passato, destinato a costare ai cittadini siciliani tra i 250 e i 300 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, con un inevitabile aumento delle emissioni di gas climalteranti. Altro che riduzione della Tari e tutela dell’ambiente», sostiene il presidente dell’associazione ambientalista.
Il grande nodo: termovalorizzatori o economia circolare?
Il dibattito sui termovalorizzatori in Sicilia si inserisce in uno scontro più ampio che attraversa tutta l’Europa: da una parte chi considera questi impianti indispensabili per chiudere il ciclo dei rifiuti, dall’altra chi ritiene che possano frenare investimenti su raccolta differenziata e riciclo.
La Regione sostiene che i nuovi impianti tratteranno soltanto rifiuti non recuperabili e che rappresentano il tassello finale di un sistema integrato.
Gli ambientalisti, invece, temono l’effetto opposto: la necessità di alimentare costantemente i forni potrebbe scoraggiare politiche più aggressive sul recupero di materia.
Legambiente sottolinea inoltre una contraddizione politica: mentre vengono annunciati i termovalorizzatori, continuano gli ampliamenti delle discariche siciliane, con oltre 9 milioni di metri cubi autorizzati secondo l’associazione.
Palermo e Catania: due modelli architettonici diversi
Accanto alla componente industriale, la Regione punta anche sull’impatto urbanistico e architettonico delle opere. A Palermo il termovalorizzatore di Bellolampo sarà progettato per integrarsi nel paesaggio attraverso l’uso del corten, materiali dai colori naturali e una forte mitigazione visiva. A Catania, invece, il progetto guarda apertamente al modello del CopenHill danese: un impianto aperto al territorio con verde pensile, specchi d’acqua, aree pubbliche e centro visitatori. L’obiettivo dichiarato è trasformare il termovalorizzatore da semplice infrastruttura industriale a elemento urbano integrato nel tessuto cittadino.
La sfida politica di Schifani
Per il presidente Schifani la partita sui termovalorizzatori è diventata uno dei dossier simbolo della legislatura. «Quando ho iniziato questo percorso venivo visto un po’ come un alieno», ha detto durante la presentazione. «Anche noi abbiamo avuto difficoltà e ricorsi al Tar, ma abbiamo raggiunto un punto di non ritorno. La macchina è partita e si comincia a vedere la fine del tunnel». La sfida adesso si sposta sul terreno autorizzativo, sugli appalti e soprattutto sulla capacità della Regione di rispettare tempi e costi annunciati. Perché il tema dei rifiuti in Sicilia non riguarda soltanto ambiente e tecnologia, ma anche credibilità istituzionale, sostenibilità economica e qualità della vita nelle città dell’Isola.
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