Una sola piattaforma programmatica, otto punti strategici e una voce comune che rappresenta 11.800 aziende cooperative e oltre 100 mila soci. La cooperazione siciliana si presenta compatta e rivendica un ruolo centrale nel futuro economico dell’Isola. È questo il messaggio emerso dagli Stati Generali della Cooperazione siciliana, ospitati oggi all’NH Hotel di Palermo, dove Confcooperative, Legacoop, UNCI e Unicoop hanno scelto di muoversi insieme per la prima volta dopo quarant’anni.
Non soltanto un appuntamento simbolico, ma una vera piattaforma politica ed economica costruita attorno a un documento condiviso che punta ad aprire un confronto stabile con il Governo regionale e con l’Assemblea regionale siciliana. Un sistema che, numeri alla mano, pesa oltre 5 miliardi di euro di valore complessivo e che si propone come interlocutore credibile per affrontare le grandi sfide della Sicilia.
Una piattaforma in otto punti per il futuro della Sicilia
Il documento programmatico nasce dal confronto tra le diverse anime del mondo cooperativo e dall’ascolto di giovani soci, operatori e dirigenti provenienti da più settori. Al centro della piattaforma ci sono temi chiave come agricoltura, pesca, turismo, credito, innovazione, welfare territoriale, servizi e cultura.
L’obiettivo dichiarato è trasformare il modello sociale dell’Isola, passando “da un welfare di prestazione a un welfare di comunità”. Una visione che punta a rafforzare il ruolo delle cooperative nei territori e a renderle protagoniste dello sviluppo economico e sociale.
Tra i principali assi strategici indicati dalla cooperazione siciliana figurano il credito agevolato e strumenti finanziari dedicati alle cooperative, la transizione ecologica con lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili, il rafforzamento delle filiere agroalimentari e ittiche, ma anche nuove strategie legate all’export nel Mediterraneo.
Grande attenzione è stata dedicata anche al welfare territoriale e alla cooperazione sociale, considerati pilastri fondamentali del sistema regionale. Le richieste avanzate riguardano il riordino normativo, l’adeguamento delle tariffe ai costi reali dei servizi, tempi certi nei pagamenti e il rafforzamento della collaborazione tra enti pubblici e cooperative.
Le voci dei rappresentanti delle centrali cooperative
“Quello di oggi è un inizio, un’occasione il cui valore principale è stato l’essere uniti”, ha dichiarato Gaetano Mancini di Confcooperative, sottolineando la forte presenza delle istituzioni regionali all’incontro. “Abbiamo portato all’attenzione del Governo e dell’Ars i temi della cooperazione con proposte concrete”.
Per Filippo Parrino di Legacoop Sicilia, i numeri del movimento cooperativo dimostrano la forza del settore: “Centomila soci rappresentano una realtà importante. Non serve assistenzialismo, ma strumenti e opportunità capaci di generare sviluppo”.
Felice Coppolino di Unicoop Sicilia ha evidenziato la necessità di creare un rapporto stabile con la Regione: “La cooperazione può diventare un volano di rinascita e investimenti per la Sicilia attraverso un tavolo permanente con il governo regionale”.
Sulla stessa linea Andrea Amico di Unci Sicilia, secondo cui la cooperazione può svolgere “una funzione decisiva non solo economica ma anche sociale, come infrastruttura capace di connettere sviluppo, coesione e presidio dei territori”.
Dalle aree interne ai beni confiscati: le priorità
Durante gli Stati Generali si è discusso anche di spopolamento delle aree interne, sostegno alle cooperative di comunità ed emergenza abitativa. Tra i temi affrontati, pure il recupero produttivo dei beni confiscati alla criminalità organizzata e la trasformazione digitale delle imprese cooperative.
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati alcuni progetti regionali dagli assessori Edy Tamajo e Alessandro Aricò, rispettivamente sui temi delle attività produttive e delle infrastrutture.
Le quattro centrali cooperative chiedono adesso la creazione di un tavolo permanente Regione-Cooperazione, strumenti di coprogettazione e un vero Action Plan dell’economia sociale che coinvolga enti locali, università e sistema finanziario.
Un segnale chiaro che il mondo cooperativo siciliano vuole smettere di essere considerato soltanto un soggetto sociale e punta invece a essere riconosciuto come una forza economica e politica capace di incidere concretamente sul futuro dell’Isola.