Otto anni per inaugurare i nuovi pronto soccorso di Trapani e Castelvetrano. Il bluff della politica
Inaugurati i nuovi locali per il Pronto Soccorso di Trapani e di Castelvetrano. In particolare a Castelvetrano è stata prevista un’area di 250 metri quadrati con un percorso dedicato alle vittime di violenza. Prevista una nuova “camera calda” per le ambulanze, una nuova “sala rossa” dedicata ai pazienti più gravi, una nuova area per il Triage, gli interventi hanno consentito anche il rifacimento del tetto della struttura, la revisione di gran parte del prospetto esterno e la manutenzione della facciata.
Gli anni di attesa I finanziamenti per la ristrutturazione dei Pronto soccorso degli ospedali di Trapani e Castelvetrano risalgono al periodo di Ruggero Razza, allora assessore regionale alla Salute. In particolare con il decreto assessoriale 2726 del 2017 vennero stanziati: 2,5 milioni di euro per il Pronto soccorso del Sant’Antonio Abate di Trapani; 500 mila euro per le “camere calde” e gli interventi nei Pronto soccorso di Alcamo e Castelvetrano.
Per Castelvetrano, però, i lavori hanno avuto una storia molto lunga e travagliata: il primo appalto risale a circa sei anni fa, ma ci sono stati contenziosi e stop ai cantieri. Solo successivamente l’intervento è ripartito anche grazie a fondi collegati al PNRR. Le inaugurazioni dei nuovi Pronto soccorso sono avvenute mercoledì scorso alla presenza del presidente della Regione Renato Schifani e dell’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso.
Ci sono voluti anni, finanziamenti annunciati in pompa magna, cantieri interminabili, inaugurazioni rinviate e passerelle politiche per consegnare finalmente i nuovi locali.
Dove sono i medici? Pareti tinteggiate, corridoi moderni, stanze rinnovate. Ma dentro quei reparti continua a mancare la cosa più importante: i medici. È la fotografia più crudele della sanità siciliana: strutture nuove di zecca che rischiano di diventare scatole vuote, perché senza personale un Pronto soccorso resta solo un involucro. I cittadini non hanno bisogno di tagli del nastro o di foto istituzionali, hanno bisogno di essere visitati, curati, assistiti. E mentre la politica festeggia i muri rifatti, i pazienti continuano ad aspettare ore su una barella, in ospedali dove l’emergenza vera non è più l’edilizia, ma l’assenza di chi dovrebbe salvare vite. E poi ci sono loro, i medici rimasti. Pochi, stanchi, spremuti fino all’ultimo turno possibile. Professionisti che continuano a reggere sulle proprie spalle un sistema che da anni scarica sull’abnegazione individuale ciò che dovrebbe garantire lo Stato. Fanno doppi turni, rinunciano ai riposi, lavorano sotto pressione continua, spesso diventando anche bersaglio della rabbia dei pazienti esasperati dalle attese. Ma non ce la fanno più. Perché nessun eroismo può sostituire una programmazione sanitaria inesistente. Nessuna vocazione può colmare organici ridotti all’osso. E allora accade che nei Pronto soccorso nuovi e luccicanti si consumi ogni giorno una tragedia silenziosa: medici costretti a scegliere quale emergenza affrontare prima, infermieri che corrono senza fermarsi, cittadini che attendono ore con la paura addosso. La verità è che la sanità trapanese è andata avanti troppo tempo contando sul sacrificio umano di chi è rimasto. Ma il sacrificio ha un limite. E quel limite è stato superato da tempo.
Eppure, nonostante tutto, davanti ai nuovi Pronto soccorso c’erano tutti: sorrisi, strette di mano, foto di rito, dichiarazioni trionfali. Politici pronti a intestarsi meriti che appartengono ad altri. Perché quei reparti non sono il simbolo dell’efficienza della politica, ma della resistenza ostinata di medici, infermieri e operatori sanitari che hanno continuato a lavorare anche dentro strutture inadeguate, aspettando per anni ciò che era stato finanziato già alla fine del 2017. Oltre otto anni per completare lavori che avrebbero dovuto rappresentare una priorità assoluta in un territorio che vive da tempo una drammatica emergenza sanitaria. Otto anni di ritardi, burocrazia, stop, silenzi e immobilismo. E oggi gli stessi che hanno attraversato questo lungo letargo amministrativo si presentano davanti alle telecamere come se avessero compiuto un’impresa storica. Ma la verità è un’altra: se la sanità trapanese non è crollata definitivamente, non è stato grazie alla politica. È stato grazie a chi, ogni giorno, ha continuato a tenere in piedi i reparti.
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