La vicenda della presunta microspia trovata nell'ufficio di Valerio Antonini allo stadio Provinciale di Trapani approda in tribunale. Come rivela oggi il quotidiano La Sicilia, il gip del Tribunale di Trapani Samuele Corso ha disposto il rinvio a giudizio dell'imprenditore Massimiliano Polizzi, 48 anni, accusato di calunnia. Il processo inizierà nel mese di luglio.
Si tratta di una storia che per mesi è rimasta sullo sfondo delle polemiche che hanno accompagnato la gestione delle società sportive trapanesi e che lo stesso Antonini ha più volte evocato nelle sue dirette social come esempio di un presunto complotto organizzato ai suoi danni.
La Procura ha individuato come parti offese Ambra Ilari, moglie dell'imprenditore romano, la madre di lei Antonella Granello e Pietro Gervasi, ex stretto collaboratore dello stesso Antonini.
Al centro dell'inchiesta c'è il ritrovamento, nell'estate del 2024, di quella che inizialmente venne presentata come una "cimice" installata negli uffici utilizzati da Antonini all'interno dello stadio Provinciale. Secondo l'accusa, Polizzi avrebbe dapprima organizzato una bonifica che portò al ritrovamento del dispositivo e successivamente avrebbe accusato la moglie e la suocera di Antonini di averlo installato. In un secondo momento, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, le accuse si sarebbero estese anche a Pietro Gervasi.
Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Trapani, avrebbero però portato a una conclusione completamente diversa. Quella presunta microspia sarebbe stata in realtà un oggetto artigianale e del tutto inefficace: un semplice bottone con un filo di rame recuperato da un auricolare. Secondo gli investigatori, sarebbe stato lo stesso Polizzi a collocarlo nell'ufficio per poi organizzarne il ritrovamento.
La vicenda era già emersa pubblicamente nel dicembre 2024, quando Trapani Calcio e Trapani Shark diffusero un duro comunicato contro Polizzi. In quella nota si leggeva che l'imprenditore era stato denunciato per avere diffuso "voci assolutamente prive di ogni fondamento" sul coinvolgimento di persone innocenti nell'installazione delle presunte cimici. Le società ricordavano inoltre come il dispositivo fosse stato trovato proprio da Polizzi durante alcuni lavori di manutenzione e come fosse poi "miracolosamente sparito" senza essere consegnato alle autorità.
Nello stesso comunicato Antonini affermava di avere denunciato Polizzi e di attendere un possibile rinvio a giudizio, definendo particolarmente gravi i fatti contestati. Oggi quella previsione trova una prima conferma nel provvedimento del gip.
Il rinvio a giudizio segna un passaggio importante in una delle vicende più singolari emerse attorno al mondo del Trapani Calcio e del Trapani Shark: una spy story che, almeno secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe avuto come protagonista non una sofisticata apparecchiatura di intercettazione, ma un semplice bottone con un filo di rame.