L’assoluzione è diventata definitiva. Il dottor Nicolò Corso, professionista coinvolto in una complessa indagine della Procura di Treviso su cinque fallimenti societari, non ha commesso alcun reato nella vicenda relativa alla Jovino Marmi.
Il ricorso presentato dalla Procura di Trapani contro la sentenza assolutoria del 28 marzo 2024 è stato infatti dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Si chiude così, in maniera definitiva, uno dei cinque capitoli giudiziari che riguardano Corso.
Gli altri quattro capi d’imputazione restano invece al centro del processo ancora pendente davanti al Tribunale di Treviso.
L’accusa sulla Jovino Marmi
Nicolò Corso era stato coinvolto, insieme ad altri cinque imputati, nel procedimento relativo al fallimento della Jovino Marmi in liquidazione Srl.
Secondo l’accusa, Corso avrebbe svolto il ruolo di liquidatore di fatto della società e avrebbe partecipato alla distrazione complessiva di oltre 105 mila euro. La somma attribuita direttamente al professionista ammontava a circa 51 mila euro.
Su richiesta dello stesso imputato, la posizione relativa alla Jovino Marmi era stata separata dal processo principale e trasmessa al Tribunale territorialmente competente, quello di Trapani.
L’assoluzione del Tribunale di Trapani
Con la sentenza numero 1750 del 28 marzo 2024, il Tribunale di Trapani aveva assolto tutti gli imputati ai sensi dell’articolo 530 del Codice di procedura penale.
La Procura aveva scelto di impugnare la decisione direttamente davanti alla Corte di Cassazione, attraverso il cosiddetto ricorso “per saltum”. Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile.
La sentenza di assoluzione è quindi passata in giudicato e non può più essere modificata.
La difesa: “Era soltanto un professionista della società”
L’avvocato Fabrizio Mattarella, intervenendo sulla vicenda, sottolinea che il Tribunale di Trapani avrebbe accertato come il ruolo di Corso fosse esclusivamente quello di un professionista incaricato di fornire assistenza a un’azienda in difficoltà.
Secondo il legale, l’assoluzione avrebbe smentito la ricostruzione accusatoria che attribuiva al suo assistito un ruolo nella gestione effettiva della società e nella presunta distrazione del denaro.
«Il Tribunale di Trapani – afferma Mattarella – ha ristabilito la verità sul ruolo del dottor Corso, che nulla aveva a che fare con distrazioni di somme della società fallita».
Il processo di Treviso continua
L’assoluzione definitiva riguarda, tuttavia, soltanto il capo d’imputazione relativo alla Jovino Marmi.
Nicolò Corso era stato indagato nel 2014 dalla Procura di Treviso per un’unica ipotesi di reato contestata in cinque differenti episodi, riguardanti altrettante società: Inoxfim, Vetreria Veneta, Jovino Marmi, Niky e Power.
Il processo sui restanti quattro episodi è ancora in corso davanti al Tribunale di Treviso. Anche per queste contestazioni la difesa respinge le accuse, sostenendo che le somme ricevute da Corso fossero compensi professionali regolarmente fatturati e che non vi siano elementi capaci di dimostrare un suo ruolo da amministratore di fatto delle società.
La decisione pronunciata a Trapani, dunque, chiude definitivamente una parte della vicenda. Per conoscere l’esito complessivo dell’inchiesta bisognerà attendere la conclusione del processo ancora pendente a Treviso.