Il calcio che si è amato come fenomeno sociologico, nell’accezione positiva, si è rivisto nella finale di ritorno di Serie B del 29 maggio per la promozione in Serie A tra Monza e Catanzaro, nell’abbraccio d’amore dei tifosi calabresi alla propria squadra, manifestato anche con lo striscione: “Il vostro lottare per Catanzaro… Mister, squadra, staff: orgogliosi di voi”, nonostante il mancato accesso alla serie superiore.
L’undici giugno inizierà la 23ª edizione del campionato mondiale FIFA, che si svolgerà per la prima volta in tre nazioni: Canada, Messico e Stati Uniti d’America, e che per la terza volta consecutiva non vedrà la partecipazione dell’Italia, con la gara inaugurale Messico-Sudafrica.
Il primo ricordo dello scrivente risale al 1978, al torneo mondiale per nazioni che si svolse in Argentina e passato alla storia come il “Mondiale della vergogna”, anche per il sospetto di combine nell’incontro vinto per 6-0 dai padroni di casa contro il Perù. Ma soprattutto perché l’evento fu utilizzato dalla giunta militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla, che aveva effettuato un colpo di Stato due anni prima, come vetrina internazionale per coprire i crimini contro l’umanità in atto.
Il numero delle vittime, chiamate desaparecidos, nei primi due anni di regime fu di circa 9.000 casi accertati. La comunità italiana in Argentina era enorme e, per questo motivo, molti degli “scomparsi” avevano la cittadinanza italiana o origini dirette. Solo nei primi anni della dittatura, il Consolato Generale Italiano a Buenos Aires ricevette denunce e presentò habeas corpus per centinaia di casi riguardanti cittadini nati in Italia. La ricerca dei desaparecidos e dei loro figli — sottratti illegalmente alle madri durante la prigionia e affidati a famiglie vicine al regime — è portata avanti instancabilmente dalle Abuelas de Plaza de Mayo.
Quattro anni dopo, in Spagna, gli azzurri di Enzo Bearzot, capitanati dal quarantenne Dino Zoff, trionfarono, facendo riversare nelle strade milioni di persone: una scena che nel tempo è divenuta una liturgia. La quarta vittoria della Coppa del Mondo per lo Stivale fu una panacea, in quanto fu preceduta dallo scandalo Calciopoli, che vide coinvolta principalmente la Juve; nella finale parteciparono suoi cinque calciatori, in un clima da guerra civile tra tifosi bianconeri e gli altri.
Il calcio è un rito collettivo, con componenti negative quali ultras violenti, che hanno seminato morte, e la loro commistione con la malavita anche organizzata, odio etnico, speculazione sulla passione dei tifosi e gioco d’azzardo. Individuare nei calciatori strapagati il vulnus sociologico è un’idea semplicistica, perché, dalla scomparsa dei magnati — Gianni Agnelli, Silvio Berlusconi, Massimo Moratti o Costantino Rozzi — in un mercato globale, sia ben chiaro, nessuno regala soldi: i calciatori generano profitto.
Il valore complessivo dell’industria della pelota italica supera i 40 miliardi di euro di giro d’affari, se si considerano sponsor, indotto e tutto l’ecosistema. Il calcio è un divertimento che crea emozioni, gioie e dolori, e le/i tifosi sani sono patrimonio assoluto. Come espresso dai supporters del Catanzaro, l’importante è il viaggio percorso, non una sconfitta, seppur dolorosissima, se affrontata degnamente.
Vittorio Alfieri