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01/06/2026 06:00:00

Sanità. Liste d’attesa, luci e ombre: Sicilia sempre indietro

Agenas ha pubblicato sul proprio portale la situazione delle liste d’attesa, già monitorabili grazie all’istituzione della Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa. La misurazione avviene su scala nazionale dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie del Servizio sanitario.

Con 65 milioni di prenotazioni acquisite in piattaforma tra gennaio 2025 e aprile 2026, relative a tutte le strutture del settore pubblico e del privato accreditato, Agenas dispone oggi di una base dati estremamente significativa per comprendere il fenomeno delle liste d’attesa, analizzare le criticità e misurare l’impatto delle misure correttive adottate.

Si registra, nel primo quadrimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, un miglioramento a livello nazionale sia per le visite sia per gli esami diagnostici, su tutte le classi di priorità. In particolare, per le prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa passa dal 76,1% al 78,7%, mentre per gli esami diagnostici dall’83,0% all’84,7%. La tendenza al miglioramento, che riguarda 16 Regioni su 21, è ancora più marcata per le prestazioni urgenti da erogare entro 3 giorni e per quelle in classe B da erogare entro 10 giorni: ciò attesta una maggiore capacità del sistema sanitario di gestire le richieste con bisogni clinici più immediati.

 

Il dato

Il dato racconta che, per le prime visite, le prestazioni urgenti salgono dal 76,9% all’80,6%; quelle in classe B dal 76,8% all’80,2%; le differite entro 30 giorni dal 69,4% al 73,2%. Resta stabile la classe P, programmata entro 120 giorni, all’84,7%.

Per gli esami diagnostici, il rispetto dei tempi passa dal 72,4% al 75,7% per le urgenze, dal 75,2% al 77,3% per la classe B, dall’83,2% all’85,3% per la classe D e dall’85,8% all’86,8% per la classe P.

Sul fronte degli esami urgenti, alcune prestazioni restano in forte sofferenza: la colonscopia urgente rispetta i tempi solo nel 36,9% dei casi, l’elettromiografia nel 34,8% e la risonanza magnetica dell’addome nel 35,3%. In pratica, per queste prestazioni solo circa un appuntamento su tre viene garantito entro la soglia prevista.

A livello territoriale, Agenas segnala buoni risultati in 16 Regioni su 21 per le prime visite: 9 registrano miglioramenti importanti rispetto al 2025 e 7 confermano livelli già elevati.

Per gli esami diagnostici, i buoni risultati riguardano 15 Regioni su 21: 6 in netto miglioramento e 9 con percentuali già elevate.

Alcune Regioni, pur non migliorando nel dato complessivo, mantengono comunque percentuali superiori all’80%, come la Sicilia per le prime visite e il Piemonte per gli esami diagnostici.

La Sicilia

I dati dell’Isola, per quanto riguarda i tempi rispettati a livello regionale nel primo quadrimestre 2025-2026 per le prime visite, risultano complessivamente soddisfacenti. Si passa infatti dall’88% nel 2025 all’80,6% nel 2026. Un dato che, pur segnando una flessione, continua a mantenersi su valori elevati e testimonia il lavoro svolto dalle strutture sanitarie regionali.

Le percentuali per gli esami diagnostici indicano invece un passaggio dal 76,6% nel 2025 al 72,8% nel 2026. Numeri che evidenziano come il sistema riesca ancora a garantire prestazioni entro i limiti previsti in una quota significativa di casi, ma che allo stesso tempo mostrano le difficoltà legate alla domanda crescente, alla carenza di personale e alla pressione sulle strutture.

La differenza tra prime visite ed esami diagnostici conferma come il nodo delle liste d’attesa resti particolarmente delicato sul versante della diagnostica, settore in cui sarà necessario rafforzare organizzazione, personale e dotazioni tecnologiche.

Appropriatezza prescrittiva

Tra le principali criticità emerse nell’analisi delle liste d’attesa vi è quella legata all’appropriatezza nell’attribuzione dei codici di priorità al momento della prescrizione medica.

In diverse Regioni italiane si registra infatti una percentuale molto elevata di prescrizioni contrassegnate con il codice “P”, che prevede l’erogazione entro 120 giorni. In alcuni casi si supera l’80%, un dato poco coerente soprattutto per prestazioni che dovrebbero ricadere in classi più urgenti.

La Sicilia presenta numeri più contenuti ma comunque significativi. Nel 2025 il 37,6% delle ricette evase per prime visite risultava classificato con la lettera “P”. Un dato che evidenzia la necessità di maggiore uniformità prescrittiva e controlli più rigorosi.

 

La politica insorge

Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, ha commentato i dati della piattaforma nazionale delle liste d’attesa relativi al primo quadrimestre 2026, che registrano una tendenza al miglioramento per 16 Regioni su 21 per le visite specialistiche e per 15 Regioni su 21 per gli esami diagnostici.

Per Barbagallo si tratta di “un disastro annunciato e certificato anche dai dati di Agenas. La sanità siciliana è un buco profondo: nella nostra regione le liste d’attesa continuano a essere infinite. Non è cambiato nulla, Schifani ruota gli assessori ma in Sicilia si continua ad aspettare oltre 400 giorni per effettuare una colonscopia. Il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione, per questo governo regionale è invece assoggettato alle valutazioni miopi della peggiore politica. La Sicilia è ultima — prosegue — con Abruzzo, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Trento. Siamo di fronte a un vero e proprio accanimento terapeutico: è arrivato il momento di fermarsi e — conclude — di staccare la spina a questo governo inconcludente”.