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20/07/2026 01:09:00

Castelvetrano, quelle quattro ore in Pronto Soccorso: “Era mia madre, quella in codice rosso"

Mentre un uomo aspettava, piegato dal dolore, dall’altra parte di una porta una donna stava morendo.

Ha avuto diversi arresti cardiaci. Medici e infermieri del Pronto Soccorso di Castelvetrano hanno lavorato per ore per stabilizzarla, rianimarla e trasferirla nel reparto di Rianimazione.

Quella donna era la madre della signora Piazza, che dopo aver letto su Tp24 il racconto delle quattro ore trascorse da un altro paziente nel Pronto Soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele II ha deciso di chiamare la redazione.

Non per negare le difficoltà della sanità trapanese. Non per dire che nei Pronto Soccorso vada tutto bene. Ma per raccontare cosa stava accadendo, nello stesso momento, dall’altra parte.

 

“In quelle ore stavano salvando mia madre”

 

«La persona in codice rosso era mia madre», racconta la signora Piazza. «Ha avuto più arresti cardiaci e in quelle quattro ore i medici hanno fatto di tutto per salvarla. Alla fine è stata trasferita in Rianimazione».

È una precisazione che consente di comprendere meglio almeno una parte di quanto accaduto quel giorno.

Nell’articolo pubblicato venerdì avevamo raccontato l’esperienza di A., un uomo di oltre sessant’anni arrivato in ambulanza con fortissimi dolori alla schiena e impossibilitato a camminare. Era stato classificato in codice bianco e aveva aspettato per circa quattro ore senza, secondo la testimonianza dei familiari, ricevere un trattamento efficace contro il dolore.

Gli operatori avevano spiegato che all’interno del Pronto Soccorso erano in corso due emergenze da codice rosso. Una di queste, ora sappiamo, riguardava la madre della signora Piazza.

 

Il ringraziamento ai medici

 

La donna desidera ringraziare pubblicamente tutta l’équipe del Pronto Soccorso di Castelvetrano e, in particolare, la dottoressa Giaramita, che definisce «seria, professionale e straordinariamente preparata».

Un ringraziamento viene rivolto anche alla dottoressa D’Angelo e a tutti gli operatori intervenuti durante l’emergenza.

«Io non ho visto una cattiva gestione», dice la signora Piazza. «Ho visto delle persone che stavano salvando mia madre. Il Pronto Soccorso di Castelvetrano ha delle carenze, questo è evidente, ma medici e infermieri fanno tutto quello che possono. Se non ci fossero state persone così brave, mia madre sarebbe morta».

 

Due storie, entrambe vere

 

Le due testimonianze non si cancellano a vicenda.

È vero che un uomo ha atteso per ore con un dolore intenso, senza riuscire a camminare e con i familiari esasperati dall’assenza di informazioni. Ed è altrettanto vero che, nelle stesse ore, medici e infermieri erano impegnati a strappare alla morte una paziente colpita da ripetuti arresti cardiaci.

Il codice rosso viene prima. Non potrebbe essere diversamente. La priorità, in un Pronto Soccorso, non segue l’ordine di arrivo, ma la gravità delle condizioni cliniche.

Il problema, però, resta più ampio. Perché salvare una vita e comunicare con chi aspetta non dovrebbero essere attività in contrasto tra loro. Il punto è che, quando il personale è insufficiente, ogni emergenza finisce per assorbire tutte le energie disponibili. E chi non è in pericolo immediato rischia di restare per ore senza cure, spiegazioni o assistenza.

 

Il problema è un sistema senza margini

 

La vicenda racconta così due normalità e ogni urgenza rischia di trasformarsi in una guerra tra dolori differenti.

Una guerra assurda, perché la signora Piazza non deve chiedere scusa se sua madre è stata curata per prima. E la famiglia di A. non deve sentirsi in colpa per avere chiesto aiuto davanti a un uomo che urlava per il dolore.

La buona notizia è che, quel giorno, una vita è stata salvata.

La cattiva notizia è che per riuscirci un intero Pronto Soccorso ha dovuto probabilmente fermarsi. Ed è proprio questo il punto: non basta avere medici e infermieri bravi. Bisogna metterli nelle condizioni di salvare chi rischia la vita senza lasciare soli tutti gli altri. facce dello stesso Pronto Soccorso.

Da una parte ci sono professionisti capaci di affrontare un’emergenza estrema e di salvare una donna. Dall’altra c’è una struttura che, davanti a uno o due codici rossi, non ha più margini per gestire adeguatamente gli altri pazienti.