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21/07/2026 04:40:00

Marsala, visita neurologica fissata a dicembre: quasi cinque mesi d’attesa

Lunghe liste d’attesa, per esami diagnostici e visite specialistiche, anche nelle strutture sanitarie private convenzionate con il sistema sanitario pubblico. L’ultimo caso, a Marsala, vede involontaria protagonista una donna, M.V.L., che venerdì scorso dalla Casa di cura Morana di contrada Dara si è vista fissare una visita neurologica chiesta con ricetta del proprio medico curante per il prossimo 9 dicembre. Quasi cinque mesi d’attesa nel corso dei quali le condizioni della paziente potrebbero peggiorare. Certo, con ricorso ad uno specialista nel suo studio privato nel giro di pochi giorni potrebbe essere visitata. Non tutti, però, hanno la possibilità parcelle spesso abbastanza salate. 

 

Il caso non può essere attribuito automaticamente alla singola struttura. Non sappiamo se l’attesa dipenda dalla disponibilità dei neurologi, dal numero di richieste, dall’organizzazione delle agende o dai limiti economici della convenzione. Il risultato per la paziente, però, cambia poco: la visita arriva dopo quasi cinque mesi.

Naturalmente, pagando la prestazione per intero, uno specialista potrebbe essere disponibile molto prima. È qui che la lista d’attesa smette di essere soltanto un problema organizzativo e diventa una questione sociale: chi può pagare anticipa la diagnosi, chi non può pagare aspetta.

 

In Sicilia le attese stanno peggiorando

 

Il caso marsalese non è un’eccezione isolata. I dati della nuova Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, presentata dall’Agenas alla fine di maggio, mostrano che nei primi quattro mesi del 2026 la Sicilia è tra le Regioni che hanno peggiorato le proprie prestazioni rispetto allo stesso periodo del 2025. La rilevazione comprende sia le strutture pubbliche sia quelle private accreditate.

Per le prime visite specialistiche, la percentuale di prestazioni garantite entro i tempi previsti è scesa in Sicilia dall’88 all’80,6 per cento. Per gli esami diagnostici il rispetto delle scadenze si ferma al 72,8 per cento, contro una media nazionale dell’84,7.

Il dato più grave riguarda gli esami urgenti: soltanto il 55,1 per cento viene eseguito entro i tre giorni previsti. In altre parole, quasi un esame urgente su due arriva in ritardo. Male anche le prestazioni “brevi”, garantite entro dieci giorni soltanto nel 60,3 per cento dei casi.

Sono percentuali, naturalmente. Dietro ogni percentuale, però, ci sono persone che attendono una diagnosi, una terapia o semplicemente di sapere che cosa non va.

 

Privato convenzionato non significa prestazioni senza limiti

 

C’è poi il nodo delle strutture private accreditate, spesso chiamate più semplicemente “convenzionate”.

Il meccanismo è meno semplice di quanto sembri. La Regione stabilisce ogni anno un tetto complessivo di spesa; le somme vengono poi suddivise tra province, branche specialistiche e singole strutture. Le Asp stipulano i contratti indicando il budget e il numero di prestazioni che potranno essere pagate dal Servizio sanitario regionale.

Nel 2025 la Regione aveva fissato in circa 482,9 milioni di euro l’aggregato di spesa per la specialistica ambulatoriale privata, comprendendo radioterapia, nefrologia e altre prestazioni. I contratti dovevano specificare le quantità erogabili per ciascun esame o visita e consentivano spostamenti tra branche soltanto entro il limite del 5 per cento del budget complessivo. Le strutture private erano inoltre tenute a rendere visibili le proprie agende ai Cup aziendali e al SovraCup regionale.

Per le case di cura, la disciplina regionale prevedeva inoltre la possibilità di erogare visite specialistiche e attività diagnostiche ambulatoriali entro un limite massimo collegato al budget assegnato. Per l’Asp di Trapani, nel 2025, l’aggregato destinato all’attività ordinaria di ricovero delle case di cura private era di circa 19,9 milioni di euro.

In pratica, essere accreditati non significa poter effettuare senza limiti tutte le prestazioni richieste dal sistema pubblico. Una struttura può avere professionisti, ambulatori e apparecchiature disponibili, ma non avere più capienza nell’agenda finanziata dal Servizio sanitario. La stessa visita può quindi essere lontana mesi in convenzione e disponibile in pochi giorni a pagamento.

 

I provvedimenti non bastano

 

La Regione ha annunciato nuove regole anche per l’attività libero-professionale svolta dai medici all’interno delle strutture pubbliche. Il decreto approvato all’inizio del 2026 stabilisce che le prestazioni private non possano superare quelle effettuate in regime istituzionale, impone prenotazioni e incassi separati e prevede controlli trimestrali. L’obiettivo dichiarato è impedire che l’attività a pagamento cresca mentre si allungano le liste del servizio pubblico.

Le norme, i monitoraggi, il SovraCup e la nuova piattaforma nazionale sono strumenti necessari. Ma il diritto alla salute non si misura dal numero dei decreti pubblicati. Si misura dal tempo che passa tra la prescrizione del medico e la visita.

Non siamo ancora formalmente al modello statunitense: in Italia esiste un Servizio sanitario nazionale universale. Ma quando una visita indispensabile arriva dopo cinque mesi, mentre pagando può arrivare dopo pochi giorni, il confine diventa sempre più sottile.

E la conclusione, amara ma semplice, è quella che i cittadini conoscono già: chi ha denaro si cura subito. Gli altri aspettano, sperando che nel frattempo non accada nulla.