×
 
 
03/06/2026 06:00:00

Scandalo referti in ritardo all’Asp di Trapani, oggi nuova udienza

Non è più soltanto una questione di referti arrivati troppo tardi. Nell’inchiesta che ha scosso la sanità trapanese, il punto centrale è diventato un altro: quei ritardi hanno inciso sulla vita dei pazienti? Hanno compromesso le possibilità di cura, accelerato il decorso delle malattie o ridotto le chance di intervento tempestivo?

È attesa per oggi, mercoledì 3 giugno, una nuova udienza dell’incidente probatorio davanti al gip Massimo Corleo nell’ambito dell’indagine sui ritardi nella refertazione degli esami istologici all’Asp di Trapani, una vicenda che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 19 persone tra medici, infermieri e tecnici.

 

L’incidente probatorio e le perizie

Nelle precedenti udienze sono stati ascoltati i consulenti nominati dal giudice, i professori Lorenzo Lo Voi, Vincenzo Nardelli e Paolo Procaccianti, incaricati di analizzare nove casi finiti al centro delle denunce.

Le perizie hanno confermato ciò che ormai appare acquisito: il sistema accumulò ritardi gravissimi, in alcuni casi compresi tra 90 e 100 giorni, con pesanti criticità organizzative e gestionali. Secondo i consulenti, quando l’emergenza era ormai evidente, l’Asp avrebbe dovuto informare correttamente i pazienti sulle reali tempistiche di attesa, evitando di lasciarli nell’incertezza.

 

Il caso simbolo di Maria Cristina Gallo

Tra le vicende esaminate c’è quella di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo che per prima denunciò pubblicamente lo scandalo. Dopo un intervento chirurgico, attese mesi per ricevere il referto che confermava la presenza di un tumore. La donna è poi morta nell’ottobre dello scorso anno.

La sua storia è diventata il simbolo della vicenda e ha contribuito a far emergere un sistema che, secondo gli accertamenti, era già in forte sofferenza da tempo.

 

Cosa hanno detto i consulenti

Sul piano strettamente medico-legale, i periti non avrebbero individuato, in linea generale, un nesso diretto tra i ritardi e i decessi o gli aggravamenti delle condizioni cliniche contestati nelle denunce.

Ma questo non significa che il ritardo sia stato irrilevante. Anzi. Il cuore della perizia riguarda proprio il cosiddetto “tempo perduto”: in alcuni casi una diagnosi più tempestiva avrebbe potuto consentire una maggiore stabilità della malattia, un monitoraggio anticipato o un diverso percorso terapeutico.

In sostanza, secondo quanto emerso nelle precedenti udienze, il ritardo potrebbe non avere modificato l’esito finale della patologia, ma avrebbe potuto incidere sulla qualità e sulla durata del periodo di controllo della malattia.

 

Le responsabilità organizzative

Un altro aspetto emerso con forza riguarda la gestione dell’emergenza. Dalle relazioni tecniche e dalle testimonianze è emerso che il problema dei ritardi era noto da tempo all’interno dell’azienda sanitaria.

Già nelle scorse settimane era stato evidenziato come, una volta accertata la gravità della situazione, sarebbero stati necessari interventi più rapidi e una comunicazione più trasparente nei confronti degli utenti.

Resta dunque aperto il tema delle responsabilità organizzative e dirigenziali, uno dei filoni più delicati dell’intera inchiesta.