Sull’Isola, la sanità d’urgenza arranca. A fine 2025, i medici in servizio nei Pronto soccorso siciliani erano appena 551, a fronte di un fabbisogno reale di 929 professionisti. Il dato emerge da un’analisi dell’assessorato regionale alla Salute, rielaborata dal sindacato Cimo-Fesmed Sicilia.
Secondo Giuseppe Bonsignore, presidente regionale del sindacato, la situazione resta “profondamente scoraggiante”, nonostante un lieve miglioramento rispetto al periodo post-pandemico. Oggi solo il 59% dei posti letto “di fatto” è coperto, con punte di scopertura che in alcuni ospedali scendono addirittura sotto il 20%.
Il quadro mostra un’Isola spaccata in due. Palermo, Catania e Messina concentrano circa due terzi dell’organico regionale (610 posti), con 414 medici effettivamente in servizio (68%). Fuori dalle aree metropolitane, però, la cronica mancanza di personale si fa sentire duramente. L’ospedale più virtuoso è Sciacca, che tocca il 94% di copertura, mentre a Marsala si scende a un drammatico 19%.
«Ammalarsi in un luogo anziché in un altro – sottolinea Bonsignore – può davvero fare la differenza, perfino in termini di sopravvivenza». A peggiorare il quadro, il carico su chi resta: turni massacranti, stress fisico e mentale, e un crescente rischio di burnout.
Il sindacato lancia un appello alla Regione, ora impegnata a riorganizzare la rete ospedaliera: servono misure straordinarie per rendere attrattivi i territori più svantaggiati. «Senza interventi concreti – avverte Bonsignore – si rischia di minare alla base l’intero sistema dell’emergenza-urgenza in Sicilia».