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14/06/2026 06:00:00

Miccichè demolisce il centrodestra: «In Sicilia la politica non esiste più»

Impietoso il giudizio di Gianfranco Miccichè, rilasciato all’ANSA, sulla situazione politica che sta attraversando il centrodestra siciliano.

 

Secondo l’ex presidente dell’Ars, sono venute meno persino quelle regole non scritte che per anni hanno governato la politica. Oggi, sostiene, prevale il “liberi tutti”.

 

«Anche il furto in politica un tempo aveva le sue regole, si pensi al finanziamento illecito ai partiti: era un sistema. Quelle regole in Sicilia sono saltate, la corruzione dilaga e chi ruba lo fa per interessi personali e familiari», afferma Miccichè.

 

Per l’esponente politico, la vera crisi nasce dall’assenza di leadership. Un vuoto che, a suo giudizio, ha prodotto una diffusa inadeguatezza della classe dirigente: «Nei partiti non comanda più nessuno e, di conseguenza, la politica non esiste più. C’è in atto un disastro. Il livello di ignoranza dei politici è inaudito».

 

Le critiche non riguardano soltanto Forza Italia, il partito che Miccichè contribuì a rendere protagonista in Sicilia. Nel mirino finisce anche Fratelli d’Italia.

 

«Si è capito in questi anni che la premier Meloni è brava, ma attorno a sé ha il deserto dei Tartari e quanto sta accadendo nell’Isola ne è la prova. Fratelli d’Italia non esiste e c’è il liberi tutti. La situazione è grave: nel centrodestra prevale l’odio e il flop ad Agrigento e a Marsala lo dimostra».

 

Oggi Miccichè è tra i fondatori del movimento Grande Sicilia e non pensa affatto a un ritorno in Forza Italia. Ripercorrendo anche la campagna referendaria sulla giustizia dello scorso marzo, ricorda come già allora fossero evidenti i segnali di sfiducia dell’elettorato.

 

«Durante la campagna referendaria, quando giravo chiedendo di votare a favore del referendum sulla giustizia, la risposta che ricevevo era sempre la stessa, anche da persone a me vicine: “Volete cambiarla perché siete tutti inquisiti”. Questa è la percezione che la gente ha del centrodestra».

 

Per l’ex presidente dell’Ars è necessario intervenire subito, ma resta aperto il problema di chi dovrebbe guidare questa fase di riorganizzazione.

«La politica deve ritrovare se stessa. Certo, mi rendo conto che non è affatto semplice. Anche perché mi chiedo chi dovrebbe gestire questa svolta. Giusi Savarino? Edy Tamajo? Gaetano Galvagno? Elvira Amata? In questa fase c’è un odio profondo soprattutto verso Raffaele Lombardo, Luca Sammartino e Totò Cuffaro. Ad Agrigento non ha vinto Ismaele La Vardera, lo sappiamo tutti: per Michele Sodano hanno votato al secondo turno la Lega e anche i Fratelli d’Italia di Giusi Savarino hanno lavorato per La Vardera».

Una riflessione amara che fotografa un centrodestra attraversato da tensioni e divisioni. E mentre in alcune realtà provinciali si continua a parlare di vittoria, nonostante percentuali modeste e sconfitte che imporrebbero una riflessione politica, il dato complessivo racconta altro: in Sicilia il centrodestra ha perso sette degli undici Comuni chiamati al voto.

La differenza sembra tutta qui. Il centrodestra regionale parla una lingua diversa da quello provinciale. Per alcuni dirigenti locali il bilancio resta positivo; per i vertici regionali, invece, c’è un’intera coalizione da riorganizzare.

La domanda, però, resta la stessa: quando?