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15/06/2026 10:28:00

Montagna Grande brucia da tre giorni: l'ipotesi dolosa prende forza

Sono trascorsi tre giorni dall'inizio dell'incendio e Montagna Grande continua a bruciare. Nonostante l'impiego massiccio di uomini e mezzi, il rogo resta particolarmente attivo in diversi punti dell'area compresa tra Salemi, Vita, Buseto Palizzolo, Valderice ed Erice.

Canadair, elicotteri, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale e Protezione Civile sono al lavoro senza sosta da sabato pomeriggio, ma il bilancio ambientale appare già pesantissimo. Centinaia di ettari di bosco e macchia mediterranea sono stati distrutti dalle fiamme in una delle aree naturalistiche più importanti del Trapanese.

 

Tre punti di innesco: cresce il sospetto del dolo

 

Con il passare delle ore prende sempre più consistenza l'ipotesi che l'incendio sia stato appiccato volontariamente.

Le prime fiamme sono state individuate sabato pomeriggio in una zona limitrofa al demanio forestale. Secondo quanto emerso durante le operazioni di spegnimento, gli uomini del Corpo Forestale avrebbero individuato almeno due distinti punti di origine del rogo e ipotizzato l'esistenza di un terzo focolaio.

Un elemento che rafforza notevolmente i sospetti di un'azione dolosa.

Se due punti di innesco possono far pensare a una mano criminale, tre punti separati rendono l'ipotesi ancora più concreta. Saranno le indagini a chiarire con esattezza quanto accaduto.

 

Un patrimonio naturale ed economico in cenere

 

A essere colpito è stato soprattutto il versante della montagna che ricade nel territorio di Salemi, con il fuoco che ha progressivamente invaso anche vaste porzioni del demanio forestale.

Le conseguenze non riguardano soltanto il patrimonio boschivo. L'area ospita aziende agricole e pastorali, strutture ricettive, percorsi naturalistici e una ricca biodiversità.

A pagare il prezzo più alto sono anche gli animali selvatici, il cui habitat è stato devastato dalle fiamme.

Un danno ambientale che richiederà anni per essere recuperato e che rischia di avere ripercussioni anche sull'economia rurale della zona.

 

 

 

Mezzi aerei senza sosta, ma il fuoco corre veloce

 

Nemmeno durante la notte le operazioni si sono fermate.

A terra hanno continuato a lavorare senza interruzione squadre del Corpo Forestale, Vigili del Fuoco e volontari della Protezione Civile. All'alba sono poi tornati in azione tre Canadair, provenienti da Roma e Lamezia Terme, e quattro elicotteri, tre della Forestale e uno dell'82° Centro SAR dell'Aeronautica Militare di Trapani-Birgi.

I mezzi hanno effettuato decine di lanci d'acqua, prelevandola dalla diga Rubino e dalle altre aree di approvvigionamento disponibili.

In alcuni momenti il fuoco è arrivato a minacciare abitazioni rurali e aziende agricole, favorito anche da improvvisi cambi di direzione del vento che hanno reso particolarmente difficile il lavoro delle squadre di soccorso.

 

L'appello per creare viali parafuoco

 

Nelle ultime ore è stato lanciato anche un appello agli agricoltori e ai proprietari di mezzi agricoli affinché mettano a disposizione trattori e attrezzature per realizzare nuovi viali parafuoco nelle aree più esposte.

L'obiettivo è rallentare l'avanzata delle fiamme e proteggere le zone ancora indenni.

 

Il nodo della prevenzione

 

L'incendio di Montagna Grande riapre inevitabilmente il dibattito sulla prevenzione.

Nonostante il dispiegamento di mezzi e l'efficienza della macchina dei soccorsi, il fuoco continua a correre più veloce degli uomini. E torna d'attualità anche la questione della manutenzione dei viali parafuoco e delle fasce di protezione nelle aree boschive.

In particolare, nei giorni scorsi erano emerse segnalazioni sulla mancata realizzazione di alcuni viali parafuoco nella zona della montagna di Erice. Un tema che coinvolge enti pubblici e proprietari privati e che torna oggi al centro dell'attenzione.