Si accende il confronto politico a Favignana dopo la decisione della maggioranza di non accogliere la richiesta delle opposizioni di convocare un Consiglio comunale aperto. A intervenire è il capogruppo di maggioranza Angelo Sercia, che respinge le accuse di chiusura verso i cittadini e difende la scelta adottata durante la Conferenza dei Capigruppo.
Secondo Sercia, la maggioranza non ha votato contro la partecipazione popolare, ma contro una proposta ritenuta impropria nei tempi e nelle modalità. Le opposizioni avevano infatti chiesto un Consiglio aperto per discutere diversi temi legati all'attività amministrativa e alle linee programmatiche del governo cittadino.
Per la maggioranza, però, si sarebbe trattato di anticipare un confronto che troverà spazio nella relazione annuale del sindaco, prevista a un anno dall'insediamento dell'amministrazione e da discutere in aula secondo quanto previsto dalla legge.
"No alla propaganda, sì alle regole"
«Il Consiglio aperto è uno strumento importante previsto dal regolamento, ma non può essere utilizzato come arma ostruzionistica», sostiene Sercia. Nel comunicato si evidenzia come la richiesta fosse priva di documentazione specifica e riguardasse temi che saranno affrontati a breve nella relazione del primo cittadino.
Da qui la proposta della maggioranza: attendere la presentazione della relazione del sindaco e successivamente aprire il confronto con la cittadinanza su elementi concreti e verificabili.
Secondo Sercia, svolgere un Consiglio aperto prima della discussione ufficiale della relazione annuale rischierebbe anche di depotenziare il ruolo dei consiglieri comunali, chiamati a esaminare e discutere l'operato dell'amministrazione nella sede istituzionale deputata.
Solidarietà alla presidente Montoleone
Nel documento la maggioranza esprime inoltre «piena e convinta fiducia» alla presidente del Consiglio comunale Giuseppa Montoleone, finita nelle ultime settimane al centro delle critiche dell'opposizione.
Per Sercia, gli attacchi rivolti alla presidente sarebbero ingiustificati e rappresenterebbero un tentativo di delegittimare chi sta svolgendo il proprio ruolo «con equilibrio, imparzialità e rispetto delle istituzioni».
«Tentare di delegittimare chi applica le regole nell'interesse dell'intero Consiglio – conclude il capogruppo – significa colpire non una persona, ma il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche».