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15/06/2026 07:24:00

Il civismo, ovvero l'arte di stare sempre dalla parte giusta (o conveniente)

C'era un tempo in cui la politica si divideva tra idee, visioni e appartenenze. Si stava da una parte o dall'altra, con tutte le contraddizioni del caso, ma almeno gli elettori sapevano cosa aspettarsi.

Da qualche anno, invece, è arrivata l'epoca del civismo: la formula magica che consente di stare contemporaneamente a destra, a sinistra e al centro, senza dover mai spiegare davvero perché.

Il civismo è diventato il rifugio perfetto per chi considera le idee un dettaglio secondario. Un contenitore vuoto nel quale può entrare di tutto: l'ex militante progressista accanto all'ex dirigente del centrodestra, l'ambientalista insieme al sostenitore delle grandi colate di cemento, il garantista con il giustizialista.

Tutti insieme, purché si vinca.

Così, sempre più spesso, accade che i singoli candidati oggi siano posizionati da una parte, domani dall'altra. Giustificando ogni mossa sotto il "civismo" di facciata ma, soprattutto, di convenienza.

 

Chi è il civico?

 

La parola "civico" rappresentava l'impegno verso la comunità; oggi è l'alibi perfetto per evitare qualsiasi coerenza politica. Non conta più cosa si pensa, conta con chi conviene stare per vincere.

Così accade che chi denuncia la destra poi ne cerchi il sostegno, se lo ritrovi alleato e non dica nulla, perché senza quei voti si perde. Succede che chi per anni ha combattuto il centrosinistra si ritrovi al suo fianco; diranno che conta il progetto.

Insomma, basta aggiungere l'etichetta "civica" e ogni contraddizione viene assolta. Le alleanze più improbabili diventano improvvisamente virtuose, i cambi di casacca vengono raccontati come atti di responsabilità, le giravolte come evoluzioni naturali. Che emozione.

Il risultato è una politica sempre più liquida, dove gli schieramenti cambiano a seconda delle convenienze e i programmi si adattano alle circostanze.

Gli elettori vengono chiamati a votare persone più che idee, accordi più che progetti, equilibri di potere più che visioni di città.

Esiste anche un civismo autentico, fatto di cittadini che si impegnano senza appartenenze precostituite e con l'obiettivo di migliorare il territorio. Realtà sempre più rara, ma esiste.

Alla fine, il vero slogan del civismo contemporaneo potrebbe essere uno solo: oggi a sinistra, domani a destra, dopodomani dove conviene. Tutto e il contrario di tutto. Purché si resti al governo.

 

Vincere per vincere

 

È questa la logica che ormai domina una parte crescente della politica locale e, forse, sarebbe più onesto dichiararlo apertamente, invece di nasconderlo dietro il paravento del civismo. Perché quando l'unico obiettivo diventa conquistare il potere, mantenerlo, barattare posizioni e caselle, le idee passano in secondo piano. Quindi le alleanze si costruiscono esclusivamente sulla base della convenienza elettorale.

Non c'è nulla di scandaloso nel voler vincere una competizione politica, ma diventa un problema quando la ricerca del consenso viene mascherata da presunte battaglie civiche, da indipendenza dai partiti o da improbabili sintesi programmatiche.

Se tutto è compatibile con tutto, se ogni accordo è giustificabile e ogni cambio di posizione è accettabile, allora il civismo non è un valore, è semplicemente una strategia elettorale.