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16/06/2026 06:00:00

Sciroppo di teatro e TSO: se la xenofobia diventa una patologia da curare per legge

di Katia Regina

 

Abbiamo un problema di salute pubblica. Non parliamo del colesterolo alto o dell'influenza stagionale, ma di un'epidemia assai più insidiosa che sta colpendo ampi strati della classe politica globale e nostrana: l'atrofia progressiva dei neuroni specchio, accompagnata da deliri logistici noti come remigrazione. Di fronte a leader che teorizzano la deportazione di massa camuffata da eufemismi d'alta scuola – immaginando persino di revocare la cittadinanza a chi non supera un ipotetico esame di integrazione – la medicina tradizionale si dichiara impotente. Inutile somministrare calmanti a chi vede minacce esistenziali in un piatto di cous cous. La risposta, fortunatamente, ci arriva freschissima dalla sanità più avanzata che mira a curare i mali dell'anima e della politica: la prescrizione sociale.

Invece di ingolfare i pronto soccorso o abusare di ansiolitici, la scienza ci dice che i medici di base possono oggi prescrivere formalmente attività non cliniche – arte, natura, volontariato – per curare l’isolamento, l'ansia e i deficit di intelligenza emotiva. E allora, perché non applicare questo paradigma terapeutico complementare proprio a loro? A quanti, pur professando quotidianamente una sbandierata pietas cristiana, dimostrano una totale assenza di ragionevolezza biologica e storica?

 

Ipotizziamo allora una svolta nel welfare sanitario nazionale: l'istituzione delle UPS–X (Unità di Prescrizione Sociale per Xenofobi). Niente sanzioni, nessuna violenza, ma un rigoroso approccio clinico non farmacologico per restituire a questi soggetti il diritto di cittadinanza più importante: quella umana. Se la remigrazione è una disfunzione relazionale profonda dettata dall'ansia del diverso, il piano d'azione co–progettato dai nostri Link Worker (opportunamente formati nelle facoltà di scienze sociali e beni culturali) prevede percorsi terapeutici mirati, basati su solide evidenze biologiche.

 

Arts on Prescription (il risveglio dei neuroni specchio): la scienza dimostra che l'esperienza della bellezza attiva la simulazione incarnata (embodied simulation). I teorici dei muri e dei blocchi navali verranno sottoposti a cicli intensivi di Sciroppo di Teatro e visite museali guidate. Immaginiamo il paradosso illuminante: l'ideologo della purezza culturale costretto, da regolare ricetta medica su ricettario rosso, a passare tre ore davanti a un busto acefalo o a seguire un laboratorio di lettura ad alta voce di Goliarda Sapienza. Due settimane di esposizione ravvicinata all'arte contemporanea potrebbero miracolosamente riattivare quelle risonanze cerebrali bruscamente interrotte in gioventù.

 

Medicina biofilica e Nature Therapy (l'orticoltura dell'accoglienza): per curare l'ansia da sostituzione etnica, niente di meglio dei bagni di foresta (forest bathing) o, preferibilmente, dell'orticoltura terapeutica. I fautori delle ruspe saranno assegnati a gruppi di cammino misti e alla cura condivisa di orti urbani. Piantare pomodori e scavare la terra insieme a quegli stessi cittadini stranieri che vorrebbero cacciare ridurrà drasticamente l'attività del loro sistema nervoso simpatico e i livelli di cortisolo nel sangue. Se la terra è bassa, lo è per tutti: l'alleanza terapeutica sul campo curerà l'illusione che le radici biologiche abbiano un passaporto.

 

Volontariato coatto e Cittadinanza attiva: poiché l'altruismo è un determinante fondamentale della salute, la terapia prevede l'inserimento di questi pazienti in percorsi di prossimità informale nel Terzo Settore. Saranno prescritti turni obbligatori nelle mense comunitarie o nell'assistenza agli anziani a fianco di badanti e lavoratori stranieri. Sperimentare direttamente che senza quel 9% di PIL prodotto dagli immigrati l'intero sistema pensionistico – compreso il loro – andrebbe in depressione involutiva, fungerà da potente contromisura psicologica contro la demagogia.

Il monitoraggio clinico–tecnologico di questi pazienti sarà rigoroso. Come nel modello d'avanguardia di Lugano, i nostri politici e opinionisti affetti da sovranismo acuto saranno dotati di smartwatch per misurare la frequenza cardiaca di fronte a un salvataggio in mare. Se i battiti rimangono regolari e i livelli di stress scendono, significa che la cura sta funzionando e che il senso di umanità si sta finalmente consolidando, evitando il temuto "effetto bolla" del post–trattamento.

 

Fortunatamente, l'infrastruttura giuridica per far partire questa grande opera di bonifica mentale è già pronta. Nel febbraio 2026, la Conferenza Stato–Regioni ha approvato il Protocollo d'Intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute, riconoscendo formalmente il welfare culturale come politica pubblica nazionale. Il passo successivo è inevitabile: inserire il "Protocollo Umanità Essenziale" nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). La cura del cinismo deve essere un diritto garantito a tutti, a carico del Fondo Sanitario Nazionale.

Resta un’ultima, cruciale domanda da rivolgere a quanti ancora oggi firmano manifesti per la cacciata di milioni di esseri umani: come intendete attuare, concretamente, questa buffonata della remigrazione?

Fintanto che in questo Paese sarà in vigore l'attuale Costituzione – con i suoi sbarramenti insuperabili agli articoli 2, 3 e 10 – il vostro progetto di deportazione di massa non potrà mai partire. È giuridicamente morto in partenza. E allora qual è il piano? Cambiare la Carta costituzionale per inserire il diritto sovrano all'analfabetismo emotivo? Ricordiamo ai signori della purezza identitaria che l'ultimo tentativo di modificare la nostra Costituzione è stato sonoramente e magnificamente bocciato dagli italiani al referendum. Niente da fare, il popolo non vi segue sulla via dello smantellamento democratico. E allora cosa vi rimane? Un bel colpo di Stato? Quello sì che vi piacerebbe, e a guardare certe derive autoritarie da caserma, ammettiamolo, ne sareste persino capaci.

 

Ecco perché la vera svolta non sarà legislativa, ma sanitaria. Dal momento che la remigrazione è inattuabile per legge, a diventare obbligatoria per legge dovrà essere la cura. Altro che obiezioni: per quanti farneticano di razze e di espulsioni collettive, la politica del futuro dovrà prevedere una specie di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) culturale e umanitario.

Se non conoscete la ragionevolezza né quella pietas cristiana che tanto sbandierate nei vostri comizi, sarete prelevati dai nostri Link Worker e scortati d'urgenza nei musei, nei teatri e nei campi di volontariato. Non vi si chiede di cambiare idea, vi si impone di curarvi. Perché se la Costituzione tutela la libertà di pensiero, la salute pubblica ha il dovere di arginare l'infezione della disumanità prima che diventi incurabile.

 

Consigli per la lettura per quanti volessero iniziare la cura tra le mura di casa: assunzione immediata – preferibilmente a stomaco vuoto per evitare travasi di bile – di Siamo tutti africani. Breve storia del pregiudizio di razza di Guido Barbujani. Una lettura terapeutica illuminante che spiega, con il rigore della genetica, come l'unica vera remigrazione possibile sarebbe quella di rispedirci tutti quanti in Africa, visto che è da lì che siamo partiti.

 

Consigli per la visione: Il cartoon del genio Makkox: DisumaNation 

 

 
In collaborazione con: