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04/08/2026 06:00:00

Poveri sovranisti: l'insopportabile perfezione di Pedro Sánchez

di Katia Regina

 

Io li capisco, giuro. Sento quasi un'ondata di umana pietà per i nostri cari leader populisti di centrodestra. Mettetevi nei loro panni: da anni ci raccontano che per governare serve il pugno di ferro, il filo spinato, la retorica del prima gli autoctoni e la corsa al riarmo. E poi, lì a portata di sguardo nell'Europa del Sud, spunta lui. Pedro Sánchez. Un socialista che non solo governa, ma inanella successi su ogni fronte con quella snervante disinvoltura da primo della classe. Un uomo che ha avuto l'ardire di dire un secco no a Donald Trump sulle pretese di portare la spesa militare al 5% del PIL, che ha trasformato la Spagna in un modello di indipendenza energetica grazie alle rinnovabili mentre il resto del continente trema a ogni scossone geopolitico, e che tratta i migranti come una risorsa demografica ed economica indispensabile per il futuro del paese.

Come se non bastasse questa strabiliante dote di efficienza, Sánchez commette il reato peggiore per un politico contemporaneo: resta umano. Lo dimostra quando sceglie di regolarizzare con un solo decreto mezzo milione di migranti invisibili trasformandoli in cittadini con diritti e doveri, o quando alza la voce in sede internazionale per difendere i diritti umani a Gaza definendo la carestia una vergogna per l'umanità. Vi rendete conto della rabbia e del rosicamento che una figura in grado di coniugare pragmatismo ed empatia può scatenare in chi vive esclusivamente di slogan e paure? È del tutto naturale che, al primo minimo granello di sabbia nell'ingranaggio, la grancassa nazionalista si sia scatenata nel tentativo disperato di distruggerlo.

 

L'occasione perfetta sembrava arrivata qualche giorno fa a Ceuta. Una situazione improvvisa, surreale e complessa: 50.000 persone che scavalcano le barriere o si buttano in mare per entrare nell'exclave spagnola. Un evento dall'architettura fin troppo precisa per essere spontaneo. Forse una ritorsione del Marocco per il recente riavvicinamento diplomatico di Sánchez all'Algeria sul tema del Sahara Occidentale; o magari – azzarda qualcuno nei corridoi geopolitici più maliziosi – uno sgarbo orchestrato con la sponda di assi statunitensi o israeliani, poco lieti di avere a Madrid una voce così apertamente critica. "Finalmente la Spagna crolla!", hanno gridato in coro le destre europee.

 

Ma l'emergenza si è risolta nel giro di neanche 48 ore. Delle 50.000 persone arrivate, oltre 48.300 sono rientrate spontaneamente in Marocco, constatando l'assenza di accoglienza immediata e l'impossibilità di proseguire verso la penisola. Allarme rientrato. Nel frattempo, però, la reazione di Palazzo Chigi non si è fatta attendere con una mossa da antologia del grottesco: Giorgia Meloni – costretta a mostrare i muscoli anche per placare i continui latrati da destra della banda Vannacci, sempre pronta ad abbaiare alla sostituzione etnica ad ogni soffio di vento – ha subito sventolato la sospensione del trattato di Schengen con la Spagna. Una reazione segnata anche da una spiccata ingratitudine politica, se si pensa che proprio Sánchez era stato il primo e più signorile leader europeo a prendere le sue difese quando Trump l'aveva sbeffeggiata per la foto al G7, ammettendo sornione di essersi messo in posa con lei «quasi per compassione». Un gesto di eleganza istituzionale ripagato oggi con la clava propagandistica.

 

Del resto, all'iniziativa della Meloni manca soltanto un piccolo dettaglio pratico: l'Italia non confina con la Spagna. A questo punto, tra le varie emergenze nazionali, andrebbe inserito un decreto-legge per regalare alla Presidente del Consiglio un atlante geografico delle scuole medie, onde evitarle di blindare la frontiera marittima con la Sardegna credendo di bloccare la tratta dei Pirenei. E poi, se il criterio per sigillare i confini europei fosse la gestione degli arrivi, a seguire questa logica surreale dovrebbero essere gli altri paesi dell'Unione a chiudere i confini con l'Italia: con i numeri di Lampedusa e gli oltre 150 mila sbarchi registrati dal Ministero dell'Interno nel picco del 2023, se la Francia o la Germania applicassero il "metodo Meloni", ci ritroveremmo trasformati in un'isola quarantenata prima di sera.

 

Sullo sfondo di questo avvincente scontro di propaganda resta solo un insignificante dettaglio di contorno: almeno 80 persone sono morte annegate nel braccio di mare attorno a Ceuta. Ma questo, nelle contabilità del cinismo politico e dei teorici della remigrazione, non fa notizia e non interessa a nessuno.

 

L'importante era tentare di colpire colui che sta dimostrando l'inconfessabile: che esiste una strada alternativa per governare. Un leader del genere non può che essere un incubo per certi sovranisti, un cortocircuito quotidiano che mette a dura prova la loro stabilità mentale. A questo punto, per pura carità cristiana e per salvare la salute psicofisica di certa classe dirigente ed evitare che finiscano tutti in analisi da uno bravo, mi sento di rivolgere un accorato appello al premier spagnolo: caro Pedro, facci un favore. Visto che sei pure noto come el guapo e la natura è stata decisamente fin troppo generosa con te, almeno comincia a vestirti male! Dai loro questa piccola consolazione, renditi un minimo imperfetto, o qui la concorrenza rischia davvero il crollo nervoso.

 

Consigli per la lettura: "Utopia per realisti" di Bregman. Se vi è rimasta la curiosità di capire come sarebbe un mondo governato con un pizzico di pragmatica umanità (e senza atlanti geografici inventati), vi consiglio di recuperare questo volume e magari regalarlo a qualche conoscente nostalgico, giusto per rovinargli del tutto il sonno.


 

Consigli per la visione: per conoscere meglio la storia dell'ascesa politica di Pedro Sanchez