L’incendio che ha devastato Montagna Grande continua a far discutere. Dopo giorni di fiamme e ettari di bosco andati in cenere, arrivano le prese di posizione dei sindacati forestali e della deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che punta il dito contro la Regione Siciliana e contro un sistema di prevenzione giudicato insufficiente.
“Quello che è successo a Montagna Grande non è stata una fatalità: è il risultato di una prevenzione che non c’è, di una macchina dei soccorsi che si inceppa quando serve davvero”, dichiara Ciminnisi che ha presentato un'interrogaazione all'Ars.
La parlamentare richiama anche quanto accaduto nel 2020, quando la stessa area era stata colpita da un altro grave incendio. “Un’altra ferita aperta su una terra già bruciata nel 2020 dagli stessi fuochi, nello stesso posto, con le stesse drammatiche lacune. Come se nulla, in sei anni, fosse cambiato”.
Nel mirino finiscono anche i mezzi di soccorso. “I Canadair che hanno combattuto l’incendio non erano in Sicilia. Sono arrivati da Lamezia Terme e da Roma. Mentre le fiamme avanzavano spinte dallo scirocco fino a Macari e San Vito Lo Capo, si aspettava che i mezzi attraversassero il Mediterraneo”, sostiene Ciminnisi.
E aggiunge: “Nel frattempo, il monitoraggio dell’emergenza lo garantiva non la Regione, ma i volontari dell’Occhio Virtuale di SOS Valderice”.
La deputata chiede chiarimenti alla Regione: “Dov’era la flotta aerea regionale prevista dal Piano antincendio approvato pochi mesi fa? Dov’erano i sentieri ripuliti, i viali parafuoco, i mezzi di terra che avrebbero dovuto isolare i focolai nelle prime ore? Ogni anno approviamo piani, ogni estate contiamo le ceneri”.
Sulla stessa linea intervengono i segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Trapani, Giovanni Di Dia, Massimo Santoro e Leonardo Falco.
“Non possiamo più tollerare che il patrimonio boschivo della nostra provincia continui ad andare in fumo a causa di croniche e inaccettabili carenze del sistema di prevenzione regionale”, affermano i sindacati.
Per Di Dia, Santoro e Falco, l’incendio di Montagna Grande è “l’ennesima ferita profonda inferta al nostro territorio” e “un disastro che si sarebbe potuto e dovuto evitare se la Regione Siciliana avesse pianificato per tempo e con risorse adeguate la cura del demanio boschivo, a partire dal potenziamento di un personale ormai drasticamente sottorganico”.
I sindacati chiedono da tempo una riforma del settore forestale e maggiori investimenti per la salvaguardia del territorio. “La tutela dell’ambiente non si fa con i proclami emergenziali a disastro avvenuto, ma con una prevenzione strutturale che quest’anno, ancora una volta, si è rivelata del tutto insufficiente”, dichiarano.
E ancora: “Chiediamo da tempo una riforma del settore forestale e investimenti concreti per la salvaguardia del territorio, ma le risposte del governo regionale continuano a essere tardive ed elusive, lasciando la Sicilia esposta a un costante rischio ecologico ed economico”.
Accanto alla critica, arriva anche il ringraziamento a chi ha lavorato per spegnere le fiamme. “Esprimiamo la nostra gratitudine a tutti i lavoratori della forestale, ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile e ai volontari che, con coraggio e spirito di sacrificio, stanno affrontando le fiamme in condizioni estreme per limitare i danni”, affermano i segretari di categoria.
“Uomini e donne che operano spesso in contesti di precarietà e con mezzi non sempre ottimali, dimostrando un attaccamento al lavoro e al territorio che merita il massimo rispetto e, soprattutto, risposte concrete sul piano della stabilizzazione occupazionale e della sicurezza sul lavoro”.
Per Ciminnisi, ora il timore riguarda anche altre aree verdi del territorio. “La preoccupazione si sposta sul Monte Erice e sulle altre aree boschive della nostra Sicilia. Stessa vulnerabilità, stessa storia di abbandono, stessa esposizione al rischio”.
La deputata chiede un cambio di passo immediato: “Se la Regione non cambia passo subito, con lavoratori forestali stabili, boschi manutenuti, mezzi davvero operativi sul territorio, nelle prossime settimane potremmo piangere altri disastri”.
“Questi boschi sono casa nostra, sono la nostra memoria, sono il futuro dei nostri figli. Meritano rispetto e risorse vere, non annunci e decreti rimasti sulla carta”, conclude Ciminnisi.
Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Trapani annunciano che non abbasseranno la guardia e chiederanno un incontro urgente con le istituzioni competenti “affinché si avvii immediatamente un piano straordinario di presidio e messa in sicurezza delle aree boschive della provincia”.