Campo largo, ma non proprio sereno. Le ultime ore sono state caratterizzate da una serie di botta e risposta tra Cateno De Luca, che appare sempre più spostato verso il centrodestra, Ismaele La Vardera e il PD.
Nomi tanti, idee confuse. La Vardera, forte del risultato amministrativo di Bronte e di Agrigento, ha deciso che, comunque, sarà il candidato alla presidenza della Regione.
Primarie sì o no, si vedrà. Certo è che La Vardera, su Live Sicilia, perimetra: «Sono davvero stanco di certi tatticismi. La locomotiva del campo alternativo al centrodestra non è il Pd di Barbagallo ma Controcorrente e, se lui vuole continuare a perdere tempo, non resteremo ad aspettare il Pd di Barbagallo. A volte mi viene il dubbio se davvero vogliamo vincere».
E a stretto giro è arrivata la lettera di Dario Safina, che, dalle pagine dello stesso giornale, si è premurato di far sapere a La Vardera e al popolo dem che le parole del leader di Controcorrente erano scomposte: «Offendono la comunità politica del Partito Democratico siciliano».
La Vardera: «Il ragazzino vi saluta»
Il deputato affida ai social una riflessione: «La settimana che è trascorsa mi ha visto, mio malgrado, al centro di continui attacchi da parte di elementi di spicco del governo Schifani. Fanno riflettere le bordate di chi “dovrebbe” essere tuo alleato, ma questa è un’altra storia.
Ad ogni modo, si sono scomodati per me: l’ex presidente del Parlamento Miccichè, poi l’ex presidente della Regione Lombardo, fino all’attuale presidente del Parlamento Galvagno. Tutti concordi nel dire che io non avrei le competenze per amministrare la Sicilia».
Hanno paura, dice La Vardera, di chi etichettano come un “ragazzino” della politica, che evidentemente fa paura.
Piccato, aggiunge: «Sulle competenze devo dire che avete ragione. Non ho esperienza. Non ho esperienza nell’imporre l’assunzione di mia moglie in un ente regionale, così come fa il vostro collega deputato Gallo. Non ho esperienza nell’essere arrestato, così come i vostri colleghi, in ordine: 1. on. Mancuso, 2. on. Castiglione. Insomma, non mi intendo di questo genere di cose, e lo rivendico con orgoglio.
Schifani era presidente del Senato: come esperienza potrebbe fare lezioni, eppure i risultati sono noti. Ogni giorno, invece, pancia a terra, studio per svolgere al meglio il mio ruolo. Da solo e all’opposizione ho portato risultati verificabili e documentabili.
Dico solo che il prossimo presidente della Regione non deve essere un uomo solo al comando, ma il finalizzatore di un team con altissime competenze nei singoli settori.
A un presidente di Regione va chiesto massimo rigore, credibilità e voglia di lavorare senza sosta. E soprattutto la capacità di non essere ostaggio dei suoi stessi alleati.
I siciliani diranno se ho queste capacità. Nel frattempo vi dico grazie: ogni vostro attacco mi fa guadagnare almeno dieci punti. Il ragazzino vi saluta».
Centrodestra, prova di coalizione
Giovedì si sono riuniti a Palermo i responsabili regionali delle forze politiche del centrodestra siciliano: Nino Minardo (Forza Italia), Luca Sbardella (Fratelli d'Italia), Nino Germanà (Lega), Marianna Caronia (Noi Moderati), Fabio Mancuso (Grande Sicilia), Decio Terrana (Udc) e Carmelo Pace (Democrazia Cristiana).
C’è un messaggio chiaro arrivato dalle amministrative: «Non si può ignorare il segnale delle urne, che ha evidenziato un problema: gran parte della responsabilità va attribuita all’esserci presentati divisi in tante realtà locali. I risultati conseguiti, se da un lato confermano la forza del centrodestra e il consenso di cui continua a godere tra i siciliani, dall'altro richiamano tutte le forze della coalizione alla necessità di rafforzare il coordinamento politico, la programmazione condivisa e la capacità di tradurre l'unità dell'alleanza in una proposta sempre più coesa e competitiva sui territori. Da questa consapevolezza intendiamo ripartire, facendo tesoro delle indicazioni emerse dal voto».
Sul tavolo della riunione non c’è alcuna ipotesi di elezioni anticipate: le regionali si terranno a scadenza naturale, nel 2027.