La Waterloo di Trump
La Waterloo di Trump per il dominio assoluto nel Medio Oriente si è palesata nell’accordo con l’Iran. La bozza del memorandum è composta da 14 clausole, con scadenze, cifre e paletti messi nero su bianco, ed è stata ideata per trasformare il cessate il fuoco in un’intesa solida e duratura.
Un capolavoro a favore del regime degli ayatollah, ormai divenuto quello dei Pasdaran, ratificato anche dalle parole dei dissidenti iraniani: “Speravamo nella caduta degli ayatollah, ora ci sentiamo traditi”.
Il tutto è già contemplato al punto uno, che recita:
“La Repubblica Islamica e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati coinvolti nell'attuale guerra, dichiarano, con la firma del presente Memorandum d'Intesa, la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano a non intraprendere da questo momento alcuna azione ostile l'uno contro l'altro, né a minacciare o usare la forza reciproca. L'accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e dei restanti articoli”.
Anche l’articolo 11 è significativo:
“Gli Stati Uniti si impegnano, alla luce dei progressi nei negoziati verso un accordo finale, a sbloccare e rendere pienamente disponibili i fondi e i beni della Repubblica Islamica dell'Iran attualmente congelati o soggetti a restrizioni. Tali fondi, detenuti in conti principali o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale stabilito dalla Banca Centrale iraniana e saranno completamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a rilasciare tutte le autorizzazioni e licenze necessarie”.
La clausola sei è la punta di diamante:
“Gli Stati Uniti, insieme ai loro partner regionali, si impegnano a elaborare un piano globale, concordato da entrambe le parti, per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell'Iran, garantendo finanziamenti per almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di tale piano sarà definito entro 60 giorni come parte dell'accordo finale”.
Poi la riapertura dello Stretto di Hormuz, che però al 28 febbraio risultava già aperto e senza pedaggi per il transito. Alcuni rumors raccontano che l’introduzione di una tassa sia nell’agenda delle parti.
Senza dimenticare che la guerra, oltre al tema della produzione di uranio per la costruzione dell’ordigno nucleare, doveva favorire anche un regime change per salvare le donne iraniane. Poi, però, si è cambiata linea e, alla clausola 2, è stato stabilito di “astenersi da qualsiasi interferenza negli affari interni dell'altra parte”.
Le elezioni di midterm di novembre, con un’economia in sofferenza per la diminuzione del Pil e l’aumento dell’inflazione, potrebbero sancire la vera Waterloo trumpiana.
Vittorio Alfieri
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