Venerdì 26 e sabato 27 giugno, alle 19.30, il Cretto di Burri a Gibellina ospita «L'Orestea di Gibellina» di Emilio Isgrò: una prima nazionale che fa da anteprima alla 45ª edizione delle Orestiadi, nell'anno in cui Gibellina è Capitale italiana dell'arte contemporanea. L'opera che diede il nome al Festival torna dove tutto è cominciato, riscritta dall'autore come installazione teatrale.
Un'opera che torna dove tutto è cominciato
Non è un debutto qualsiasi. L'Orestea di Isgrò è il punto di origine del Festival: dalla sua prima messa in scena, negli anni Ottanta, nacque il nome stesso delle Orestiadi e quella linea di tensione tra classico e contemporaneo che ha tenuto insieme quarantacinque edizioni. Riportarla a Gibellina nell'anno della Capitale dell'arte contemporanea è una scelta che chiude un cerchio e, insieme, lo riapre: l'artista non ripropone lo spettacolo del passato, ma lo riscrive per il luogo che oggi è diventato simbolo della città.
Quel luogo è il Cretto di Burri, l'enorme distesa di cemento bianco con cui Alberto Burri, a partire dagli anni Ottanta, ricoprì le macerie della Gibellina rasa al suolo dal terremoto del Belìce del 1968. Camminare e recitare su quel sudario significa stare letteralmente sopra la città scomparsa: l'opera di Isgrò parte da qui.
Più installazione che spettacolo
L'autore stesso definisce il lavoro più come installazione teatrale che come spettacolo: musiche, suoni, parole e immagini costruiti a partire dalla sua trilogia dell'Orestea, in forma itinerante. L'azione si svolge dal tramonto fino al buio. Dal Cretto riemergono i suoni della città vecchia e le voci dei cori, elaborate da Angelo Sicurella, mentre i personaggi del mito greco vengono evocati come fantasmi.
In scena ci sono Donatella Finocchiaro nei panni di Clitennestra, Vincenzo Pirrotta in quelli di Agamennone, Sandra Toffolatti come l'Oracolo, Aurora Falcone come Cassandra, Fabrizio Falco nel ruolo di Oreste e Federica D'Angelo in quello di Elettra. Le accompagna la musica dal vivo di Giovanni Caccamo, che per l'occasione ha messo in note un testo di Isgrò. Il prologo è affidato a Pietrangelo Buttafuoco; l'epilogo allo stesso artista.
Le cancellature e il buio
Il finale è il momento in cui l'opera si fa più riconoscibilmente «isgroviana». Sul Cretto compaiono le cancellature, il segno con cui l'artista lavora da decenni: l'Orestea verrà cancellata, e con lei il Cretto stesso, che scomparirà nel buio della sera. A chiudere sarà Isgrò, da solo, con un omaggio a Ludovico Corrao, l'avvocato e politico che dopo il sisma immaginò la ricostruzione di Gibellina attraverso l'arte, chiamando i grandi artisti del Novecento a lasciarvi il segno.
Nel testo che accompagna l'opera, Isgrò torna sul significato di quella parola, «macerie». Ricorda che nel manifesto degli anni Ottanta fu sostituita con «ruderi», perché la prima «non suonava bene» ai dirigenti del Teatro Massimo di Palermo, allora partner dell'impresa con il Comune di Gibellina. Quelle macerie sarebbero poi state coperte dal Cretto, scrive, «senza riuscire tuttavia a cancellare le ceneri e le macerie che stavano per ricoprire il mondo». E le collega all'oggi: l'Ucraina, il Venezuela, Gaza. Per l'artista la storia del mondo è una storia di cancellazioni, che possono anche essere costruttive quando non vengono deviate dalle guerre.
«Atti di resistenza contemporanea»
L'Orestea apre un'edizione speciale, diretta da Alfio Scuderi e intitolata «Atti di resistenza contemporanea». Il titolo, spiega la direzione, nasce dall'idea che portare avanti per quarantacinque anni un progetto come quello delle Orestiadi sia stato un atto civile, oltre che artistico: un impegno con il territorio nato dallo stesso sentimento di rinascita delle prime edizioni.
L'intera edizione è pensata per raccontare il legame tra arte e teatro che è da sempre l'identità di Gibellina. «Le Orestiadi testimoniano ancora una volta un teatro che non si ferma alla denuncia ma rilancia nuove riflessioni adatte ai tempi», ha dichiarato la presidente della Fondazione, Francesca Maria Corrao.
Dopo l'anteprima del 26 e 27 giugno, il Festival prosegue dal 3 luglio al 2 agosto tra il Baglio di Stefano e il Cretto di Burri. In programma, fra l'altro, gli omaggi ai centenari di Dario Fo e Arnaldo Pomodoro, l'installazione di Roberto Andò e Mimmo Paladino con la voce di Toni Servillo, spettacoli di Antonio Rezza, Marco Paolini, Marco Baliani e Giacomo Cuticchio, e la chiusura al tramonto sul Cretto con il duo Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura e con Dimartino.