Oltre 3.300 percettori del Reddito di cittadinanza sono risultati privi dei requisiti necessari per accedere al beneficio, con un'indebita percezione accertata che supera i 43 milioni di euro. È il risultato dell'attività di analisi e controllo svolta dall'INPS in collaborazione con la Guardia di Finanza nell'ambito di uno specifico protocollo d'intesa finalizzato al contrasto delle frodi in materia di prestazioni assistenziali e previdenziali.
Le verifiche, avviate e sviluppate nel corso degli ultimi mesi, hanno riguardato principalmente due categorie considerate a rischio: soggetti che avevano omesso di dichiarare situazioni incompatibili con il beneficio, come lo stato di detenzione o condanne per reati ostativi, e beneficiari titolari di partite IVA o di cariche societarie non correttamente comunicate.
Controlli su detenuti e condannati
Un primo filone investigativo ha interessato le domande presentate tra il 2019 e il 2021 da persone che non avevano dichiarato la propria condizione detentiva o precedenti penali incompatibili con la normativa sul Reddito di cittadinanza.
Grazie allo scambio di informazioni tra INPS e Ministero della Giustizia sono state individuate oltre 5.700 posizioni sospette. Dopo ulteriori approfondimenti effettuati dal Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, 4.374 casi sono stati segnalati ai reparti territoriali del Corpo.
Le verifiche finora concluse hanno evidenziato un tasso di irregolarità superiore all'82%, con un danno economico stimato in oltre 8,7 milioni di euro.
Sotto la lente partite IVA e cariche societarie
Un secondo fronte di indagine ha riguardato i percettori del sussidio titolari di imprese, partite IVA o incarichi societari, sia nel settore artigiano e commerciale sia in aziende con dipendenti.
I controlli effettuati dalla Guardia di Finanza sulle segnalazioni trasmesse dall'INPS hanno già consentito di accertare oltre 2.600 irregolarità, riconducibili principalmente all'omessa comunicazione dell'apertura di una partita IVA o dell'assunzione di cariche societarie.
Le somme percepite senza averne diritto in questo ambito superano i 36 milioni di euro.
Revoche e recupero delle somme
Per tutti i soggetti risultati irregolari sono state avviate le procedure di revoca del beneficio e di recupero delle somme indebitamente percepite. Nei casi in cui siano emersi profili di rilevanza penale, è stata inoltre disposta la segnalazione all'Autorità giudiziaria competente.
Secondo INPS e Guardia di Finanza, i risultati ottenuti confermano l'efficacia della collaborazione istituzionale basata sull'integrazione delle banche dati, sull'analisi preventiva del rischio e sul costante scambio di informazioni tra le amministrazioni coinvolte.
L'obiettivo resta quello di garantire che le risorse pubbliche destinate al welfare raggiungano esclusivamente i cittadini che ne hanno effettivamente diritto, contrastando ogni forma di abuso e tutelando l'equità del sistema di assistenza sociale.