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24/06/2026 20:23:00

Per il WWF Sicilia il Piano di Ripristino della Natura deve cambiare passo

WWF Sicilia: “Il Piano di Ripristino della Natura deve cambiare passo

Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura entra nella fase decisiva anche in Sicilia, dove entro il 9 giugno 2026 stakeholder e associazioni sono chiamati a presentare contributi formali. Un passaggio cruciale nel percorso di attuazione della Nature Restoration Law europea, che punta al recupero degli ecosistemi degradati entro il 2030 e il 2050. In questo contesto si inserisce il documento presentato dal WWF Sicilia Nord Occidentale, che interviene con una posizione netta: il piano deve segnare una  discontinuità rispetto al passato, evitando errori e criticità già registrati nella gestione dei fondi ambientali, a partire dal PNRR.

 

“Basta progetti senza risultati concreti”

Nel suo contributo, il WWF richiama il rischio di replicare dinamiche già viste nei progetti di forestazione urbana finanziati negli anni scorsi, spesso caratterizzati – secondo l’associazione – da scarsa manutenzione, piantumazioni non adeguate e controlli limitati alla sola rendicontazione burocratica.

«Il PNR deve segnare il passaggio dalla rendicontazione formale al ripristino reale: i progetti devono produrre natura viva e funzionale nei territori, non solo esistere sulla carta», si legge nel documento.

L’associazione chiede quindi al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Ministero dell’Agricoltura regole più stringenti, con validazioni preventive dei progetti, indicatori ecologici misurabili, controlli sul campo e possibilità di revoca dei finanziamenti in caso di inadempienze.

 

Il nodo Sicilia: ritardo storico e fragilità ambientale

Il contributo parte da una premessa chiara: la Sicilia sconta un ritardo strutturale nella gestione del patrimonio naturale, nella governance forestale e nella pianificazione ambientale.

Per questo il WWF propone un obiettivo di lungo periodo: portare la copertura forestale effettiva dell’Isola tra il 25% e il 30% entro il 2050, accompagnata da inventari aggiornati e basati su dati biologici reali, in grado di distinguere aree sane da territori degradati o incendiati non rigenerati.

Un punto centrale riguarda anche la filiera vivaistica pubblica regionale, ritenuta insufficiente per sostenere gli obiettivi di forestazione.

 

Città, coste e aree protette: le priorità

Ampio spazio è dedicato anche al verde urbano. Il WWF evidenzia il divario tra le città siciliane e la media nazionale, chiedendo obiettivi vincolanti di incremento della dotazione arborea, censimenti digitali pubblici e piani comunali del verde.

Per Palermo, ad esempio, il dato riportato è di circa 11 alberi ogni 100 abitanti, contro una media italiana di 24.

Tra le misure indicate anche il principio del “no net loss”, secondo cui la perdita di verde urbano non può essere compensata con interventi lontani dai territori interessati.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione su due fronti ambientali considerati strategici: la tutela e il ripristino degli ambienti dunali costieri e il completamento della rigenerazione ecologica della Riserva di Monte Pellegrino, a Palermo.

 

La domanda finale alle istituzioni

Nel documento, il WWF pone infine un interrogativo diretto alle istituzioni regionali: quale contributo reale sta arrivando dalla Sicilia alla costruzione del Piano Nazionale di Ripristino della Natura?

«La rinaturalizzazione deve diventare una grande opera pubblica diffusa e verificabile – afferma l’associazione – non servono progetti costruiti solo per spendere fondi, ma interventi capaci di produrre effetti concreti su biodiversità, sicurezza idrogeologica e qualità della vita».

Un richiamo che si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla capacità dei territori di trasformare le strategie ambientali in risultati misurabili, soprattutto nelle aree più fragili del Mediterraneo come la Sicilia.