Una semplice sosta al mare, dopo un lungo viaggio, si trasforma in un’occasione mancata e in una riflessione più ampia su accoglienza e turismo a Marsala. È la lettera di un lettore che racconta un episodio apparentemente banale, ma capace di mettere in luce un problema diffuso: non tanto i prezzi, quanto l’atteggiamento verso chi il territorio lo vive — o vorrebbe scoprirlo.
Mare, mare, mare… mission possible?
Nella terra dei Gattopardi tutto cambia perché tutto rimanga com’è.
Ieri pomeriggio, di ritorno da una “cavalcata” automobilistica regionale (tornavamo da Acireale), decidiamo con la mia dolce metà di fermarci in un lido della zona nord per un paio d’ore di sole e bagno e poi, con buona probabilità, anche aperitivo e pizza.
Alla nostra richiesta di fruire di ombrellone e sdraio, una gentile signora mi comunica che la somma da spendere era di 25 euro.
Replico ricordando che erano già oltre le 18 e che era strano ci si chiedesse la stessa cifra come se ci fossimo presentati al lido alle 9 del mattino.
La controreplica della signora è agghiacciante: “I miei operai lavorano tutta la giornata e devo pagarli”.
Evidenziato ulteriormente che era alquanto bislacco assimilare il SUO problema operai con la NOSTRA voglia di mare, e complice la stanchezza del viaggio, abbiamo chiuso la conversazione e siamo tornati a casa.
Ciò che voglio condividere, però, è la riflessione che ci ha accompagnato durante il rientro.
A nostro parere il lido ha sbagliato tre volte.
La prima: chiedere, per appena due ore, la stessa somma prevista per l’intera giornata.
La seconda: non aver immaginato una suddivisione in fasce orarie, considerando che c’è chi può andare al mare alle nove del mattino, chi a mezzogiorno e chi alle sei del pomeriggio.
La terza: non immaginare che io e mia moglie, oltre a sole e mare, avremmo potuto consumare un aperitivo o magari una pizza, spendendo certamente più di 25 euro.
Ma c’è un errore che ingloba tutti gli altri: l’atteggiamento nei confronti del turista, sia esso locale o meno.
Perché ci si riempie la bocca di buoni propositi sul turismo quando poi si viene accolti con comportamenti come questo?
E il riverbero di questi atteggiamenti? Noi siamo indigeni, ma abbiamo immaginato una coppia di Cremona, magari appena sbarcata nel nostro aeroporto, a cui viene suggerito un bagno ristoratore alle sei del pomeriggio… e che si sente rispondere così.
“Chissi semu!” verrebbe da dire. Ma subito nasce una domanda provocatoria: questa modalità deve continuare? Questo modo respingente di accogliere è sostenibile?
Sarà mai possibile immaginare un tavolo di confronto tra tutti i soggetti interessati (amministrazione, associazioni di categoria, singoli gestori) per definire un codice di comportamento comune, basato su accoglienza e disponibilità?
È un sogno pensare che sia la coppia locale sia quella di Cremona possano raccontare e promuovere un’esperienza positiva?
È utopia puntare a far crescere un intero settore, e non il singolo operatore, attraverso comportamenti intelligenti e servizi di qualità?
Torneremo in quel lido. Siamo recidivi, perché comunque ci piace.
Non so quando e a che ora, ma spero di potervi raccontare qualcosa che ci lasci davvero a bocca aperta. Una mission possible che, dalle parti di Capo Boeo, siamo ancora in tempo a realizzare.