Trapani, aiuti economici in ritardo. Lamia: "Famiglie lasciate sole"
Una denuncia durissima, che parla di cittadini in povertà assoluta privati di un sostegno indispensabile per affrontare le spese quotidiane.
È quella contenuta nell'interrogazione presentata dal consigliere comunale Nicola Lamia (FdI) all'amministrazione Tranchida, sullo stato dei contributi economici destinati alle fasce più fragili della popolazione.
Nel documento, Lamia sostiene che i Servizi Sociali abbiano già completato l'istruttoria delle pratiche relative ai sussidi economici per cittadini in condizioni di estrema povertà, ma che tali contributi non siano stati ancora erogati.
Secondo il consigliere, il blocco dei pagamenti sarebbe riconducibile alla mancata approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto consuntivo.
Lamia descrive un quadro particolarmente allarmante.
Nell'interrogazione afferma che centinaia di cittadini indigenti sarebbero oggi privati dell'unico sostegno economico disponibile per affrontare bisogni essenziali come l'acquisto di alimenti, medicinali e il pagamento delle utenze domestiche. Non si tratterebbe, secondo il consigliere, di contributi accessori, ma di misure indispensabili per la sopravvivenza di famiglie già colpite da gravi difficoltà economiche.
Cittadini sui quali, secondo il consigliere, l'amministrazione avrebbe scaricato il peso dei ritardi burocratici e amministrativi "producendo effetti sociali devastanti".
La risposta fornita in aula dall'assessore ai Servizi Sociali Giuseppe Virzì, tuttavia, respinge con decisione questa ricostruzione. L'assessore sostiene che l'attività di assistenza economica non si sia mai interrotta e che gli uffici continuino a garantire interventi a favore delle fasce più fragili.
I numeri forniti dal Comune raccontano una realtà diversa da quella descritta nell'interrogazione.
Da gennaio a giugno 2026 sono state presentate 32 istanze di assistenza economica straordinaria e ordinaria. Di queste, dieci riguardavano il periodo gennaio-febbraio: otto sono state accolte e già liquidate, mentre due non sono state ammesse per mancanza dei requisiti.
Per le 22 pratiche presentate tra marzo e giugno, sette sono già state valutate positivamente e risultano ammissibili al contributo, tre sono state respinte, sette sono ancora in fase di istruttoria e cinque devono completare il percorso di valutazione.
È proprio sulle sette pratiche già ammesse che emerge il nodo della vicenda.
L'assessore conferma infatti che, nelle more dell'approvazione del bilancio, il Comune opera in regime di esercizio provvisorio e deve rispettare i vincoli previsti dalla normativa contabile.
Virzì respinge inoltre l'idea di un blocco generalizzato degli aiuti e rivendica una gestione programmata delle risorse.
Secondo l'assessore, il Servizio Sociale deve distribuire i fondi disponibili lungo l'intero anno per evitare che vengano esauriti nei primi mesi, lasciando senza risposta eventuali nuove situazioni di disagio che potrebbero emergere successivamente.
Lo scontro politico si inserisce però in un contesto più ampio che riguarda molti enti locali siciliani.
Da mesi, ANCI Sicilia denuncia una forte penalizzazione nella distribuzione del Fondo di solidarietà comunale.
Infatti, i Comuni dell'Isola perderebbero ogni anno circa 200 milioni di euro a causa di criteri di riparto ancora fortemente basati sulla spesa storica anziché sui reali fabbisogni dei territori.
Una battaglia che, nelle scorse settimane, ha portato alla presentazione di una petizione nazionale e che è stata rilanciata anche davanti alla Commissione Bilancio dell'Assemblea regionale siciliana. Per ANCI Sicilia, la carenza di risorse si riflette direttamente sulla capacità degli enti di garantire servizi essenziali come assistenza sociale, sostegno alla disabilità, asili nido e interventi per le famiglie in difficoltà.
A Trapani il confronto resta aperto.
Da una parte le accuse dell'opposizione, che parla di contributi bloccati e responsabilità politiche; dall'altra la difesa dell'amministrazione, che rivendica il lavoro degli uffici e richiama le responsabilità di un governo regionale e nazionale che considerano i servizi sociali il fanalino di coda del Paese.
In mezzo ci sono i cittadini che attendono una risposta concreta: perché al di là delle cifre e delle polemiche, una pratica approvata non produce alcun effetto finché il contributo non arriva realmente nelle tasche di chi ne ha bisogno.
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