L'avvocato Ruvolo e la banda dei falsi sinistri. L'inchiesta
Vi siete mai chiesti cosa succede se un automobilista viene investito da un'auto che fugge via? Oppure se l'incidente è causato da un veicolo senza assicurazione? O ancora se il responsabile non è identificabile?
In questi casi esiste il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, uno strumento pubblico che interviene per risarcire chi ha subito un danno quando non c'è una compagnia assicurativa a cui rivolgersi. In Sicilia la gestione del Fondo è affidata a UnipolSai.
È un meccanismo pensato per tutelare le vittime. Ma cosa accade se qualcuno prova a sfruttarlo inventando incidenti mai avvenuti? Se dietro una richiesta di risarcimento ci sono testimoni compiacenti, referti costruiti e cause civili basate su fatti che, secondo gli investigatori, non sono mai successi?
È da questa domanda che nasce la maxi inchiesta della Procura di Trapani che vede coinvolte 29 persone e al cui centro c'è l'avvocato alcamese Ubaldo Ruvolo, per il quale è stata chiesta la custodia cautelare in carcere. Secondo l'accusa avrebbe coordinato una rete specializzata nella costruzione di falsi sinistri stradali e nelle richieste di risarcimento alle compagnie assicurative e al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
Da qui prende avvio una delle più vaste indagini sulle frodi assicurative emerse negli ultimi anni in provincia di Trapani.
La rete di incidenti fantasma
Ventinove indagati, decine di presunti incidenti stradali inventati, testimoni compiacenti, richieste di risarcimento alle compagnie assicurative e cause civili portate avanti davanti ai tribunali. È una delle più vaste inchieste sulle frodi assicurative mai emerse nel Trapanese quella coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani e sfociata nella richiesta di misure cautelari nei confronti di 29 persone, gran parte delle quali residenti tra Alcamo, Castellammare del Golfo ed Erice.
Al centro dell'indagine c'è l'avvocato alcamese Ubaldo Ruvolo, per il quale la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere. Secondo gli investigatori sarebbe stato il promotore e organizzatore di una struttura che per anni avrebbe costruito falsi sinistri stradali con l'obiettivo di ottenere risarcimenti assicurativi.
Una vicenda che presenta anche un profilo particolarmente delicato: Ubaldo Ruvolo è infatti fratello di Michele Ruvolo, presidente della sezione civile del Tribunale di Trapani.
L'accusa: un'associazione per delinquere specializzata nelle frodi assicurative
Il primo capo d'imputazione contestato dalla Procura è il più pesante. Gli investigatori ipotizzano infatti l'esistenza di un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe assicurative, falsi e autoriciclaggio.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Ruvolo avrebbe svolto il ruolo di coordinatore dell'intera organizzazione, individuando le persone da coinvolgere nei presunti sinistri, predisponendo le pratiche risarcitorie, seguendo le cause civili e organizzando il sistema delle testimonianze.
Attorno a lui si sarebbe mosso un gruppo composto da procacciatori, presunti falsi danneggiati e testimoni che avrebbero confermato versioni dei fatti ritenute non veritiere dagli investigatori.
L'organizzazione, secondo la Procura, avrebbe operato almeno dal 2020 fino alla primavera del 2025.
Chi sono gli indagati
Oltre a Ruvolo risultano indagati Federico Alesi, Giuseppe Amodeo, Vincenzo Agrusa, Francesca Anselmo, Giuseppe Argento, Vito Balsamo, Ignazio Battaglia, Carlo Blunda, Ignazio Blunda, Francesco Borromeo, Vittorio Calabria, Giuseppe Coraci, Alberto Cotton, Vincenzo Giarratano, Vito Lo Biundo, Salvatore Lo Presti, Antonio Lombardo, Francesca Marino, Domenico Messina, Maria Parrino, Francesco Piccione, Paolo Regina, Vittorio Rugeri, Felice Scaraglino, Saverio Stabile e Sergio Peduzzi, oltre ad altri soggetti coinvolti nei singoli episodi contestati.
Le posizioni sono diverse e le accuse variano a seconda dei casi. Alcuni vengono indicati come presunti danneggiati, altri come testimoni, altri ancora come soggetti che avrebbero procurato pratiche o collaborato alla costruzione dei fascicoli risarcitori.
Gli incidenti che non sarebbero mai avvenuti
Dall'ordinanza emerge un modello investigativo ricorrente.
Secondo l'accusa veniva individuata una persona che avrebbe dovuto figurare come vittima di un incidente stradale. Successivamente venivano predisposte le richieste di risarcimento, spesso indirizzate al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada o alle compagnie assicurative.
A sostegno della pratica comparivano testimoni che confermavano la dinamica del sinistro.
La Procura sostiene però che molti di questi incidenti non siano mai avvenuti.
Tra gli episodi contestati compare il caso di Vito Rugeri, che avrebbe denunciato di essere stato investito da un'auto ad Alcamo. Secondo gli investigatori il sinistro sarebbe stato completamente inventato e sostenuto da dichiarazioni false.
In un altro procedimento Rugeri avrebbe riferito di essere caduto con il motociclo per evitare una vettura che procedeva ad alta velocità. Anche in questo caso la Procura ritiene che il sinistro non si sia mai verificato.
Il caso della donna investita a Trapani
Uno degli episodi più dettagliati riguarda Francesca Anselmo.
La donna avrebbe chiesto un risarcimento sostenendo di essere stata investita da un'automobile mentre attraversava la strada a Trapani.
Secondo gli investigatori il fatto non sarebbe mai accaduto e la pratica sarebbe stata costruita attraverso dichiarazioni e testimonianze ritenute false.
Le testimonianze "a pagamento"
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dall'inchiesta riguarda il presunto sistema di testimonianze pilotate.
L'ordinanza descrive diversi episodi nei quali alcuni testimoni avrebbero ricevuto o promesso somme di denaro per confermare davanti ai giudici una determinata ricostruzione.
In un caso viene contestato a Vittorio Calabria di avere richiesto mille euro per una deposizione favorevole.
In un altro episodio Alberto Cotton avrebbe promesso duemila euro affinché venisse resa una testimonianza utile alla causa.
Saverio Stabile, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto duemila euro per confermare in tribunale una versione dei fatti ritenuta falsa dagli investigatori.
I minori e le presunte richieste di risarcimento
L'indagine tocca anche vicende che riguardano ragazzi minorenni.
In uno dei casi contestati una madre avrebbe denunciato l'investimento del figlio mentre si trovava in bicicletta a Castellammare del Golfo.
Per la Procura il sinistro non sarebbe mai esistito e sarebbe stato costruito al solo scopo di ottenere un risarcimento assicurativo.
Le misure richieste
La Procura ha chiesto il carcere per Ubaldo Ruvolo e Vittorio Calabria.
Per altri indagati sono state richieste misure meno afflittive, tra arresti domiciliari, obblighi di dimora e divieti di uscire dalle proprie abitazioni in determinate fasce orarie.
Adesso gli indagati compariranno davanti al Gip per gli interrogatori preventivi. Solo dopo questa fase il giudice deciderà se accogliere o meno le richieste formulate dalla Procura.
Una vicenda destinata a fare discutere
L'inchiesta apre uno squarcio su un settore che da anni rappresenta una delle principali criticità per il sistema assicurativo italiano. Gli investigatori ritengono di avere individuato una struttura stabile, con ruoli definiti e modalità operative consolidate.
Spetterà adesso al confronto processuale verificare se le accuse formulate dalla Procura troveranno conferma. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
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