Giovedì, a Sala delle Lapidi, giureranno i neoconsiglieri comunali e la neosindaca. Successivamente inizieranno le votazioni per l’elezione del o della presidente del Consiglio comunale di Marsala, seconda carica istituzionale della città, e del/della vicepresidente.
Dettaglio non trascurabile: presidente e vicepresidente non usufruiscono del gettone di presenza corrisposto agli altri consiglieri, ma di un’indennità di funzione, pari a 3.726 euro lordi per il presidente e a 2.235,60 euro per il vice. Inoltre, il/la presidente non fa parte delle commissioni consiliari. Si tratta di due incarichi importanti per gli equilibri della maggioranza.
Per completezza d’informazione sui compensi economici (sempre indennità di funzione), i componenti della giunta percepiscono: il sindaco 6.210 euro, il vicesindaco il 75% della retribuzione del primo cittadino (pari a 4.657,50 euro), mentre gli assessori il 60%, ossia 3.726 euro.
Poi si dovrà completare la giunta e, qualora ce ne fosse bisogno, il generale Vullo ha dichiarato al Volatore di essere “alla prima esperienza politica”: così è caduto il velo di Maya lilibetano sulla sua nomina in qualità di tecnico.
L’organo esecutivo, oltre alla sindaca, conta già due elementi espressione diretta delle liste della Patti, Vullo e La Sala (quest’ultimo della sua area), oltre a due esponenti di Pd e AVS. Restano quindi cinque caselle da occupare.
In soccorso della sindaca potrebbe arrivare l’immancabile manuale Cencelli. La ripartizione è presto fatta: quattro incarichi alle liste civiche (Si Muove la Città e ComPatti), due al Pd, uno a ProgettiAmo, uno a Sud Chiama Nord, uno ad AVS; a Psi-M5S un posto di sottogoverno.
Seguendo il metodo del funzionario della Dc poi confluito nella Margherita e la prassi di Sala delle Lapidi, la presidenza del Consiglio comunale sarebbe appannaggio del Pd e quindi, verosimilmente, di Linda Licari.
Poiché, secondo un accordo di coalizione, chi verrà nominato assessore non potrà ricoprire il ruolo di consigliere comunale, si dubita fortemente che i più votati – Milazzo, Giacalone, Gandolfo e Passalacqua – rinuncino allo scranno di Palazzo VII Aprile.
Per questo motivo diventano fondamentali le indicazioni di Paolo Ruggieri e dello stesso Michele Gandolfo, che con ogni probabilità non sarebbero interessati, per il loro movimento, alla vicepresidenza del Consiglio comunale, ritenendo un assessorato di maggiore peso politico.
Senza dimenticare che, a volte, la politica è l’arte del possibile che sublima l’impossibile. E di destrezza Licari, Ruggieri e Gandolfo ne hanno più che a sufficienza. Per la neosindaca, la convivenza tra queste personalità, in un delicato passaggio d’inizio mandato, sarà un banco di prova impegnativo, tanto quanto la crisi idrica.
Vittorio Alfieri