Gentile direttore di tp24,
negli ultimi mesi e fino a qualche giorno fa Giuseppe Conte ha ribadito più volte un concetto destinato a far discutere: il Movimento 5 Stelle sarebbe una forza "progressista", ma non una forza "di sinistra". Una definizione che, lungi dall'essere una semplice questione terminologica, apre interrogativi profondi sulla natura politica del Movimento, sulla sua strategia elettorale e sulla sua coerenza programmatica.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate dal leader di una delle principali forze di opposizione. Se Conte insiste nel prendere le distanze dall'identità della sinistra, è legittimo chiedersi quali siano le ragioni di questa scelta e quali conseguenze possa avere sul futuro del Movimento.
Uno dei punti più controversi riguarda la posizione assunta da Conte sulla tassazione dei grandi patrimoni. In un contesto caratterizzato da una crescente concentrazione della ricchezza e da disuguaglianze sempre più marcate, la contrarietà a forme di imposizione sui super ricchi appare difficilmente conciliabile con una visione tradizionalmente progressista. Non si tratta necessariamente di sostenere una particolare proposta fiscale, ma di osservare come il rifiuto di discutere strumenti redistributivi di questo tipo rappresenti una significativa differenza rispetto alle principali culture politiche della sinistra europea.
Eppure, all'interno dello stesso Movimento 5 Stelle emergono sensibilità differenti. Attraverso gli strumenti di partecipazione interna, una larga parte degli iscritti si è espressa favorevolmente rispetto a forme di tassazione dei grandi patrimoni. Analogamente, diversi esponenti del Movimento hanno assunto posizioni che sembrano collocarsi più chiaramente nel campo della sinistra sociale.
La deputata Stefania Ascari, ad esempio, rappresenta una componente del Movimento impegnata sui temi dei diritti civili, dell'antifascismo e della partecipazione ai movimenti sociali. Il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, invece, ha più volte posto l'accento sulla necessità di contrastare le disuguaglianze economiche e di affrontare il tema della concentrazione della ricchezza. Ricciardi, in particolare, ha denunciato pubblicamente la tassazione “ridicola” sulle grandi successioni in Italia, sollevando una questione che da anni è al centro del dibattito politico anche altrove.
Anche Chiara Appendino rappresenta, per molti osservatori, una delle figure che meglio interpretano una visione sociale ed egualitaria del Movimento. Condividere alcune delle sue posizioni piuttosto che quelle espresse da Conte su specifiche questioni non significa mettere in discussione il progetto politico del M5S, ma esercitare quel pensiero critico che dovrebbe essere normale in qualsiasi forza democratica.
La questione della collocazione europea rende il quadro ancora più complesso. Al Parlamento europeo gli eletti del Movimento 5 Stelle siedono nel gruppo The Left insieme a forze come la tedesca Die Linke, a esponenti come Carola Rackete e agli eletti di Sinistra Italiana. Una scelta che colloca il Movimento nell'area della sinistra europea radicale e che appare difficilmente compatibile con la continua sottolineatura della propria estraneità alla sinistra.
Si può sostenere che tale collocazione sia stata dettata anche da ragioni pragmatiche e dalla necessità di evitare l'isolamento politico dopo le travagliate esperienze europee del passato. Tuttavia, resta il fatto che la presenza nel gruppo The Left produce inevitabilmente un'identificazione politica che rende ancora più evidente la distanza tra la collocazione parlamentare del Movimento e alcune dichiarazioni del suo leader.
L'impressione è che Conte stia cercando di mantenere aperti contemporaneamente più canali elettorali. Da un lato, una parte dell'elettorato progressista attratta dalle battaglie sociali, ambientaliste e pacifiste del Movimento; dall'altro, una quota di elettori provenienti da culture politiche diverse, compresi settori tradizionalmente diffidenti nei confronti della sinistra. È una strategia comprensibile dal punto di vista elettorale, ma che rischia di generare ambiguità e disorientamento.
Ogni forza politica, ovviamente, ha il diritto di definirsi come preferisce. Tuttavia, quando le dichiarazioni pubbliche, le scelte programmatiche e le alleanze parlamentari sembrano indicare direzioni differenti, è inevitabile che sorgano dubbi sulla coerenza complessiva del progetto.
Per molti sostenitori del Movimento, la questione non riguarda tanto l'etichetta "di sinistra" o "non di sinistra". Riguarda piuttosto la chiarezza politica. Se il M5S intende rappresentare una forza progressista impegnata nella lotta alle disuguaglianze, nella difesa dei diritti sociali e nella redistribuzione delle opportunità, dovrebbe forse valorizzare maggiormente quelle voci interne che su questi temi esprimono posizioni nette e riconoscibili. Voci che esistono, che sono radicate nella storia recente del Movimento e che continuano a rappresentare un punto di riferimento per una parte significativa della sua base elettorale.
Il confronto tra queste diverse sensibilità non indebolisce il Movimento. Al contrario, può rappresentare un'occasione per chiarire la propria identità e definire con maggiore precisione quale idea di società intenda proporre agli elettori nei prossimi anni.
Maurizio Balsamo