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01/08/2026 06:00:00

Mazara e i rifiuti: per una città turistica non bastano i post sui social

Gentile direttore di Tp24,

segnalare il degrado non significa attaccare l’Amministrazione. Significa chiedere che una città dalle enormi potenzialità impari a tutelare il proprio territorio e ad ascoltare i cittadini che se ne prendono cura.

 

Vivo a Mazara del Vallo da poco più di quattro anni. Sono arrivato dal Nord-Est d’Italia e questa città l’ho scelta.

L’ho scelta per il mare, il clima, la storia, la sua identità mediterranea e per quelle potenzialità che potrebbero consentirle di ambire, a pieno titolo, a un turismo nazionale e internazionale di qualità.

Proprio per questo diventa difficile comprendere e accettare lo spettacolo che troppo spesso si presenta percorrendo alcune strade della città e della sua costa.

Basta attraversare la litoranea di Quarara, percorrere la strada interna ai limiti dell’area protetta del WWF o alcune vie periferiche rispetto al centro storico per imbattersi in rifiuti abbandonati di ogni genere: sacchetti, bottiglie, contenitori, scarti organici e materiali che rimangono ai bordi delle strade restituendo un’immagine di incuria che, in alcuni punti, non appare più episodica ma quasi strutturale.

La responsabilità primaria è certamente di chi abbandona i rifiuti. Su questo non possono esserci equivoci. L’inciviltà di una parte dei cittadini non può essere imputata all’Amministrazione comunale.

Ma è proprio quando l’inciviltà diventa un fenomeno ripetuto e prevedibile che entra in gioco la capacità della Pubblica Amministrazione di prevenirla, contrastarla e rimuoverne rapidamente gli effetti.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito sui social a numerosi e talvolta roboanti messaggi dell’Amministrazione, anche attraverso il vicesindaco, per raccontare interventi di eliminazione delle erbacce in alcune zone o di rimozione dei rifiuti in qualche quartiere della città.

 

 

 

Ben vengano questi interventi. Ogni strada ripulita è un risultato positivo.

Ma il punto non può essere quante fotografie di un intervento vengano pubblicate. Il punto è quale risultato complessivo riesca a percepire il cittadino quando esce di casa e percorre il territorio.
 

Ed è qui che qualcosa non torna.

 

Mentre sui social si celebrano singole operazioni di pulizia, altri cittadini utilizzano gli stessi social per mostrare fotografie di rifiuti abbandonati e situazioni di degrado che continuano a ripetersi.

Sono davvero queste segnalazioni il problema?

Un amministratore dovrebbe forse interrogarsi sul loro significato prima di interpretarle come attacchi personali o tacciare di insensibilità chi le formula.

Molto spesso accade esattamente il contrario.

A denunciare il degrado sono proprio i cittadini più sensibili alla tutela della città, esasperati dall’inciviltà di alcuni loro concittadini e frustrati nel vedere luoghi che amano continuamente deturpati.

Fotografare un cumulo di rifiuti e renderlo pubblico non significa essere contro Mazara. Significa non rassegnarsi all’idea che quel cumulo debba far parte del paesaggio.

 

Ed è su questo che, a mio avviso, l’Amministrazione dovrebbe riflettere.

 

L’obiettivo dichiarato è certamente condivisibile: avere una città più pulita, decorosa e accogliente. Ma quando un obiettivo non viene raggiunto in maniera soddisfacente, un buon amministratore dovrebbe anche domandarsi se il metodo seguito sia quello più efficace.

Perché la comunicazione può raccontare un intervento, ma non può sostituire una strategia.

Se una strada viene ripulita e dopo pochi giorni torna nelle stesse condizioni, non basta continuare a ripulirla. Bisogna capire chi sporca, intensificare i controlli, utilizzare gli strumenti disponibili per individuare i responsabili, applicare sanzioni realmente dissuasive e intervenire con rapidità prima che un piccolo abbandono diventi una discarica.

E soprattutto occorre trasformare i cittadini che segnalano in alleati.

Una fotografia, una segnalazione, un post dovrebbero rappresentare informazioni preziose per chi amministra il territorio. La risposta più efficace a una denuncia documentata non dovrebbe essere la contrapposizione, ma qualcosa di molto più semplice: verificare, intervenire e comunicare il risultato.

 


 

Mazara del Vallo ha molto da offrire: il mare, la costa, la Casbah, il centro storico, una storia millenaria, una straordinaria contaminazione di culture e una tradizione gastronomica conosciuta ben oltre i confini della Sicilia.

Ma se vogliamo davvero parlare di turismo internazionale dobbiamo provare, almeno per un momento, a guardare la città con gli occhi di chi arriva da fuori.

Il turista che percorre una litoranea disseminata di rifiuti non conosce le competenze degli uffici comunali. Non conosce le polemiche sui social e non sa quanti interventi siano stati effettuati la settimana precedente.

Vede quello che ha davanti.

E quella diventa, nel bene e nel male, l’immagine di Mazara che porterà con sé.

 

Dopo poco più di quattro anni trascorsi qui continuo a essere convinto delle grandi potenzialità di questa città. Forse anche perché vengo da un’altra parte d’Italia riesco ancora a sorprendermi davanti alle sue bellezze, ma anche a non considerare normale ciò che normale non dovrebbe essere.

 

Per questo credo che denunciare il degrado non significhi denigrare Mazara.

 

Al contrario.

Significa credere che Mazara possa e debba essere migliore.

E un’Amministrazione sicura del proprio ruolo non dovrebbe temere i cittadini che segnalano ciò che non funziona: dovrebbe ascoltarli.

Perché una città pulita non si costruisce sui social. Si costruisce sulle sue strade.


 

 

Pier Luigi Franchin

Cittadino di Mazara del Vallo