14,40 - Il voto è segreto? Non proprio. Anzi, sembra di stare in Russia.
Il paragone è provocatorio, ma quanto emerso dalla riunione di maggioranza di ieri sera solleva interrogativi non da poco.
In vista della seduta della prima seduta del nuovo Consiglio comunale, questo pomeriggio, durante la quale si voteranno presidente e vicepresidente dell'Aula, sarebbe stato distribuito un sistema per rendere riconoscibili le schede pur nell'ambito di una votazione formalmente segreta.
Secondo quanto trapela, ogni gruppo di maggioranza ha ricevuto una busta chiusa con indicate le esatte prescrizioni su come votare. Ogni consigliere del gruppo dovrebbe esprimere il proprio voto utilizzando un segno distintivo prestabilito, sia per la presidenza sia per la vicepresidenza. Un metodo che richiama il cosiddetto "voto controllato": una pratica che, pur non annullando la segretezza del voto, ne consente di fatto la tracciabilità politica. Alcuni dovranno indicare solo il cognome, ad esempio Maniscalco, altri nome e cognome, altri il nome puntato e il cognome, eccetera.
Un meccanismo che racconta molto dello stato di salute della maggioranza. Se c'è bisogno di controllare chi vota chi, significa che la fiducia reciproca è già venuta meno. Altro che compattezza: prevalgono diffidenze, sospetti e la necessità di verificare eventuali franchi tiratori.
L'attenzione, inoltre, sarebbe rivolta anche ad alcuni esponenti dell'opposizione, dai quali potrebbe arrivare un sostegno inatteso ai candidati della maggioranza.
La vicenda ricorda, a proposito di trasparenza della politica, l'altro episodio sempre della coalizione larghissima della Sindaca Patti, che prevedeva un contributo in denaro per chi volesse indicare l'assessore (che dovrebbe essere di fiducia della Sindaca ...)
Il voto sarà pure segreto. La politica che gli ruota attorno, invece, a volte sa essere un po' oscena.
11,30 - Neanche il tempo di iniziare. A Marsala non si è ancora svolta la prima seduta del nuovo Consiglio comunale e nella maggioranza che sostiene la neo sindaca Andreana Patti arrivano già i primi scossoni.
Oggi pomeriggio si riunirà per la prima volta Sala delle Lapidi. Una seduta attesa, preceduta da giorni di riunioni, trattative e tensioni attorno al nome del presidente del Consiglio comunale da eleggere. Ma la giornata si apre con due movimenti politici che rischiano di cambiare subito gli equilibri interni della maggioranza.
Il primo caso riguarda ProgettiAmo Marsala. A lasciare la compagine è Eleonora Milazzo, la prima degli eletti della lista. Milazzo avrebbe anche rifiutato la vicepresidenza del Consiglio comunale che le era stata proposta.
Una decisione pesante, perché rompe sul nascere il gruppo consiliare di ProgettiAmo Marsala e segnala un malessere interno che covava già nelle ore precedenti alla prima seduta.
Ma non è l’unico caso. Forti malumori si registrano anche dentro Marsala Civica, la lista collegata a Sud chiama Nord. A lasciare la compagine, con molta probabilità, sarà il consigliere comunale Rino Passalacqua, riconfermato a Sala delle Lapidi. A confermare l’ipotesi è lo stesso Passalacqua.
Se anche questa uscita dovesse concretizzarsi, salterebbe un altro gruppo in Aula. A quel punto non ci sarebbe una formazione autonoma né per Marsala Civica-Sud chiama Nord né per ProgettiAmo Marsala. I consiglieri eletti finirebbero tutti nel gruppo misto.
Il primo Consiglio comunale della sindacatura Patti nasce dunque in un clima già complicato. La maggioranza, ancora prima di misurarsi con il voto sul presidente del Consiglio, deve fare i conti con malumori, trattative saltate e gruppi che rischiano di scomporsi prima ancora di prendere formalmente posto in Aula.
6,00 - Oggi si insedia il primo Consiglio comunale dell'era Andreana Patti. Sulla carta i numeri sorridono alla nuova sindaca: 15 consiglieri di maggioranza contro 9 di opposizione. Una distanza che dovrebbe garantire serenità amministrativa. Ma la politica, soprattutto a Marsala, raramente si ferma all’aritmetica. Dietro i numeri si nascondono infatti tensioni, aspettative e malumori che hanno già iniziato a emergere. Perché una maggioranza ampia non significa necessariamente una maggioranza compatta. E quando gli equilibri nascono da accordi elettorali costruiti per vincere, mantenerli dopo il voto diventa spesso l'impresa più difficile.
A quasi un mese dalle elezioni, Marsala si ritrova ancora senza una giunta pienamente definita. Un ritardo che racconta più di tante dichiarazioni ufficiali.
Durante la campagna elettorale gli impegni presi sono stati numerosi, i protagonisti coinvolti ancora di più. Adesso però le sedie disponibili sono poche e gli aspiranti occupanti molti. Il risultato è una trattativa continua, fatta di richieste, pretese e rivendicazioni.
La politica locale continua a mostrare uno dei suoi vizi più antichi: per alcuni non conta tanto amministrare quanto esserci. Essere dentro le stanze del potere, occupare uno spazio, ottenere un incarico, lasciare un segno della propria esistenza politica. Una necessità che spesso supera persino l'interesse pubblico.
I soliti nomi
Accanto ai volti nuovi si riaffacciano i protagonisti di sempre. Figure che da anni orbitano attorno ai centri decisionali della città e che continuano a cercare collocazione, ruolo e visibilità.
È il consueto esercizio del potere locale: incarichi, deleghe, presidenze, partecipate, consulenze. Nulla di sorprendente. Un meccanismo semplice, quasi elementare, che si ripete ad ogni cambio di amministrazione. Perché il vento cambia spesso, e la città di Marsala lo sa bene, ma certi strumenti restano vecchi e si ripetono all’unisono.
La differenza è che oggi gli spazi sono più limitati delle aspettative generate. E quando le aspettative restano deluse, il consenso rischia di trasformarsi rapidamente in dissenso.
Un'opposizione che potrebbe crescere
I nove consiglieri di opposizione rappresentano il dato ufficiale. Quello politico potrebbe essere diverso. Le fragilità interne alla maggioranza sono evidenti e il rischio che il fronte dei malcontenti si allarghi non può essere sottovalutato. Le amministrazioni comunali non cadono quasi mai per l'azione delle opposizioni. Molto più spesso si logorano dall’interno. Basta che qualcuno si senta escluso, tradito o semplicemente dimenticato per trasformare una maggioranza numericamente rassicurante in un terreno minato.
Le donne tra consenso e mortificazioni
C'è poi un dato politico che merita una riflessione a parte: quello delle donne. Alcune delle candidate più votate della coalizione vincente hanno raccolto migliaia di preferenze, contribuendo in maniera decisiva al successo elettorale della sindaca Andreana Patti. Hanno percorso quartieri, ascoltato cittadini, costruito consenso sul territorio. Eppure, proprio loro rischiano oggi di essere le più mortificate nelle trattative del dopo voto.
Perché nella politica locale accade spesso un paradosso: alle donne viene chiesto di portare voti, ma quando arriva il momento di distribuire ruoli e responsabilità, tornano in campo le vecchie logiche di appartenenza, le correnti, i rapporti di forza costruiti negli anni. Così il consenso popolare rischia di valere meno delle mediazioni di palazzo. L’ errore è politico, l’errore è culturale. Perché se le urne hanno premiato alcune figure femminili in modo netto, ignorare quel risultato significherebbe lanciare un messaggio preciso: i voti delle donne servono per vincere, ma non necessariamente per decidere. Ed è un pessimo inizio.
Lo sguardo già rivolto alle Regionali
Sul tavolo non c'è soltanto il governo della città. In molti guardano già alle prossime elezioni regionali, vero spartiacque della politica siciliana.
Da qui a quel passaggio gli assetti potrebbero cambiare più volte. Alleanze oggi considerate solide potrebbero incrinarsi. Amicizie politiche potrebbero raffreddarsi. E non è escluso che la stessa amministrazione finisca per guardare verso altre sponde politiche rispetto a quelle attuali.
Per questo il primo Consiglio comunale non rappresenta l'inizio di una fase stabile, ma l'apertura di una partita ancora tutta da giocare.
E la prima mano è stata vinta da Giovanni Maniscalco, che oggi dovrebbe diventare il presidente di Sala delle Lapidi. Il condizionale è d’obbligo. Maniscalco ha fatto la cosa più semplice del mondo: ha capito le crepe che c’erano in ProgettiAmo, si è fatto blindare dal deputato regionale del PD Dario Safina, il deputato ha chiuso la partita con la Sindaca Patti. Accordi che guardano alle regionali. E la vice presidenza del consiglio dovrebbe andare a Piero Cavasino, sempre per decisione della sindaca Patti.
Il banco di prova è governare
La vittoria elettorale ha evitato il ballottaggio e consegnato ad Andreana Patti un mandato forte. Ma il successo nelle urne è soltanto il primo tempo.
Adesso arriva la fase più complessa: trasformare una coalizione elettorale in una squadra di governo. Tenere insieme interessi diversi. Scontentare qualcuno. Fare scelte. Perché mentre la politica continua a discutere di posti, equilibri e incarichi, Marsala aspetta risposte. E la pazienza dei cittadini, quella sì, non dispone di una maggioranza garantita.