Dieci anni di strada chiusa: la SP3 dei Difali resta un'incompiuta. É con un abbandono che Erice perde uno dei suoi accessi storici.
Tanto è passato da quando la Strada Provinciale 3 "Ericina", conosciuta da tutti come la strada dei Difali, è stata chiusa al traffico. Doveva essere un provvedimento temporaneo, legato all'emergenza provocata dal devastante incendio che, tra il 25 e il 26 giugno 2016, divorò il versante sud del Monte Erice. Oggi, invece, quella chiusura è diventata una delle più lunghe vicende irrisolte della viabilità trapanese.
L'accesso resta sbarrato nel tratto centrale, si può salire soltanto fino al Santuario di Sant'Anna partendo da San Giovannello, oppure scendere da Erice fino a poco oltre il cimitero dei Cappuccini.
Eppure la SP3 non è una strada qualunque. È uno dei tre collegamenti storici con Erice insieme alla Martogna e alla Valderice-Erice, una via utilizzata per decenni da residenti, lavoratori e turisti.
Ancora oggi, se chiedete a Google Maps, é indicata come il percorso più breve per raggiungere il borgo medievale, inducendo spesso chi arriva dall'autostrada A29 a imboccare una strada che, dopo alcuni chilometri, termina davanti alle transenne.
La sua storia è strettamente legata a quella del Monte Erice. Il tracciato corre sul versante meridionale della montagna, attraversando un paesaggio caratterizzato da antichi muri a secco, terrazzamenti, sorgenti e piccoli abbeveratoi utilizzati in passato dai contadini e dai pastori che raggiungevano la vetta. È una strada panoramica ma anche delicata, costruita su un costone soggetto a fenomeni di dissesto, dove i muri di contenimento rappresentano parte integrante della stabilità della carreggiata.
Una strada a cui l'incendio del 2016 mutó il volto.
Le fiamme devastarono circa seicento ettari di vegetazione, arrivando fino alle pendici del Balio, il celebre giardino che circonda il Castello di Venere. Per ragioni di sicurezza la Provincia dispose la chiusura della strada, inizialmente motivata dalla presenza di alberi bruciati e dal rischio di crolli.
Una volta eliminati gli alberi pericolanti, però, emersero altri problemi: cedimenti dei muri di sostegno, erosione del terreno e continue microfrane impedirono qualsiasi riapertura. E negli anni il degrado è persino peggiorato.
Nel marzo 2020 cedette un muro di contenimento nella parte alta della provinciale, nei pressi della stradella dei Runzi.
Nel giugno 2023 fu poi la volta di una porzione della carreggiata, vicino allo storico abbeveratoio, a collassare definitivamente, confermando come il dissesto continui ad avanzare.
Ma quello storico abbeveratoio non è soltanto un punto della viabilità provinciale.
La Fonte dei Difali custodisce infatti una delle pagine più antiche della storia di Erice e Trapani, é uno dei luoghi simbolo del sistema idrico che per secoli ha legato Erice a Trapani.
Situata a poco più di trecento metri di quota, immersa in una delle aree più suggestive del versante sud del Monte Erice, la contrada Difali rappresenta un luogo di grande valore paesaggistico e storico, con evidenze archeologiche che riportano al VI sec. a.C.
Per secoli la sorgente dei Difali ha alimentato uno dei principali sistemi di approvvigionamento idrico di Trapani.
L'acqua, descritta dallo storico Salvatore Castronovo come di "larga vena, anche ottima a beversi", veniva convogliata attraverso l'antico acquedotto dei Chiaramonte, il "Chiaramusta", fino alla Fontana di Sant'Agostino, oggi Fontana di Saturno a Trapani. Prima di raggiungere la città, transitava dall'antico abbeveratoio dei Difali, che per secoli ha rappresentato un punto di riferimento per gli abitanti della montagna e che oggi, complice la siccità e il degrado, ha visto ridursi drasticamente la portata della sorgente.
É anche per questa sua importanza culturale che il degrado della strada assume un valore che va oltre la semplice viabilità. Attorno alla SP3 sopravvive infatti un patrimonio storico, archeologico e ambientale che racconta secoli di rapporto tra Erice e Trapani e che meriterebbe di essere recuperato e valorizzato insieme alla riapertura dell'arteria.
Invece, la SP3 perde pezzi, anno dopo anno, e la fontana continua a restare a secco e perdere la memoria di una storia gloriosa.
La competenza della strada appartiene al Libero Consorzio Comunale di Trapani, erede della ex Provincia regionale.
Dal Comune di Erice spiegano che negli anni sono stati inviati numerosi solleciti e anche uno studio di fattibilità con gli interventi necessari alla messa in sicurezza. Ma senza uno stanziamento economico dell'ente proprietario non è possibile progettare né appaltare i lavori.
La questione riguarda molto più della semplice manutenzione di una strada. La Provinciale 3 rappresenta infatti anche un'infrastruttura strategica: in quanto accesso più diretto dal versante sud della montagna, è spesso il percorso preferibile quando la nebbia rende difficoltosa la percorrenza delle altre arterie, ed è un'importante alternativa nei giorni in cui la strada della Martogna viene chiusa per la cronoscalata Monte Erice o per altre esigenze di protezione civile.
A distanza di dieci anni, però, tutto è rimasto fermo. Nessun cantiere, nessuna data per la riapertura e nessuna certezza sulle risorse necessarie.
Così, quella che un tempo era una delle porte d'ingresso a Erice continua a restare sbarrata.
Un simbolo di una viabilità che aspetta ancora di essere ricostruita, mentre il tempo continua a fare ciò che in un decennio nessuna amministrazione è riuscita a fermare: consumare lentamente la montagna e la sua strada.
Valentina Colli