Mancano ormai pochi giorni alla scadenza del Pnrr Sanità e lo Spi Cgil Sicilia chiede di fare chiarezza sul reale stato della riforma della medicina territoriale nell'Isola. Al centro dell'attenzione del sindacato dei pensionati ci sono Case di comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali: strutture che negli ultimi mesi sono state inaugurate in diverse province siciliane, ma sulle quali, secondo la Cgil, resta ancora da verificare l'effettiva operatività.
Per questo motivo lo Spi Sicilia ha inviato una richiesta di incontro urgente ai direttori generali delle Aziende sanitarie provinciali. L'obiettivo è capire quante delle strutture previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza siano realmente funzionanti e in grado di erogare i servizi per cui sono state progettate.
Nella lettera indirizzata ai manager delle Asp, il sindacato ricorda come le Case della Comunità rappresentino “il luogo fisico e organizzativo della presa in carico dei bisogni sanitari e sociosanitari dei cittadini”, sottolineando inoltre la necessità di garantire adeguati spazi di partecipazione alle comunità locali e alle associazioni di tutela.
A preoccupare lo Spi Cgil non è tanto il numero delle inaugurazioni quanto la concreta capacità delle nuove strutture di rispondere ai bisogni dei cittadini: “Negli ultimi mesi stiamo assistendo all'apertura di Case di comunità e Ospedali di comunità che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbero rappresentare il fulcro della nuova medicina territoriale”, osservano la segretaria generale dello Spi Cgil Sicilia, Concetta Raia, e la segretaria generale regionale Maria Concetta Balistreri.
Le due dirigenti sindacali avvertono però che il vero banco di prova riguarda la presenza di personale, professionalità e servizi previsti dalla normativa: “Non possiamo accontentarci degli annunci o delle inaugurazioni – affermano – ma dobbiamo verificare se queste strutture siano realmente in grado di funzionare”. Il rischio, secondo il sindacato, è che dietro nuove insegne e locali ristrutturati si nascondano ancora carenze organizzative e operative tali da compromettere gli obiettivi della riforma.
Gli standard previsti dal decreto ministeriale 77
Lo Spi Cgil richiama gli standard fissati dal decreto ministeriale 77 del 2022 e i dati recentemente diffusi dalla Corte dei Conti sullo stato di attuazione del Pnrr. Secondo la normativa, ogni Casa di comunità dovrebbe poter contare su un organico composto da 7 a 11 infermieri, un assistente sociale, da 5 a 8 unità di personale di supporto tra amministrativi e operatori sociosanitari, oltre a équipe multiprofessionali dedicate.
Le Centrali operative territoriali dovrebbero invece disporre di un coordinatore infermieristico, da tre a cinque infermieri e da una a due unità di personale di supporto. Per quanto riguarda gli Ospedali di comunità, la dotazione minima prevista comprende da uno a venti posti letto, tra 7 e 9 infermieri (compreso il coordinatore), da 4 a 6 operatori sociosanitari, personale sanitario con funzioni riabilitative e la presenza di un medico per almeno quattro ore e mezza al giorno, sei giorni alla settimana.
Le domande senza risposta
Il monitoraggio avviato dallo Spi Cgil si inserisce nel più ampio quadro della campagna nazionale promossa dalla Cgil a difesa della sanità pubblica e del diritto alla salute, per la quale è ancora aperta la raccolta firme.
Le domande che il sindacato intende rivolgere ai vertici delle Asp sono precise: quanti degli standard previsti dal Pnrr sono stati realmente raggiunti? Le strutture inaugurate dispongono degli organici necessari? E, soprattutto, come si intendono colmare gli eventuali vuoti di personale e servizi?
Interrogativi che diventano sempre più urgenti mentre il conto alla rovescia verso la scadenza del Pnrr Sanità entra nelle sue ultime giornate. Per lo Spi Cgil il tempo delle inaugurazioni è finito: adesso servono numeri, personale e servizi effettivamente disponibili per i cittadini.