Acqua, incendi e abusivismo: la Sicilia dove l'emergenza è diventata la normalità
Marsala senz'acqua per 18 giorni, Montagna Grande divorata dalle fiamme, le ville abusive di Agrigento che chiedono il servizio idrico. Tre storie che raccontano la stessa Sicilia.
Si continua a parlare di acqua. E bisogna continuare a farlo.
Perché, nonostante le rassicurazioni della politica e l'annuncio del presidente della Regione Renato Schifani secondo cui l'emergenza idrica sarebbe ormai superata, la realtà racconta altro.
Ma la Sicilia di questi giorni non racconta soltanto la crisi dell'acqua.
Racconta anche quella del fuoco.
L'estate è appena iniziata e Montagna Grande, uno dei polmoni verdi più importanti della provincia di Trapani, è già stata devastata da un incendio durato quattro giorni. Canadair, elicotteri, squadre antincendio, immagini spettacolari rilanciate in tempo reale sui social e nei telegiornali.
Ogni anno lo stesso copione.
Nel frattempo aumentano telecamere, droni, sistemi di sorveglianza sempre più sofisticati. Siamo diventati bravissimi a osservare gli incendi mentre divorano il territorio. Molto meno a impedirli.
Acqua e fuoco sembrano due emergenze diverse. In realtà raccontano la stessa storia.
Quella di una Sicilia che continua a vivere nell'emergenza permanente.
Il paradosso di Agrigento
Se c'è una vicenda capace di riassumere tutte le contraddizioni dell'isola è quella che arriva da Agrigento.
Nella contrada Maddalusa, all'interno dell'area della Valle dei Templi, centinaia di famiglie che abitano in immobili abusivi hanno diffidato il Comune e il Prefetto perché da oltre un mese sono rimaste senz'acqua.
Una storia che sembra uscita da una novella di Pirandello.
Le abitazioni sorgono in un'area dove non avrebbero mai dovuto essere costruite. Alcune sono persino interessate da ordinanze di demolizione. Eppure negli anni hanno ottenuto servizi, strade, toponomastica, fibra ottica, pagando anche Imu e Tari.
L'unico servizio che oggi non riescono ad avere è proprio quello idrico.
La società che gestisce il servizio ha infatti imposto regole più rigorose: l'acqua può essere fornita soltanto a chi possiede un regolare contratto. Ma chi vive in un immobile abusivo non può stipularlo.
Da qui la protesta.
È un cortocircuito che mette insieme due principi entrambi difficili da contestare: il diritto all'acqua e il rispetto della legalità.
Anche Marsala vive lo stesso cortocircuito
Il paradosso, però, non riguarda soltanto Agrigento.
Durante i giorni della crisi idrica, anche a Marsala è emersa una vicenda destinata a far discutere.
Il coordinatore cittadino del Movimento 5 Stelle, Franco Rapisarda, ha pubblicato un post spiegando di aver raccolto numerose segnalazioni da residenti di Sappusi, Amabilina e via Istria. Secondo quanto riferito, molte persone non avrebbero richiesto le autobotti comunali per paura di controlli legati a morosità o ad altre situazioni irregolari.
La rassicurazione sarebbe arrivata direttamente dalla sindaca Andreana Patti: durante l'emergenza nessun controllo e acqua garantita a tutti.
Una scelta comprensibile sul piano umanitario.
Nessuno può essere privato dell'acqua.
Ma anche in questo caso emerge una contraddizione che Marsala conosce da tempo.
Secondo i dati più volte discussi negli ultimi anni, il tasso di morosità del servizio idrico cittadino si avvicina al 50%. A questo si aggiungono gli allacci abusivi e le irregolarità che periodicamente vengono accertate dagli uffici comunali.
Sono risorse che mancano alla manutenzione della rete e agli investimenti necessari per evitare proprio emergenze come quella vissuta nelle ultime settimane.
La vera emergenza
Garantire acqua durante un'emergenza è un dovere per qualsiasi amministrazione.
Ma il problema nasce quando l'emergenza diventa la regola.
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