Ci sono uomini che attraversano la storia e altri che finiscono per incarnarla: monsignor Ferdinando Ricca appartiene alla seconda categoria.
Per i trapanesi il suo nome è legato agli anni più bui della città, quelli dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale che la sventrarono, quando scelse di restare accanto alla popolazione mentre Trapani veniva devastata dalle incursioni aeree.
Oggi quella storia torna ad esssere ricordata grazie a un volume che ne ripercorre la vita e il ministero.
È stato pubblicato da Etabeta il libro di Gaetano Bruno, "Sua Eccellenza reverendissima monsignor Ferdinando Ricca, vescovo di Trapani. Il buon soldato di Cristo", con la prefazione del vescovo di Trapani, monsignor Pietro Maria Fragnelli.
Un lavoro costruito attraverso documenti d'archivio e testimonianze che restituisce il profilo di un sacerdote prima e di un vescovo poi, capace di lasciare un'impronta profonda tanto nella sua Vittoria quanto nella diocesi trapanese.
Nato a Vittoria nel 1880, Ferdinando Ricca fu ordinato sacerdote nel 1903 dopo gli studi nel Seminario di Siracusa. Per ventidue anni guidò la basilica di San Giovanni Battista della sua città, promuovendo nuove parrocchie, sostenendo l'Azione Cattolica e rilanciando la vita pastorale in una comunità attraversata dalle tensioni sociali e culturali del primo Novecento.
Nel 1932 arrivò la nomina a vescovo di Trapani da parte di papa Pio XI. Sarebbero stati gli anni più difficili. Durante il suo episcopato riorganizzò la Curia, promosse nuove parrocchie, effettuò tre visite pastorali e celebrò il primo Congresso eucaristico diocesano. Ma la prova più dura arrivò con la guerra.
Tra il 1943 e il 1944 Trapani fu una delle città siciliane maggiormente colpite dai bombardamenti alleati: interi quartieri vennero distrutti, centinaia di edifici crollarono e migliaia di persone furono costrette a sfollare. Anche il Palazzo vescovile subì gravi danni, ma Ricca non lasciò mai la città.
Visitò i feriti negli ospedali, sostenne la popolazione, si oppose alla chiusura dell'ospedale militare da parte delle truppe tedesche e, quando il cimitero non riuscì più ad accogliere tutte le vittime, autorizzò la sepoltura dei morti nel giardino dell'episcopio. Sono episodi che hanno contribuito a consegnarlo alla memoria collettiva come il "vescovo della guerra".
Il libro di Bruno non si limita però alla ricostruzione biografica.
Una seconda sezione raccoglie documenti originali, dalle cronache della consacrazione episcopale alle testimonianze sui bombardamenti di Trapani, fino alla relazione del generale Daiter alle autorità americane e al testamento del presule, che destinò il proprio patrimonio alla Chiesa Madre di Vittoria, alle diocesi di Siracusa e Caltagirone e a numerose opere di carità.
Per l'autore, già impegnato da anni nello studio della storia religiosa del territorio, la figura di Ricca rappresenta una delle pagine più significative del Novecento ecclesiale siciliano. La scoperta della sua appartenenza al Terz'Ordine Francescano dei Cappuccini ha ulteriormente alimentato la ricerca, culminata in una pubblicazione che arriva nell'Anno Francescano e nell'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi.
A quasi ottant'anni dalla sua morte, il nome di Ferdinando Ricca continua così a intrecciarsi con quello di Trapani.
Non soltanto per il ruolo ecclesiastico ricoperto, ma per quella scelta che ancora oggi viene ricordata come il tratto distintivo del suo episcopato: rimanere accanto ai suoi fedeli quando la città viveva la stagione più drammatica della propria storia, come un vero Pastore.