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29/06/2026 18:00:00

Muore dopo le dimissioni dall'ospedale di Castelvetrano: la Cassazione riapre il caso

La vicenda giudiziaria sulla morte di un uomo di Campobello di Mazara, deceduto nel 2018 pochi giorni dopo essere stato dimesso dall'ospedale "Vittorio Emanuele II" di Castelvetrano, torna al centro dell'attenzione. La Corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato dai familiari della vittima, disponendo un nuovo esame davanti alla Corte d'Appello, limitatamente agli aspetti civili della vicenda.

Il procedimento riguarda la morte di F.I., che era stato ricoverato nel reparto di Medicina dopo essere giunto al pronto soccorso con un quadro di acidosi metabolica. Al momento della dimissione, il medico in servizio decise di non rimuovere il catetere venoso femorale, applicato durante il ricovero per la somministrazione delle terapie.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, alcuni giorni dopo il rientro a casa l'uomo avrebbe rimosso autonomamente il dispositivo, andando incontro a una grave emorragia che gli risultò fatale.

 

Il processo

Nel giudizio di primo grado il medico era stato ritenuto responsabile e condannato a un anno e quattro mesi di reclusione. Il tribunale aveva inoltre riconosciuto una provvisionale a favore di cinque eredi della vittima, rinviando la quantificazione definitiva del risarcimento alla sede civile.

Durante il dibattimento era stato ricostruito anche il comportamento del paziente durante il ricovero. L'uomo, infatti, era stato descritto come particolarmente irrequieto: in un'occasione si era già tolto autonomamente il catetere vescicale e, proprio per questo motivo, era stato sottoposto a terapia sedativa.

 

L'assoluzione in Appello e il ricorso

La Corte d'Appello aveva successivamente assolto il sanitario sul piano penale, revocando anche le statuizioni civili adottate in primo grado.

Contro quella decisione i familiari, costituiti parte civile, hanno presentato ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente agli interessi civili, disponendo il rinvio davanti alla competente sezione civile della Corte d'Appello, che dovrà riesaminare la posizione risarcitoria degli eredi alla luce delle motivazioni che saranno depositate.