La Sicilia è una delle principali realtà italiane dell'economia del mare, ma gran parte della ricchezza generata dal comparto continua a riversarsi fuori dall'Isola. È quanto emerge dal Rapporto 2025 della Banca d'Italia sull'economia siciliana, che fotografa un settore strategico per occupazione e valore aggiunto, ma ancora incapace di sviluppare una filiera produttiva locale sufficientemente solida.
Un settore che pesa nell'economia regionale
Secondo lo studio, nell'Isola operano circa 275 imprese legate allo shipping, tra trasporto marittimo, logistica, servizi portuali, spedizionieri, agenzie doganali e movimentazione merci. Il comparto impiega oltre 7 mila lavoratori e genera ogni anno un valore aggiunto di circa 900 milioni di euro, confermandosi tra i più rilevanti a livello nazionale.
I numeri raccontano una realtà che produce ricchezza ben oltre il proprio peso occupazionale: pur rappresentando meno del 2% degli addetti delle società di capitali siciliane, la filiera marittima contribuisce per circa il 4,5% del valore aggiunto regionale.
La debolezza della filiera siciliana
Il principale limite evidenziato dal rapporto riguarda però i rapporti commerciali delle aziende del settore. Quasi otto acquisti su dieci vengono effettuati presso fornitori di altre regioni italiane, mentre oltre il 70% del fatturato deriva da clienti che si trovano fuori dalla Sicilia.
Questo significa che il sistema portuale siciliano è fortemente integrato nelle reti nazionali e internazionali, ma riesce ancora poco a coinvolgere il tessuto produttivo locale. Servizi tecnici, manutenzione navale, componentistica, innovazione, logistica avanzata e attività di supporto vengono infatti reperiti prevalentemente oltre lo Stretto.
Lo studio di Bankitalia
Per ricostruire il funzionamento della filiera, Bankitalia ha utilizzato un metodo innovativo, incrociando dati provenienti da Infocamere, Inps, Cerved, Autorità di Sistema Portuale e fatturazione elettronica, così da analizzare non solo le imprese direttamente operative nei porti, ma anche i rapporti economici con clienti e fornitori.
L'analisi restituisce il quadro di un comparto dinamico, che rappresenta circa il 9% delle imprese italiane dello shipping, produce quasi il 20% del valore aggiunto nazionale del settore e occupa circa il 15% dei lavoratori italiani impiegati nell'economia marittima.
Porti protagonisti, ma serve più industria
Anche il traffico portuale conferma il ruolo strategico della Sicilia. Nel 2024 gli scali dell'Isola hanno movimentato quasi 80 milioni di tonnellate di merci, pari a circa il 16% del traffico nazionale. La quota maggiore riguarda ancora le rinfuse liquide legate ai poli petroliferi, ma continua a crescere anche il traffico ro-ro, destinato al trasporto di camion e semirimorchi, concentrato soprattutto nei porti di Palermo, Catania e Messina.
Segnali positivi arrivano anche dal turismo marittimo: nel 2025 i passeggeri transitati nei porti siciliani sono aumentati del 6,2%, mentre il traffico crocieristico ha registrato una crescita del 7,9%.
La sfida: trattenere il valore sull'Isola
Per Bankitalia il vero salto di qualità passa dalla costruzione di una filiera industriale capace di accompagnare il sistema portuale. Cantieristica, logistica, innovazione tecnologica, servizi avanzati e formazione rappresentano gli ambiti sui quali investire per evitare che la ricchezza prodotta dal mare continui a disperdersi fuori dalla regione.
L'obiettivo è trasformare la Sicilia da semplice piattaforma di transito a polo industriale del Mediterraneo, in grado di creare occupazione qualificata e trattenere sul territorio una quota sempre maggiore del valore generato dall'economia del mare.