Accogliendo l’istanza dell’avvocato Giuseppe Ferro di Gibellina, il giudice monocratico del Tribunale di Marsala Francesca Maniscalchi ha revocato la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa (con applicazione del dispositivo elettronico di controllo) disposta il 23 maggio 2024 per il 59enne campobellese Giovanni Gulotta, attualmente imputato, insieme al figlio Vincenzo Gulotta, di 30 anni, con le accuse di atti persecutori (stalking) e tentata estorsione in concorso in danno di un cittadino tunisino residente a Castelvetrano.
Alla base della vicenda c’è la vendita giudiziaria di un terreno, un uliveto in territorio di Campobello di Mazara. “Il terreno che hai comprato all’asta era nostro. Vai dall’avvocato e firma la rinuncia all’acquisto” avrebbe sostanzialmente intimato al compratore, con un messaggio telefonico, Giovanni Gulotta. A comprare il terreno è stato Mohamed Alì Saied.
La revoca del divieto, con parere favorevole del pm, è stata accordata dalla giudice Maniscalchi i quanto è stato “ritenuto che il significativo lasso temporale trascorso dall’applicazione della misura cautelare” e che finora da parte del Gulotta c’è stata un’osservanza “scrupolosa” delle prescrizioni, “desumibile dall'assenza di qualsivoglia segnalazione di violazioni e di tentativi di contatto con la persona offesa”. Secondo l’accusa, Alì Saied, dopo avere risposto “picche” alla proposta di Gulotta, sarebbe stato bersaglio, tra il 2023 e il 2024, di atti persecutori e minacce. Secondo l’accusa, i Gulotta l’avrebbero insultato in continuazione, dicendogli inoltre di “non mettere più piede sul terreno”, altrimenti gli avrebbero fatto fare una “brutta fine”. E in un’occasione, sempre secondo l’accusa, lo avrebbero anche minacciato mostrandogli una pistola. Alla vigilia di Ferragosto 2023, Giovanni Gulotta avrebbe affrontato Saied dicendogli di essere lui l’effettivo proprietario del terreno, aggiungendo che se vi avesse rimesso i piedi, glieli avrebbe tagliato. Poi, i Gulotta avrebbero anche raccolto le olive dagli alberi, come se fossero ancora loro proprietà, e arato con il trattore. Stanco di subire, nell’aprile 2024 il nordafricano si recò dai carabinieri e sporse denuncia. A difendere i due imputati è l’avvocato Giuseppe Ferro di Gibellina. Nell’inchiesta, coordinata dal pm Paolo Bianchi, anche una C.n.r. (comunicazione notizia di reato) redatta dal Commissariato di polizia di Mazara l’11 maggio 2024 e i verbali delle testimonianze di cinque nordafricani.