“Zero leadership”: nel PD della provincia di Trapani scoppia la crisi
Le dimissioni di Giovannella Licari dalle cariche del PD provinciale non arrivano inaspettate: i malumori interni c’erano ed erano palesi. La segretaria Valeria Battaglia li ha ignorati e continua a farlo, cercando di spostare il focus su altro: sulla vittoria di Marsala, dimenticando come il PD sia stato sconfitto senza appello a Campobello di Mazara.
A Marsala, peraltro, la vicepresidenza del Consiglio, con l’elezione di Piero Cavasino, non è riconducibile al PD ma è una scelta diretta della sindaca. Quindi Cavasino non deve ringraziare i dem.
Ma l’abbandono di Licari arriva con un messaggio molto duro, quasi un atto d’accusa chiaro, che non ha altri destinatari se non Battaglia e chi evidentemente ne ha determinato la vittoria al congresso, spacciando per unità ciò che invece era una calma apparente e di convenienza. O Battaglia non ha letto il messaggio nella chat del PD provinciale o lo ha volutamente ignorato.
Licari parla di mancata unità e condivisione, e taccia la segretaria di essere “poco laboriosa”. “In alcuni casi il piatto era già pronto”, aggiunge.
E senza timori, ma rivendicando il ruolo di donna democratica, Licari si rivolge direttamente a Battaglia, definendo il suo ruolo “spento e poco presente”.
A determinare, quindi, che la linea politica della segretaria provinciale sia invisibile non è la stampa: lo dicono i suoi dirigenti. La segretaria preferisce però non chiedersi come mai mezzo partito si sia scagliato contro di lei, né da dove nascano i malumori.
Salemi, Gandolfo: zero leadership e logica del divide et impera
Il segretario comunale del PD di Salemi, Giuseppe Gandolfo, offre una riflessione chiara, attribuendo ulteriori responsabilità a Battaglia e certificando una segreteria che non è mai stata realmente unita, ma che ha avuto solo la parvenza di unità.
Gandolfo lo scrive: “L’unità non si è mai realmente realizzata. Già nella fase congressuale una parte consistente del partito decise di non partecipare al percorso, contestando il metodo con cui si stava costruendo la nuova classe dirigente. Non si trattava di una contrapposizione personale, ma della convinzione che quel processo fosse maggiormente orientato alla ricerca di equilibri interni che alla costruzione di una leadership realmente condivisa, autorevole e capace di rappresentare tutte le sensibilità del Partito Democratico.
Molti di noi ebbero la sensazione che prevalesse una logica più vicina al ‘divide et impera’ che a quella di una comunità politica chiamata a ricomporsi attorno a un progetto comune. Una strategia che forse poteva apparire utile nell’immediato, ma che nel tempo ha mostrato tutti i suoi limiti, alimentando distanze anziché favorire partecipazione e condivisione.
Per questa ragione credo che queste dimissioni non aprano una crisi politica: semmai certificano una crisi che esiste da tempo e che oggi emerge con maggiore evidenza”.
Il dem di Salemi allarga poi lo sguardo al PD siciliano: “È evidente una profonda distanza politica tra la segreteria regionale e una parte significativa del gruppo parlamentare all’ARS. Il rischio è arrivare impreparati alle prossime elezioni regionali. Considerare quanto accade a Trapani come un episodio isolato sarebbe un errore: è il segnale di una difficoltà più ampia”.
Direzioni provinciali senza numero legale
Le direzioni provinciali finora svolte, affermano molti dirigenti, si tengono senza il numero legale. È la fotografia di un partito che fatica a ritrovarsi attorno alla propria guida politica.
Non è solo assenza dei dirigenti: è un malessere interno che ormai non viene più sussurrato, ma emerge apertamente. Alla segretaria provinciale vengono contestati metodo e gestione dell’organizzazione, con decisioni assunte senza un reale coinvolgimento degli organismi collegiali e uno svuotamento del dibattito politico.
L’incapacità di garantire il numero legale è già sinonimo di mancanza di leadership.
Nel frattempo, tra i dem, c’è chi sussurra che questo sia solo l’inizio: altre dimissioni potrebbero arrivare. Battaglia si occupa della stampa: è più facile cercare il problema nei giornali che guardarsi dentro. Anche perché, per guardarsi dentro, bisognerebbe avere una casa politica. E quella, ormai, sembra non esserci più.
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