×
 
 
04/07/2026 07:00:00

Trapani, la lunga attesa di una mattina alle Poste

C'è un uomo anziano, con il tubicino dell'ossigeno sul volto, fermo in coda sotto il sole di luglio. Non sta aspettando l'apertura di un negozio, ma semplicemente di entrare in un ufficio postale.

Un' immagine che vale più di qualsiasi protesta.

È da questa scena che nasce la segnalazione di un cittadino arrivata alla nostra redazione. 

Un episodio all'apparenza banale, uno dei tanti che ogni giorno attraversano la vita delle città. 

Ma proprio nelle quotidianità si nascondono, spesso, le grandi contraddizioni.

 

Succede il primo giorno del mese, quello in cui migliaia di pensionati si recano negli uffici postali per ritirare la pensione o svolgere le normali operazioni bancarie. 

Un lettore racconta di essersi presentato intorno alle 9.15 per pagare un semplice modello F24. Pensava di impiegare pochi minuti.

All'ingresso, invece, una guardia giurata gli spiega che bisogna aspettare fuori. 

Solo quando arriva il proprio turno si può entrare nell'ufficio. Ma non è finita: una volta dentro bisogna prendere il numero elimina-code e attendere una seconda chiamata.

 

Due file e due attese, per un'operazione che, allo sportello, richiede spesso meno tempo di quello trascorso in piedi.

Il problema, però, non è soltanto organizzativo.

Fuori, ad aspettare, ci sono soprattutto anziani. Persone che hanno superato gli ottant'anni, qualcuno con il bastone, altri accompagnati dai familiari. E poi quell'uomo con l'ossigeno che diventa il simbolo involontario di una mattinata qualsiasi.

Non c'è un gazebo, una pensilina o una tettoia. Nemmeno un punto d'ombra. Solo il sole che, in questi giorni, sta mettendo a dura prova la Sicilia con temperature elevate e ondate di calore per le quali la Protezione civile e il Ministero della Salute rinnovano periodicamente gli inviti a evitare esposizioni prolungate nelle ore più calde, soprattutto per anziani e persone fragili.

 

Naturalmente gli ingressi contingentati hanno una loro ragione. 

Dopo gli anni della pandemia, molti uffici hanno mantenuto sistemi di regolazione degli accessi per evitare sovraffollamenti e garantire maggiore sicurezza. 

Ma quando la procedura finisce per trasferire l'attesa all'esterno, senza alcuna protezione dal caldo, è inevitabile chiedersi se il problema sia stato davvero risolto o semplicemente spostato oltre la porta d'ingresso.

 

È una storia minuscola, destinata forse a scomparire nel giro di un giorno. 

Eppure racconta molto del rapporto tra servizi pubblici e cittadini, perché l'efficienza non si misura soltanto dal rispetto delle procedure, ma da come vengono trattate le persone più vulnerabili.

Basterebbero pochi accorgimenti: una tettoia temporanea nei giorni di maggiore affluenza, sedute per chi ha difficoltà a restare in piedi, percorsi preferenziali per gli anziani e per chi presenta evidenti problemi di salute.

Sono dettagli, certo, che però rappresenterebbero il senso della cura e dell'attenzione verso l' altro, che non è solo "utenza".

Ma è proprio dai dettagli che si riconosce la qualità di un servizio pubblico. 

E, soprattutto, il rispetto per la dignità di chi quel servizio lo utilizza.