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04/07/2026 06:00:00

A Castelvetrano il Sindaco propone una “operazione verità”. Ma quale verità?

Il tono perentorio. Il punto esclamativo. «Denigrare il nostro territorio non sarà più consentito!». Questa “Operazione verità” per il comune di Castelvetrano prende il via in modo curioso.

 

Il recente comunicato stampa, firmato dal sindaco Giovanni Lentini e indirizzato agli operatori della stampa locale, è un invito alla cooperazione (ne avevamo già parlato in un altro articolo). Ed è un invito – senza dubbio – espresso con estrema gentilezza. «[...] desidero rivolgermi a voi con spirito di collaborazione e con il massimo rispetto per il fondamentale ruolo che la stampa svolge nell’informare i cittadini».

 

La premessa è la seguente: secondo il Sindaco, negli ultimi tempi la stampa e i social avrebbero restituito un’immagine «esclusivamente negativa» della città, e trasmesso perciò «all'esterno una percezione profondamente distorta del territorio».

 

Episodi marginali, si legge, che finirebbero per diventare centrali nel dibattito pubblico, alimentati da «commentatori e denigratori seriali». Di qui l’invito, rivolto alla stampa, a un sopralluogo guidato dal sindaco in persona, «per raccontare una città nella sua interezza» — senza negarne i problemi, ma senza nemmeno «oscurarne i risultati».

 

 

Un’operazione verità, appunto. Che però trascura un dettaglio. Fondamentale. Quale verità?

 

La verità di un’amministrazione che edulcora? La verità di una cittadinanza scontenta? Quella di certe pagine social che inseguono numeri e interazioni? Perché ognuno ha le sue ragioni, e il suo ruolo, in questo gioco mediatico. E la parola ‘verità’ è vuota di per sé. Anzi: è bene prima capire se il significato che le stiamo attribuendo sia lo stesso per tutti.

 

Da quando scrivo di Castelvetrano, mi sono quasi sempre ritrovata nella condizione di dover decostruire e ricostruire questa benedetta verità. Nel lavoro che ho svolto finora, per Tp24, ho cercato quindi di basarmi sulla parola scritta (i documenti, le determine, gli atti pubblici) e di confrontarla con la parola parlata (i discorsi social, la propaganda politica, gli elogi e auto-elogi).

 

Mi ha affascinato la discrepanza. Mi sono resa conto che è inevitabile. Inevitabile pure quando ci si attiene ai documenti, com'è stato – per esempio – per il caso della rotonda di via Chinnici. Pur con i dati alla mano, escludere con 

certezza un eventuale errore o, se l’errore c’è stato, stabilire chi, come e quando l’avesse commesso, è stato difficile; è stato impossibile.

 

Il massimo che si può fare, a volte, è districare le voci (della stampa locale, della politica, delle persone), riorganizzare il discorso; non dare per scontato niente. E, non per ultimo, rispettare il mio punto d'osservazione, che è quello di chi a Castelvetrano ci vive e che Castelvetrano – oggi direi purtroppo – la vive.

 

Questa è l'unica verità possibile. Non ne esiste nessun'altra. Meno che mai se l'obiettivo è, come dice il comunicato, «valorizzare il nostro territorio» e «trasmettere all'esterno una percezione». Perché quello è compito del marketing territoriale e turistico, non certamente di chi scrive per un giornale.

E se è vero che l'attività di stampa sta danneggiando l'immagine di Castelvetrano (che altro non è che questo: immagine, un simulacro), ci si può sempre rivolgere a un professionista di comunicazione pubblica. Realizzare una campagna, lavorare alle pubbliche relazioni.

Sotto il tappeto del marketing professionale si possono nascondere molte cose. Seppure non troppe, sia chiaro; e nemmeno tanto bene.

 

Daria Costanzo