A chi lo accusa di scarsa operosità per risolvere l’ennesima grave crisi idrica che la citta’ di Salemi sta attraversando da alcuni mesi, il sindaco Vito Scalisi ha deciso di controbattere con modi e termini, per chi lo conosce, abbastanza insoliti.
Riconoscendo che la carenza d'acqua ha creato e continua a creare notevoli disagi ed esasperazione tra i cittadini, ha precisato che l’attuale crisi e’ figlia di un incrocio di diverse criticità del passato, alcune delle quali mai risolte, come ad esempio, la ricorrente rottura della pompa del pozzo di Polizo.
E in effetti, quante volte ce lo siamo sentiti dire, nel corso degli anni? C’e’ sempre stato l’incubo delle rotture.
Anche, in queste settimane. Addirittura due in un solo mese. Per la seconda volta la pompa e’ andata in tilt. Amen!
Quante volte abbiamo sentito parlare di pozzi franati, della escavazione di nuovi pozzi gemelli, di pressione insufficiente, di dispersione di acqua nelle strade.
Appena nel giugno di due anni fa, per cercare di alleviare i disagi causati dalle ricorrenti crisi idriche, il comune si adoperò all’escavazione di tre pozzi gemelli. Dovevano affiancare quelli già esistenti.
E meno male che con saggia preveggenza la spesa era stata già fissata nel bilancio di previsione. Diversamente si sarebbe perso del tempo per le necessarie variazioni contabili.
Interventi, e’ bene chiarirlo, sempre di carattere temporaneo, che non risolvono autonomamente la crisi alle radici, le cui cause sono molto più complesse.
A Salemi, come del resto nell’intera Sicilia, non siamo mai andati, come si dice in gergo, alla “testa dell’acqua”. Unico modo, lo sapevano bene gli arabi, per sconfiggere la perenne sete che affligge queste terre.
Un esempio. Nel progetto di due anni fa si prevedeva l’utilizzo delle sorgenti presenti nella zona di “Pianto delle donne”.
Ebbene, cosa ne sappiamo oggi? Che fine ha fatto quel progetto?
Se ai problemi strutturali, come la rete di distribuzione regionale vecchia e inefficiente, si sommano quelli occasionali, come la riduzione della portata idrica, ecco scattare l’emergenza.
Ci vuole poco a mettere in ginocchio una comunità.
Da cui le legittime critiche anche delle opposizioni, ma che il sindaco definisce “speculazioni da irresponsabili”, perché secondo lui, il problema idrico “è delicato e complicato, e non viene in alcun modo sottovalutato, ma per affrontarlo, serve serietà, non slogan”.
“Unicuique suum”, a ciascuno il suo, noi diciamo. La maggioranza per governare, l’opposizione per vigilare. E’ la Democrazia.
Ma può la rottura di una pompa provocare una emergenza di tale gravità? , abbiamo chiesto al primo cittadino.
Il sindaco ci ha precisato con dati alla mano che “Il fabbisogno idrico della città di Salemi dipende per circa il 75% dalle forniture di Siciliacque S.p.A. e per il restante 25% dai pozzi comunali. Ogni riduzione della risorsa locale incide in maniera significativa sull'intero sistema di distribuzione. Per questo motivo ho richiesto ripetutamente, sin dall'inizio dell'emergenza — precisamente sin dal 3 giugno — un incremento della portata idrica, al fine di compensare la temporanea indisponibilità del pozzo comunale e limitare i disagi alla popolazione.”
Come le hanno risposto? Abbiamo chiesto.
“A queste richieste formali, trasmesse via PEC, non è pervenuto alcun riscontro ufficiale”, la sua risposta lapidaria.
“Annamo bene, proprio bene”, direbbe sora Lella.
Quando gli ricordiamo che la Siciliacque ha diffuso una nota nella quale comunica di essersi attivata per un incremento della portata idrica comunale, Vito Scalisi, pur giudicando il provvedimento positivamente sotto il profilo operativo, ci risponde dicendo con grande amarezza:
“Con rammarico ho preso atto che le richieste formulate da me, in qualità di Autorità locale di Protezione Civile e sanitaria, non hanno ricevuto alcuna risposta diretta”.
Uma mancanza di interlocuzione che invece, sorprendentemente, non c’e’ stata tra la stessa Siciliacque e la consigliera Giuseppina Spagnolo a cui invece, sottolinea il sindaco, “ ha fornito un articolato e tempestivo riscontro, mettendo a disposizione informazioni tecniche e chiarimenti che questa Amministrazione aveva più volte richiesto nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali.”
Una criticità istituzionale che l’Amministrazione, a quanto pare, avrebbe più volte segnalato e che fino ad oggi non ha trovato una soluzione sostanziale e formale.
Nel frattempo, dopo la sostituzione della pompa avvenuta in garanzia dell'impianto si rimane in attesa della consegna della nuova pompa per il definitivo ripristino del servizio, mentre è stato attivato il COC e sono state avviate le procedure operative per il supporto idrico tramite autobotti, destinate alle situazioni di maggiore criticità.
Da mesi intanto si attende una risposta concreta da parte dell'Ing. Cocina della Protezione Civile Regionale il finanziamento di un nuovo pozzo e l'acquisto di un'autobotte comunale, strumenti indispensabili per rafforzare la capacità di risposta del territorio.
Il problema di fondo rimane: la fatiscenza della rete idrica comunale, ridotta ai minimi termini. A dimostrarlo le quotidiane dispersioni di enormi quantità del prezioso liquido. Un vero schiaffo a chi in questi giorni ha dovuto pagare 50 euro per una autobotte d’acqua ( organoletticamente controllata da chi?).
Funzionando la distribuzione a gravità, accade che le zone più periferiche vengono servite solo quando i serbatoi raggiungono livelli sufficienti di riempimento e pressione.
Ma e’ come quando il cane si morde la coda. L’interruzione dell’erogazione determina il calo della pressione, che a sua volta non riempie le vasche di accumulo e che di conseguenza non fa arrivare l’acqua nelle case dei cittadini. Un giro vizioso all’infinito.
Se ricordiamo bene, durante una delle ultime ricorrenti crisi, ai sindaci dei comuni riforniti dall’ex EAS dai vertici politici della Regione Siciliana furono assicurate misure straordinarie e interventi strutturali per mettere in sicurezza il sistema idrico.
E’ passato un anno e non si sono registrano novità sul quel fronte.
Su un argomento cosi fondamentale, sul piano civile e anche costituzionale, non ci dovrebbero essere in ogni comune contrapposizioni tra maggioranza e opposizione.
Ci si aspetterebbe un fronte comune tra tutti i partiti e movimenti assieme ai cittadini.
A maggior ragione in una realtà politica come quella di Salemi, dove i confini tra i due schieramenti non sembrano avere mai avuto una linea di demarcazione netta.
La vicenda del Piano Regolatore, assieme a tanti altri provvedimenti, sono illuminanti, in proposito.
Piu’ sopra abbiamo accennato al progetto presentato dal Comune per l’utilizzo delle sorgenti presenti nella zona di “Pianto delle donne”.
Che fine ha fatto?
Lo chiediamo non solo al Sindaco ma ai rappresentanti dei partiti governativi, sia nazionale sia regionale, che sono presenti nella Giunta salemitana, ma anche a quelli che siedono tra i banchi della minoranza.
Anche se per Oscar Wilde “il patriottismo e’ la virtù dei perversi”, una volta tanto utilizziamolo per una nobile causa.
Franco Ciro Lo Re