Un 22enne marsalese, Giuseppe Luca Chirco, è stato condannato dal Tribunale di Marsala (presidente del collegio: Vito Marcello Saladino, giudici a latere Chiara Vicini e Francesco Paolo Pizzo) a sei anni e un mese di carcere, nonché ad una multa di 26 mila euro, per produzione di materiale pedopornografico e revenge porn.
I fatti contestati dall’accusa sono del 2024 e la presunta vittima, all’epoca 17enne, aveva una relazione sentimentale con l’imputato. La ragazza si è costituita parte civile. Ad assisterla è l’avvocata Roberta Anselmi, che nel processo ha rappresentato, sempre come parte civile, anche il centro antiviolenza “Casa di Venere”.
Per l’imputato, difeso dall’avvocata Antonella Caruso, il pm Stefania Tredici aveva invocato sette anni di carcere e una multa di 30 mila euro.
Il tribunale ha, inoltre, disposto varie pene accessorie e risarcimenti danno per le due parti civili: 10 mila euro in favore della ragazza e 500 euro per la Casa di Venere.
“Questa sentenza – ha dichiarato l’avvocata Roberta Anselmi - rappresenta molto più della condanna del responsabile: è l’affermazione della forza della giustizia contro ogni forma di violenza di genere e un messaggio di speranza per tutte le donne che ancora esitano a denunciare. Abbiamo accompagnato questa giovane donna lungo un percorso durissimo, segnata dai gravissimi reati di produzione di materiale pedopornografico e di diffusione illecita di immagini intime. Abbiamo sostenuto le sue paure, accolto la sua vergogna, trasformato le sue fragilità in forza e restituito dignità alla sua voce, quando il silenzio sembrava l’unica possibilità. Abbiamo creduto nella giustizia – ha proseguito il legale di parte civile - anche quando intorno a noi sembravano prevalere i vuoti di memoria, le ricostruzioni contraddittorie e i tentativi di offuscare la verità. Abbiamo affrontato e superato quel muro fatto di testimonianze smemorate e di improvvisi deficit cognitivi, confidando unicamente nella forza dei fatti, delle prove e del diritto. Questa decisione restituisce ossigeno alle donne vittime di violenza. Dice loro che non sono sole, che denunciare è possibile, che la verità può trovare ascolto e che la giustizia può prevalere anche nei casi più complessi e dolorosi. È una vittoria che appartiene anche a tutte le operatrici del Centro Antiviolenza “La Casa di Venere”, che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, si battono con competenza, coraggio e umanità per proteggere le vittime, accompagnarle nel loro percorso di rinascita e difenderne i diritti. Oggi non celebriamo soltanto una condanna. Celebriamo il coraggio di una donna che ha scelto di non arrendersi, il valore del lavoro di rete e la forza di una giustizia che, quando sa ascoltare le vittime, restituisce dignità, libertà e futuro. Questo è il significato più profondo di questa sentenza: trasformare il dolore in giustizia e la giustizia in speranza per tutte le donne”.