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07/07/2026 06:00:00

La condanna del campione olimpico Antonino Pizzolato: 5 anni e 4 mesi per la violenza sessuale su una turista finlandese

Si chiude con una condanna uno dei processi più seguiti degli ultimi anni a Trapani. Il Tribunale ha condannato il campione olimpico di sollevamento pesi Antonino Pizzolato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per violenza sessuale di gruppo ai danni di una turista finlandese. La stessa pena è stata inflitta agli altri tre imputati: Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì.

Il collegio, presieduto dal giudice Franco Messina, ha inoltre riconosciuto alla giovane, costituitasi parte civile, il diritto al risarcimento dei danni, che sarà quantificato in sede civile.

La sentenza arriva al termine di un processo durato oltre due anni e che ha visto contrapporsi due ricostruzioni radicalmente opposte di quanto accadde nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2022.

 

La notte della violenza

 

La vicenda risale all'estate del 2022. La ragazza, una turista finlandese di 23 anni, era in vacanza a Trapani insieme a due amiche.

Dopo una cena nel centro storico, il gruppo conobbe quattro giovani siciliani: Antonino Pizzolato, atleta delle Fiamme Oro e già medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo, Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. La serata proseguì tra alcuni locali della città.

Secondo quanto ricostruito nel processo, dopo che le due amiche rientrarono nel loro bed and breakfast, la giovane rimase con i quattro ragazzi e accettò di seguirli in un residence dove alcuni di loro alloggiavano.

È lì che, secondo l'accusa, si consumò la violenza.

La turista avrebbe inizialmente avuto atteggiamenti affettuosi con uno degli imputati, ma si sarebbe opposta quando si rese conto di essere ripresa con un telefono cellulare. Da quel momento, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbero iniziati gli abusi sessuali da parte del gruppo.

Le violenze sarebbero terminate soltanto quando la ragazza, in lacrime, chiese di essere riaccompagnata nel proprio alloggio.

La mattina successiva denunciò tutto ai Carabinieri.

 

L'accusa: "Nessuna prova del consenso"

 

Per i pubblici ministeri Andrea Tarondo e Giulia Sbocchia, durante il dibattimento non è emerso alcun elemento idoneo a dimostrare che la giovane avesse espresso un consenso libero e consapevole ai rapporti sessuali.

Per questo la Procura aveva chiesto una condanna ben più severa: 10 anni di reclusione per ciascuno dei quattro imputati, contestando il reato di violenza sessuale aggravata di gruppo.

Una richiesta condivisa dalla parte civile, assistita dagli avvocati Nicola Pellegrino e Valentina Morici.

 

La difesa: "Era consenziente"

 

Di tutt'altro avviso le difese.

Nel corso delle arringhe finali gli avvocati degli imputati hanno sostenuto che non vi fosse stata alcuna violenza e che il video girato quella notte dimostrasse la partecipazione volontaria della ragazza.

L'avvocata Donatella Buscaino aveva affermato che il processo non aveva fornito prove della violenza e aveva definito gli imputati "bravi ragazzi", sostenendo che una condanna a dieci anni sarebbe stata sproporzionata.

L'avvocato Stefano Mazziotta aveva invece mostrato in aula alcuni filmati registrati nel locale frequentato quella sera e nel residence, sostenendo che non emergesse alcuna pianificazione della violenza né una situazione di costrizione.

La difesa aveva inoltre richiamato la testimonianza del medico che visitò la giovane dopo i fatti, evidenziando l'assenza di segni fisici di violenza.

Una ricostruzione che il Tribunale non ha condiviso.

 

La sentenza

 

I giudici hanno riconosciuto la responsabilità penale dei quattro imputati, pur infliggendo una pena sensibilmente inferiore rispetto ai dieci anni richiesti dalla Procura.

Secondo quanto emerge dalla decisione, il Tribunale ha escluso che la partecipazione della giovane ai rapporti sessuali fosse libera e consapevole, accogliendo l'impianto accusatorio sulla mancanza di un consenso valido.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi mesi.

 

Le reazioni

 

«La sentenza del Tribunale di Trapani rappresenta un passaggio importante in una vicenda dolorosa e delicata», ha commentato l'avvocato Nicola Pellegrino, legale della parte civile.

«È una decisione che accogliamo con rispetto e con profonda soddisfazione, perché restituisce centralità alla voce della persona offesa, al suo dolore, alla sua dignità e al coraggio con cui ha affrontato il processo. In casi come questo non esistono vittorie piene: resta la sofferenza di chi ha subito, ma oggi lo Stato ha dato una risposta chiara».

Le difese di Pizzolato e degli altri tre imputati hanno già annunciato il ricorso in appello.

 

Chi è Antonino Pizzolato

 

Originario di Castelvetrano, Antonino Pizzolato è uno dei pesisti italiani più titolati degli ultimi anni. Atleta delle Fiamme Oro, ha conquistato la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e ha replicato lo stesso risultato ai Giochi di Parigi 2024.

Nel suo palmarès figurano anche due titoli europei e numerosi record italiani.

Nel 2018 era stato squalificato per dieci mesi dalla Federazione Italiana Pesistica per comportamenti ritenuti violenti e intimidatori nei confronti di altri atleti del Centro di preparazione olimpica. Dopo quella sanzione era tornato alle competizioni internazionali, rilanciando la propria carriera fino ai successi olimpici.

Con la sentenza pronunciata oggi dal Tribunale di Trapani, la sua vicenda giudiziaria entra ora in una nuova fase: quella dell'appello, già annunciato dalla difesa.