Il riordino del sistema idrico siciliano approda al centro dello scontro politico e sociale. Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni annuncia infatti una mobilitazione contro il Disegno di Legge 216, approvato dalla Giunta regionale guidata da Renato Schifani, che riguarda la riorganizzazione del Servizio Idrico Integrato nell’isola.
Secondo il Forum, il testo riproporrebbe sostanzialmente il precedente disegno di legge presentato dalla Giunta Musumeci e poi ritirato, con il rischio – secondo le associazioni – di un progressivo superamento della gestione pubblica e partecipata dell’acqua.
Il nodo dell’Ambito unico regionale
Al centro delle critiche c’è la previsione del passaggio dagli attuali nove Ambiti Territoriali Idrici (ATI) a un unico Ambito Territoriale Ottimale regionale.
Il nuovo assetto prevede la nascita dell’Autorità Idrica Siciliana (AIS), alla quale verrebbero trasferite molte delle competenze oggi in capo alle Assemblee Territoriali. I nove ambiti territoriali diventerebbero, secondo quanto riportato nel testo della proposta, strutture periferiche con funzioni prevalentemente propositive e consultive.
Per il Forum questa scelta rappresenterebbe un accentramento dei poteri a discapito dei Comuni e delle comunità locali.
“Un percorso verso la privatizzazione”
Il giudizio del movimento è netto: il Ddl 216 “va fermato”. Secondo il Forum, la riforma aprirebbe la strada alla creazione di un sistema unico regionale che potrebbe successivamente essere affidato a soggetti privati.
Le associazioni contestano anche il mancato pieno recepimento della legge regionale 19/2015, nata dopo il referendum nazionale del 2011 sull’acqua pubblica e pensata per garantire una gestione pubblica e partecipata della risorsa.
Nel mirino anche la cosiddetta tariffa unica di “sovrambito”, introdotta con la legge regionale 16/2022, definita dal Forum “un’anomalia giuridica”.
L’appello all’Ars
Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni chiede ai componenti della IV Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea Regionale Siciliana e a tutti i deputati regionali di respingere il provvedimento.
“L’acqua – sostiene il Forum – deve restare un bene comune e non può essere trasformata in una merce”. Nel caso in cui il disegno di legge dovesse proseguire il proprio iter parlamentare, il movimento annuncia iniziative di opposizione in tutte le sedi previste dalla legge.
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Carmina attacca Governo e Regione: “Invasi pieni ma cittadini ancora senz’acqua”
La crisi idrica siciliana torna al centro del dibattito politico. A intervenire è la deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina, che contesta la gestione dell’emergenza da parte del Governo nazionale e della Regione Siciliana.
La parlamentare, dopo un’interpellanza urgente presentata alla Camera sulla situazione di Agrigento e di diverse aree dell’isola, definisce “insoddisfacente” la risposta ricevuta dall’esecutivo, accusato di aver fornito un elenco di finanziamenti e interventi senza affrontare, secondo Carmina, il problema quotidiano vissuto dai cittadini.
“Il problema non è più la siccità”
Secondo la deputata pentastellata, il paradosso è rappresentato dal fatto che, dopo le abbondanti piogge degli ultimi mesi, gli invasi siciliani sono tornati a livelli più elevati, mentre molte famiglie continuano a subire razionamenti e disservizi.
“Il problema – sostiene Carmina – non sarebbe più la disponibilità della risorsa, ma la gestione amministrativa e politica del servizio idrico”.
Nel mirino finiscono anche gli interventi realizzati durante la fase emergenziale, tra cui finanziamenti, dissalatori e fondi destinati ai gestori, che secondo la deputata non avrebbero prodotto risultati sufficienti.
Agrigento e provincia ancora affidate alle autobotti
Particolare attenzione viene dedicata alla provincia di Agrigento, dove diversi comuni continuano a ricorrere alle autobotti per garantire l’approvvigionamento idrico.
Carmina cita tra le realtà maggiormente colpite Agrigento, Canicattì, Licata e Porto Empedocle, sottolineando come quello che doveva essere uno strumento straordinario sia diventato, di fatto, un sistema ordinario di distribuzione.
Una situazione definita “inaccettabile”, soprattutto durante la stagione estiva e con temperature elevate.
Il caso Siciliacque e il dissalatore di Porto Empedocle
La parlamentare punta inoltre l’attenzione sul ruolo di Siciliacque, società che gestisce una parte rilevante del sistema idrico regionale.
Secondo Carmina, l’azienda avrebbe mantenuto una posizione dominante mentre i cittadini continuano a pagare tariffe elevate senza ricevere un servizio adeguato.
La deputata chiede quindi al presidente Schifani di intervenire sulla concessione e valuta come possibile soluzione anche l’acquisizione delle quote di Italgas.
Critiche anche sul dissalatore di Porto Empedocle, inizialmente presentato come soluzione temporanea e poi trasformato, secondo Carmina, in un impianto definitivo. Restano, a suo giudizio, interrogativi sugli aspetti ambientali e sulla gestione dello scarico della salamoia.
“Servono risultati, non annunci”
La deputata conclude chiedendo interventi immediati e una revisione del modello di gestione della risorsa idrica.
“L’acqua – afferma – è un diritto fondamentale e non può essere trattata come una semplice merce”. Per Carmina servono trasparenza, responsabilità e risultati concreti per evitare che migliaia di siciliani continuino a vivere senza un servizio essenziale nonostante la disponibilità della risorsa negli invasi.