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09/07/2026 09:00:00

BCsicilia contro i grandi impianti energetici: “La Sicilia non è una colonia”

BCsicilia interviene sul tema della transizione energetica nell’Isola e lancia un appello alla Regione: fermare le “autorizzazioni selvagge” e approvare una pianificazione chiara che tuteli paesaggio, suolo agricolo e comunità locali.

 

Il documento della presidenza regionale dell’associazione, dal titolo “Giù le mani dal nostro paesaggio. La Sicilia non è una colonia energetica”, denuncia quella che viene definita una “colonizzazione energetica” del territorio siciliano.

Secondo BCsicilia, sotto il nome della transizione ecologica, colline, pianure e aree marine di grande valore ambientale sarebbero sempre più interessate da grandi impianti eolici e fotovoltaici, spesso promossi da multinazionali dell’energia.

“Non si tratta più di una transizione equilibrata, ma di una speculazione vorace e predatoria”, scrive l’associazione.

 

I casi Fenix e Med Wind

Nel documento vengono citati due progetti in particolare. Il primo è l’impianto Fenix, in costruzione tra Paternò, Belpasso e Centuripe: circa 400 ettari di terreno e 424 mila moduli fotovoltaici, destinati a farne il più grande impianto di questo tipo in Italia.

Il secondo è Med Wind, il progetto eolico offshore previsto al largo della Sicilia occidentale, con circa 190 turbine galleggianti alte fino a 300 metri, distribuite su una superficie di circa 18 milioni di metri quadrati.

Per BCsicilia, interventi di queste dimensioni rischiano di compromettere paesaggio, mare, agricoltura e attrattività turistica.

 

“Energia prodotta qui, benefici altrove”

L’associazione sostiene che la Sicilia produca già più energia elettrica di quanta ne consumi, senza però che questo si traduca in bollette più leggere per i cittadini.

“L’energia viene esportata verso il Nord Italia e il resto d’Europa, lasciando sul nostro territorio solo macerie paesaggistiche, terreni agricoli espropriati o svenduti e una drastica svalutazione del patrimonio turistico”, afferma BCsicilia.

 

Le critiche alla Regione

Una parte rilevante delle responsabilità, secondo l’associazione, ricade sulla Regione Siciliana, accusata di avere favorito l’espansione degli impianti attraverso lo snellimento delle procedure autorizzative, senza una rigorosa pianificazione territoriale.

BCsicilia richiama anche l’obiettivo assegnato alla Regione di oltre 10,7 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. Di questi, circa 3 GW sarebbero già installati e una parte della restante capacità già autorizzata. La Regione, però, avrebbe dichiarato l’intenzione di puntare a circa 30 GW complessivi.

“La Sicilia verrà usata nei fatti come il motore verde d’Italia”, scrive l’associazione, criticando un modello che considera calato dall’alto.

 

La proposta: tetti, aree dismesse e comunità energetiche

BCsicilia non mette in discussione la necessità della transizione energetica, ma chiede che sia “democratica, diffusa e rispettosa dell’ambiente”.

Tra le proposte indicate ci sono l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di edifici pubblici, industriali, commerciali e residenziali, il recupero di aree industriali dismesse, cave e miniere abbandonate, la tutela dei paesaggi agricoli storici e delle aree protette, una pianificazione regionale chiara delle aree idonee e non idonee, il coinvolgimento delle comunità locali e il sostegno alle comunità energetiche rinnovabili.

Da qui la richiesta alla Regione Siciliana: “Un immediato stop alle autorizzazioni selvagge e l’approvazione di un piano che tuteli il paesaggio, il suolo agricolo e la dignità dei siciliani”.

La conclusione del documento è netta: “La Sicilia è la nostra terra, non la centrale elettrica d’Europa”.